One-Eyed Jacks

One-Eyed Jacks

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Western “marino” cupo e shakesperiano, One-Eyed Jacks è l’unica regia di Marlon Brando. Diretto nel 1961, il film è stato presentato in Cannes Classics, nella versione restaurata dalla Universal e dalla Film Foundation di Scorsese.

Verrà un giorno…

Dopo aver assaltato una banca in Messico, Rio e Dad si danno alla fuga. Giunti a un momento di empasse, i due si separano temporaneamente, senonché – trovata la possibilità di svignarsela – Dad tradisce l’amico, che finisce per essere arrestato. Cinque anni dopo, Dad è diventato il rispettabile sceriffo di Monterey, mentre Rio – uscito dal carcere – vuole vendicarsi. [sinossi]

One-Eyed Jacks (il cui titolo italiano è I due volti della vendetta) è uno di quei film che, pur entrando a loro modo nella storia del cinema, occupano una posizione appartata, difficilmente classificabile. Non solo perché si tratta dell’unica regia di Marlon Brando, in seguito all’abbandono e/o al licenziamento di Kubrick – che in una fase iniziale della lavorazione era stato coinvolto nel progetto -, ma anche perché One-Eyed Jacks è un western decisamente sui generis, anche per il momento storico in cui viene realizzato, vale a dire l’inizio degli anni Sessanta.
Non ancora rivoluzionato da Sergio Leone e da Peckinpah (che esordisce proprio quell’anno, nel 1961), sempre saldamente nella mani di John Ford e della sua riscrittura più matura e crepuscolare, solo parzialmente scosso dall’Arthur Penn di Furia selvaggia, il genere americano per eccellenza è quello che probabilmente è attraversato in maniera più profonda dalla fase di decadenza della Hollywood classica (come aveva già mirabilmente annunciato Zinnemann nel ’52 con Mezzogiorno di fuoco), per poi essere completamente reinventato pochi anni dopo con la New Hollywood. E One-Eyed Jacks porta i segni di questa transizione: la colonna sonora estremamente classica entra ad esempio in collisione con una regia più moderna e, soprattutto, con una recitazione – in particolare, ovviamente, quella di Brando stesso nei panni del protagonista – straniante e debordante, in tipico mood Actor’s Studio.
Infine è l’ambientazione stessa, il mare su cui affaccia Monterey, cittadina californiana in cui si svolge la maggior parte del film, a rendere ancora più eccedente One-Eyed Jacks rispetto a facili classificazioni nel campo del western.

Presentato nella sezione Cannes Classics e restaurato dalla Universal e dalla Film Foundation di Martin Scorsese (che sono riusciti a ritrovare i tre negativi scena originali, ciascuno con uno dei diversi colori primari, caratteristica fondamentale per la buona qualità del restauro di un film che non sia in bianco e nero), One-Eyed Jacks è anche un melodramma, visto che lo spirito di vendetta di Rio (Marlon Brando) viene messo in discussione dall’amore che esplode con la figlia adottiva dell’uomo che vuole uccidere, Dad (Karl Malden). Ma, per continuare sul filo dei tentativi di classificazione, l’unica regia di Marlon Brando la si potrebbe definire anche un buddy-movie, dato che il suo nucleo è l’amicizia tradita, a partire dal momento della fuga di Dad che ha lasciato l’amico Rio nelle mani dei loro inseguitori. E, se vogliamo, vi è in tutto ciò anche un rapporto di padre-figlio, Dad per l’appunto, e Kid, così come Karl Malden chiama Brando. D’altronde Dad nel frattempo è diventato il pater familias di un intera comunità, visto che è ora il rispettabile sceriffo di Monterey, dove tutti i suoi concittadini, pur essendo a conoscenza del suo passato di rapinatore di banche, lo hanno perdonato. Come capita spesso nel western – e almeno in questo One-Eyed Jacks rientra nel canone – la legge è “fluida”, non vi è ancora norma, quanto frutto dell’interpretazione del momento o un suo uso privatistico. Questo, perciò, fa sì che lo spirito di vendetta di Brando venga impedito, non solo dall’amore, quanto da ostacoli che la legge incarnata da Karl Malden pone sul suo cammino: arrestato più e più volte, picchiato, addirittura menomato alla mano destra per impedirgli di poter continuare a sparare, Brando non riesce proprio a vendicarsi; e questo fa sì che il suo personaggio acquisisca un tono insieme amletico e da animale in gabbia, braccato, trattenuto, incatenato. Sia Amleto che scimmione (come viene suggerito dalla prima inquadratura in cui, nel corso di una rapina, mangia due banane): è questo il fascino irresistibile del protagonista.

Ecco che allora il lascito più glorioso di One-Eyed Jacks è per l’appunto la messa in scena del corpo di Brando, quella sua “eccedenza” che fa sì che le donne si innamorino immediatamente di lui, che gli uomini lo odino per invidia e che tentino in ogni modo di annichilirlo. Un corpo che in particolare Karl Malden – il cui personaggio, avendo adottato la figlia di un altro, è platealmente impotente – vuole tenere a bada, controllandone innanzitutto la sensualità. Ma, ovviamente, non ci sarà verso di frenarlo.

Info
La scheda di One-Eyed Jacks sul sito del Festival di Cannes.
Il sito della Film Foundation di Martin Scorsese.
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