Valley of Peace

Valley of Peace

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Cannes Classics ha omaggiato uno dei principali capolavori del cinema sloveno, Valley of Peace di France Štiglic, presentato in versione restaurata.

Il pilota e i due bambini

Slovenia, durante la Seconda guerra mondiale. Due bambini, lo sloveno Marko e la tedesca Lotti, perdono i genitori durante un raid aereo. Avendo sentito parlare dell’esistenza di una valle con un mulino dove c’è sempre la pace, si incamminano alla sua ricerca. Mentre cercano di nascondersi dai soldati nazisti, sopra le loro teste un aereo da caccia americano è abbattuto e il pilota Jim si salva lanciandosi con il paracadute. L’aviatore incontra i bambini e non può che portarseli appresso, anche se rallentano la sua fuga. Intanto sia i tedeschi sia i partigiani jugoslavi che stanno tra quelle colline sanno del pilota sopravvissuto e lo cercano. [sinossi]

È uno dei primi capolavori del cinema sloveno, Dolina miru (Valley of Peace il titolo scelto per la vendita internazionale) di France Štiglic, presentato in versione restaurata in Cannes Classic. Un restauro che riporta a disposizione del pubblico un’opera a lungo dimenticata e che fu premiata proprio a Cannes nel 1957 con il Prix per il miglior interprete maschile a John Kitzmiller. Un attore americano di colore naturalizzato italiano, con un’intensa carriera nel nostro cinema, e primo afroamericano a vincere un premio da interprete in un grande festival: il ben più celebre Sidney Poitier vinse a Berlino solo l’anno dopo per La parete di fango. In un paesino già devastato dalla guerra, due bambini, Marko (interpretato da Tugo, figlio del regista e destinato a sua volta a diventare regista) di nove anni e Lotti di quattro, scampano al bombardamento aereo del quale sono vittima i loro genitori. Restati soli, i due fanno amicizia e si raccontano di una “valle della pace”, dove si dice non c’è mai stata la guerra e dove uno zio del ragazzino possiederebbe una casa con mulino annesso, decidendo di raggiungerla per mettersi in salvo. Tra quelle colline e lungo il fiume si combattono tedeschi e partigiani, mentre dall’alto gli aerei americani cercano di colpire i convogli nazisti. Tra giochi, equivoci e spaventi, i due bambini intraprendono l’avventura finché incontrano Jim, un omone di colore paracadutato là e capace di prendere entrambi sotto braccio per trasportarli. Il soldato e la bambina parlano entrambi tedesco e in quel modo, che è l’idioma del nemico che li insegue, riescono a comunicare; d’altro lato i soldati e gli ufficiali nemici sono mostrati in maniera credibile e non convenzionale. Superando una serie di pericoli, i fuggiaschi arrivano nella casa agognata, trovandola disabitata. La valle della pace non è come la immaginavano, sarà teatro di una battaglia e “forse non è la valle giusta”.

Un film di guerra e un’avventura di ragazzi che rispetta le tappe obbligate e gli stilemi di entrambi i generi. La perdita dell’ingenuità e delle illusioni ma anche la conservazione di una purezza da parte dei piccoli protagonisti. Valley of Peace appartiene in pieno agli anni ’50 nello stile e nello spirito e ne conserva quel tanto di candore e di ingenuità che fanno unire un buon realismo al sapore della fiaba. È quasi pacifista nello spirito di cercare una valle senza guerre e limitare molto, nell’economia del film, le parti di combattimento.
Štiglic dirige in modo molto classico, pulito, essenziale, trae dai bambini interpretazioni credibili e intense, empatiche e mai ricattatorie. Trova il modo per essere concreto e simbolico allo stesso tempo e il film si rivela avvincente e spettacolare.
Il regista ha l’accortezza di lasciare il ferimento di Jim fuori campo e di far sì che la morte possa rimettere in moto il mulino. La guerra è reale ma non può cancellare i segni della poesia, della speranza e della solidarietà, che appaiono sotto le forme del cavallo bianco che accompagna il trio o della bambola di Lotti che Marko torna più volte indietro a recuperare e che Jim sostituirà, intagliandone pazientemente un’altra da un pezzo di legno.

Kitzmiller (1,93 metri d’altezza) è un vero gigante, ha l’aspetto di un angelo protettore venuto dal cielo. Il fatto che Jim sia un soldato afroamericano è un tocco di umanità ancora più apprezzabile e quasi in anticipo sui tempi. Allo stesso modo, il ruolo dei partigiani risulta chiaramente decisivo per lo sviluppo e la risoluzione ma non è troppo enfatizzato, quasi da film indipendente, lontano dallo spirito dei film di partigiani voluti e sostenuti dalla propaganda di Tito nei due decenni seguenti. La sceneggiatura di Ivan Ribič era in una prima fase ambientata in Corea e per questo conserva caratteri universali di una storia di amicizia e ricerca di una salvezza in tempo di guerra. Del film fu realizzata anche una versione per il mercato statunitense nel 1962 con il titolo Sergeant Jim.

Info
La scheda di Valley of Peace sul sito del festival di Cannes.
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