Dark Waves

Terzo in ordine di uscita di un’ideale trilogia, legata ai concetti di Inferno, Purgatorio e Paradiso, Dark Waves prosegue la ricerca sul genere, e sui suoi confini, di un regista eclettico come Domiziano Cristopharo.

La spirale della memoria

Cercando di dimenticare i tragici eventi che hanno segnato il loro passato recente, Sofiane e Jazira si rifugiano in una piccola città costiera del Sud Italia, trovando alloggio in una suggestiva e antica torre. Presto, tuttavia, l’atmosfera del paese, e le leggende che in esso albergano, finiranno per condizionare la vita della coppia, riportandone alla luce i ricordi più dolorosi… [sinossi]

È difficile, nel panorama indipendente italiano, trovare una personalità altrettanto eclettica, e insieme rigorosa nelle scelte produttive e distributive, di Domiziano Cristopharo. Un approccio al cinema, quello del regista romano, che è “indipendente” nel senso più alto (e intransigente) del termine, tale da tenere i suoi film tanto lontani dalle logiche della grande distribuzione, quanto, negli ultimi anni, dai circuiti distributivi e festivalieri del sottobosco indie. Scelte che non hanno mancato di generare discussioni e prese di posizione contrapposte, tutte interne al panorama di riferimento del suo cinema; ma tali da garantire al regista una libertà creativa, e un controllo pressoché totale su ogni aspetto del prodotto (dalla concezione alla successiva circuitazione) difficili da rintracciare altrove. Una strategia che si concentra in modo privilegiato sul mercato estero, terreno tradizionalmente più ricettivo per le proposte che agitano la scena sommersa del nostrano cinema indipendente. In particolare di quello che, con un’inevitabile semplificazione, potremmo definire “di genere”.

In quest’ottica, Cristopharo ha concepito e prodotto praticamente tutti i suoi film più recenti: ultimo in ordine di visione (ma non di realizzazione, visto che la sua lavorazione risale al 2012) questo Dark Waves. Un lavoro pensato come primo capitolo di un’ideale trilogia che vuole incarnare le sensazioni legate alle idee di Paradiso, Purgatorio e Inferno. Così, se i già distribuiti Red Krokodil e Doll Syndrome stavano a simboleggiare rispettivamente i concetti di Purgatorio ed Inferno, questo nuovo lavoro punta a mettere in immagini l’idea di un Paradiso tutto personale, concepito come risalita, emersione e confronto coi propri demoni. A ben pensarci, guardando il film, l’idea della risalita, e della chiusura nella luce di un ideale percorso (legata all’ordine di uscita dei tre film) meglio si adatta alle peculiarità della storia. A dispetto del titolo, infatti (quello originale era un più calzante Bellerofonte, nome del personaggio mitologico che uccise la chimera) nonché di una messa in scena nel suo complesso ancorata agli stilemi dell’horror, la luce è componente fondamentale di quest’opera. A rappresentare, col suo opposto, un insieme complementare e inscindibile, e ad animare una dialettica e una giustapposizione che attraversano tutta l’opera.

Caratterizzato da un immediato magnetismo visivo e d’atmosfera, tutto Dark Waves è in effetti percorso da forti opposizioni. Il paesaggio solare e da cartolina di un villaggio di pescatori del Sud Italia contrapposto alle tenebre minacciose che trasfigurano i suoi sobborghi e le sue acque (incubatrici di segreti e fantasmi sepolti nel passato); il razionalismo e la concretezza del protagonista maschile messa a confronto con le fughe oniriche e con la fascinazione per l’irrazionale della sua compagna; l’ambientazione moderna che coesiste col modo di vivere degli abitanti della cittadina, ancorato a leggende di mare e antiche superstizioni. Giustapposizioni che trovano un ideale fulcro nella torre in cui si stabiliscono i due protagonisti: luogo fuori dallo spazio e dal tempo, reso in un décor gotico e dall’elaborata concezione scenografica, catalizzatore di una lenta discesa della coppia negli abissi dell’inconscio e del rimosso. La sceneggiatura presenta i caratteri con pochi tocchi, restando molto parca nei dialoghi e lasciando che il background della vicenda venga disvelato (o meglio, fatto riemergere) attraverso sogni, incubi e frammenti di memorie.

Volutamente rapsodico nella progressione narrativa, la cui struttura fa pensare più a una spirale (immagine che torna più e più volte negli interni della dimora della coppia) che a una successione lineare, Dark Waves mostra da subito il mood e i colori di una favola nera; giocando sul confine tra realtà e allucinazione, e frustrando costantemente le aspettative dello spettatore nel segno di un’esplicita discesa nel fantastico. Quelli messi in scena dal film sono spettri e reminiscenze della memoria personale e collettiva, prima che creature sovrannaturali; la loro funzione è “terapeutica” prima che orrorifica, solo incidentalmente tesa all’esplicitazione (comunque necessaria) delle nefandezze che celano in sé. Abbracciando il genere nei suoi meccanismi più espliciti (e citandone i classici, dal Dario Argento più fiabesco e onirico di Suspiria ed Inferno, al Carpenter di Fog) ma rovesciandone le premesse narrative (un orrore che viene tutto dall’interno, il cui metaforico “abbraccio” si rivela, per chi lo riceve, necessario e persino salvifico) Cristopharo confeziona in realtà un malinconico ed originale melodramma. Cupo e minaccioso nelle premesse, quanto aperto nell’approdo.

Un risultato di indubbia suggestione, frutto di una ricerca estetica (e di una riflessione più che mai aperta sui meccanismi e i confini del genere) che si giova con quest’opera di un ulteriore tassello. Difficile non citare, come elemento centrale della riuscita del film, le prove ricche di personalità di David D’Ingeo e Nancy De Lucia, ben declinate nei diversi registri che i rispettivi personaggi richiedono; così come l’onirica e riuscita colonna sonora (dal tema dei titoli di testa di Marco Werba alle composizioni di Alexander Cimini): a segnare una perfetta continuità con un lavoro sull’immagine, e sul suo impatto narrativo, di indubbio spessore.

Info
Il trailer di Dark Waves su Youtube.
La pagina Facebook di Dark Waves.
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