Beyond the Mountains and Hills

Beyond the Mountains and Hills

di

Paranoie e inganni reciproci nell’Israele descritta da Eran Kolirin in Beyond the Mountains and Hills, selezionato in Un certain regard a Cannes 2016. Un film che supera l’apparente bonomia iniziale per farsi crudo e per niente conciliatorio nella descrizione dei rapporti tra i suoi personaggi.

Ci vuole un’altra vita

Passati 27 anni nell’esercito, David viene congedato. Deve ora ricostruirsi una vita da civile: prova a seguire dei corsi motivazionali e a rilanciarsi come imprenditore. Ma, impegnato nei suoi progetti, non si rende conto di cosa gli succede intorno, in particolare alla moglie e alla figlia. [sinossi]

Dopo due film poco convincenti per un motivo e per l’altro – La banda e The Exchange – il regista israeliano Eran Kolirin mostra con il suo terzo lungometraggio, Beyond the Mountains and Hills, presentato in Un certain regard a Cannes 2016, uno sguardo più maturo e decisamente meno conciliatorio rispetto alla storia e al presente del proprio paese.
Partendo dal congedo dall’esercito di un pater familias e giocando sul difficile tentativo di questi di ambientarsi nella vita civile, Kolirin ci mostra innanzitutto i danni provocati da una società militarizzata in modo permanente, dove vi è un reducismo interno ancora poco raccontato e potenzialmente molto più drammatico anche più di quello che – ad esempio – è stato il Vietnam per gli americani.
Beyond the Mountains and Hills comincia però su un tono di commedia malinconica, che ha molti tratti in comune con La banda, e che – almeno nel caso specifico – ha il difetto di restituire una visione del mondo fatta di umorismo leggero e di bonomia, dove i conflitti e le difficoltà – che sono, ovviamente, enormi nella società israeliana – vengono comunque sopiti da un sentimento di superiore e artificiale umanità.

Senonché, Beyond the Mountains and Hills cambia man mano registro e, nel lasciare sullo sfondo la figura paterna per concentrarsi sugli altri membri della famiglia, diventa progressivamente più drammatico e crudele.
La moglie dell’ex militare, che fa l’insegnante, si invaghisce di un suo studente; la figlia invece, che è critica verso la politica israeliana nei confronti dei palestinesi, comincia a familiarizzare con gli arabi (i quali, da titolo, si trovano al di là delle colline).
E sebbene tutto questo venga raccontato in maniera abbastanza grossolana – gli approcci e le storie d’amore, per il modo in cui vengono messe in scena, appaiono tutt’altro che convincenti – si riesce quantomeno ad aprire il campo a un discorso simbolico tutt’altro che banale: questa famiglia – in cui è compreso anche il figlio maggiore che avrà un ruolo negativo nell’ultima parte – inganna se stessa; ciascuno di loro mente all’altro, ciascuno in qualche modo ‘tradisce’. E per traslato il discorso vale, naturalmente, per tutta Israele.

Ora, se questo voglia dire che bisogna “buttarsi a destra” e cioè che, se il padre di famiglia avesse saputo usare il pugno duro in casa, nulla sarebbe successo, è un altro paio di maniche. Nel senso che, effettivamente, Beyond the Mountains and Hills sembra a tratti voler portare in questa preoccupante direzione, ma in realtà ciò accade perché Kolirin lavora soprattutto sull’ambiguità e sull’impossibilità di fare delle scelte secondo il proprio libero arbitrio: vale a dire che gli odi reciproci sono arrivati ben oltre il livello di sopportazione ed è impossibile trovare una via d’uscita.
La stessa colpevolezza dell’arabo potrebbe essere stata “falsata” dalle autorità e comunque è utile a far cadere il velo dell’ipocrita buonismo che caratterizza tanto cinema, laddove l’Altro viene spesso descritto in modo edulcorato e paternalista (si pensi al cinema italiano e al suo ‘tollerante’ atteggiamento, in realtà finto e dunque ancor più odioso, nei confronti dell’immigrato).
Korilin invece si prende la responsabilità di accusare tutti i suoi personaggi e, ancor di più, esplicita e condanna l’atteggiamento conciliatorio della polizia nei confronti dei propri concittadini: ad esempio si può sparare di notte e probabilmente uccidere palestinesi senza che nessuno dica nulla. E allora, quando i quattro vengono fermati per strada, per aver commesso un’infrazione, come in un film di Hitchcock si ha la forte sensazione che ciascuno di loro potrebbe essere arrestato per ben altri motivi. E loro lo sanno benissimo.

Info
La scheda di Beyond the Mountains and Hills sul sito del Festival di Cannes.
  • beyond-the-mountains-and-hills-2016-Eran-Kolirin-001.jpg
  • beyond-the-mountains-and-hills-2016-Eran-Kolirin-002.jpg
  • beyond-the-mountains-and-hills-2016-Eran-Kolirin-003.jpg
  • beyond-the-mountains-and-hills-2016-Eran-Kolirin-004.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Cannes 2016Cannes 2016

    Il Festival di Cannes 2016: la Croisette in bella mostra e la fiumana di pellicole tra concorso, fuori concorso, Un Certain Regard, Quinzaine des Réalisateurs, Semaine de la Critique...

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento