Close Encounters with Vilmos Zsigmond

Close Encounters with Vilmos Zsigmond

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Documentario sin troppo classico sul maestro della fotografia Vilmos Zsigmond, Close Encounters With Vilmos Zigmond di Pierre Filmon ha comunque il merito di ripercorrerne la carriera e di raccogliere le preziose testimonianze di alcuni dei suoi colleghi della New Hollywood. A Cannes Classics 2016.

La consistenza dell’aria

Senza Vilmos Zsigmond, scomparso nel gennaio del 2016, il cinema americano degli anni ’70 non sarebbe stato lo stesso. Invitato a Parigi nel 2014 per un incontro pubblico sulla sua carriera, questo mitologico direttore della fotografia ha accettato di passare davanti alla macchina da presa per un incontro di un altro tipo. [sinossi]

In pochi hanno saputo fotografare su pellicola la consistenza impalpabile degli agenti atmosferici come Vilmos Zsigmond. Premio Oscar per Incontri ravvicinati del terzo tipo, il direttore della fotografia fuggito in maniera rocambolesca dall’occupazione Urss dell’Ungheria nel 1956 insieme al sodale e collega László Kovács, è stato capace di realizzare una dissolvenza al nero riprendendo il tramonto del sole in Il ritorno di Harry Collings (Peter Fonda, 1971) e di cospargere un intero set en plein air di polvere, pur di garantire la profondità di campo alle sontuose immagini de I cancelli del cielo di Michael Cimino (1981). In questi tempi di infinite possibili manipolazioni digitali, le sue prodezze suonano leggendarie e giustamente, a pochi mesi dalla sua scomparsa, la sezione di Cannes Classics ha pensato di rendergli omaggio proiettando il documentario di Pierre Filmon Close Encounters With Vilmos Zigmond.

Proiezionista presso il cinema Grand Action di Parigi, Pierre Filmon, introducendo la proiezione cannense, ha raccontanto le origini di questo incontro con Zsigmond. A farli conoscere è stato un altro maestro delle luci, Darius Khondji (Se7en, Midnight in Paris, Amour, C’era una volta a New York), e la ragione è presto detta: Filmon aveva pronta la sceneggiatura del suo lungometraggio d’esordio e, secondo Khondij, Zsigmond sarebbe stato perfetto per il ruolo di cinematographer. Non restava che creare l’occasione per l’incontro. E così, nel 2014 Pierre Fimon invita Zsigmond nel suo cinema parigino per fargli introdurre la proiezione di Il cacciatore e I cancelli del cielo. Nell’attesa di riuscire a raccogliere i finanziamenti necessari a girare il film, inizia poi a raccogliere del materiale, riprendendo gli incontri pubblici, intervistando Zsigmond, partendo con lui per Budapest, alla ricerca delle sue radici, interpellando poi registi (John Boorman, Jerry Schatzberg), attori (John Travolta, Nancy Allen, Isabelle Huppert) e colleghi (oltre a Kondij, Bruno Delbonnel, Dante Spinotti, Vittorio Storaro, Stephen Goldblatt, Caleb Deschanel, Haskell Wexler).

I documentari sui direttori della fotografia non sono cosa frequente, l’ultimo ad essere presentato ad una kermesse internazionale era stato Tell Them Who You Are (in Orizzonti a Venezia nel 2004), sorta di elaborazione edipica in forma quasi di screwball commedy (l’alterco tra i due era continuo) di Marc Wexler su suo padre Haskell. Close Encounters With Vilmos Zigmond non può vantare la medesima prossimità con il proprio oggetto d’elezione rispetto al di Wexler figlio e punta dunque prudentemente sul “classico”. Filmon ripercorre attraverso sequenze di film e interviste la carriera di Zsigmond (I compari, Il cacciatore, Sugarland Express sono solo alcuni dei film da lui fotografati) rispettandone la cronologia di vita e la filmografia. Pierre Filmon si pone dunque rispettosamente nella posizione del discepolo, ascolta il maestro e chi parla di lui, cuce insieme gli estratti dei film e va a comporre un ritratto-puzzle che pare però destinato più alla trasmissione televisiva che alla proiezione cinematografica. Pochi sono gli aneddoti inediti, e in realtà l’espediente della polvere chimica per il cinema utilizzata in I cancelli del cielo non viene affatto citato. In compenso Peter Fonda nel rievocare la prodezza del “tramonto” appare tra l’esaltato e il commosso, riuscendo perfettamente a rendere l’idea di come dovesse essere, per un regista all’esordio, lavorare con Vilmos Zsigmond.

A smorzare la “frontalitá” complessiva della struttura prescelta da Filmon ci pensa poi una sequenza in cui il gotha della direzione della fotografia della New Hollywood disserta disposto in circolo, quasi fosse in una riunione in stile alcolisti anonimi, sul proprio mestiere. E se tra i presenti, oltre allo stesso Zsigmond, ci sono anche personalità del calibro di Haskell Wexler e Caleb Deschanel, il piacere feticistico è assicurato, senza di loro infatti la New Hollywood avrebbe avuto tutto un altro aspetto.

Info
La pagina Facebook ufficiale di Close Encounters with Vilmos Zsigmond.
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