Friend Request – La morte ha il tuo profilo

Friend Request – La morte ha il tuo profilo

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I social network come specchio (nero) del subconscio, la modernità e l’ancestrale, webcam e streghe. Thriller/horror originale, tra convenzione e modernità, Friend Request del tedesco Simon Verhoeven si rivela intelligente ed efficace malgrado qualche calo di tensione.

Non vorrei ma posto

Marina Mills è una studentessa misteriosa e solitaria, di cui al college nessuno sa nulla, se non che il suo profilo di facebook ha uno sconsolante zero nel numero degli amici. Mossa a compassione, Laura risponde alla sua richiesta d’amicizia, ma Marina assume rapidamente atteggiamenti da stalker. Rifiutata da Laura, Marina filma il proprio suicidio e poco dopo il video appare sui social network. È solo l’inizio di un incubo per Laura e i suoi amici… [sinossi]

I cyber-horror costituiscono ormai una tipologia di sottogenere ben delineato, che man mano va profilandosi come una sorta di aggiornamento di un più antico archetipo narrativo: l’immagine portatrice di demoniaco, specie se in movimento (il cinema), capace di catturare l’anima di chi viene riprodotto e di chi vede. In questa direzione il mondo dell’informatica, dei social network, della condivisione e duplicazione quotidiana del reale assume i tratti di una dilatazione esponenziale. In pratica, se l’immagine è anche demonio, allora ai tempi nostri il demonio ci sguazza, dal momento che siamo bombardati di video, foto o semplicemente duplicazioni d’identità secondo dopo secondo.
Friend Request di Simon Verhoeven prende le mosse proprio da tale riflessione, legando in modo piuttosto originale il moderno e l’ancestrale, i social network e le streghe. Si tratta di una produzione poliglotta, una sorta di spin-off di Unfriended (2014) di Levan Gabriadze, girato in Sudafrica da un regista tedesco, figlio d’arte di Michael Verhoeven e Senta Berger, con cast d’attori anglofoni e finta ambientazione californiana (lo si deduce da una targa d’auto).
Stavolta lo spavento inizia nella piatta quotidianità di un consueto college popolato di giovani pronti a prestarsi come sempre all’orrore. Marina Mills è una studentessa solitaria e inquietante di cui nessuno sa nulla, se non che sul suo profilo di facebook campeggia uno sconsolante zero nel numero degli amici e che posta solo foto, video e vignette decisamente macabre. Forse mossa a compassione, Laura risponde alla sua richiesta d’amicizia, innescando però un rapido processo di stalking di Marina ai suoi danni. Rifiutata da Laura, Marina filma il proprio suicidio e poco dopo il video appare misteriosamente sul profilo della ragazza. È solo l’inizio di una reazione a catena nella vita sociale di Laura, al centro di una progressiva escalation di paura e violenza.

Benché punteggiato da qualche banalità e calo di tensione, Friend Request è un buon thriller/horror, che sfrutta in modo intelligente la relazione tra social network e subconscio. O meglio, tra bulimia digitale e incubi a occhi aperti. È innegabile infatti che l’abuso di device elettronici abbia dato origine a tutta una serie di micro- e macro-patologie, dalla più banale insonnia a forme più gravi di dipendenza. Verhoeven sposa brillantemente l’idea dei social come finestre aperte sul subconscio, capaci di dare piena evidenza, nella proliferazione di post, video, foto e quant’altro, all’immaginario di ogni singolo utente. L’intimo che diventa estremamente pubblico, su scala potenzialmente mondiale. E con la messa in evidenza dell’intimità viene a galla anche tutto il rimosso, ottimo materiale per un film cadenzato su inquietudini e spaventi.
Dopo un avvio da thriller nei confini del razionale, Friend Request ha una svolta esoterica che sulle prime può sembrare una caduta di tono, ma che a poco a poco si rivela per intelligente ed efficace. Verhoeven riallaccia infatti l’inquieta frammentazione della nuova era digitale a riti antichissimi, in cui immagine riprodotta e stregoneria vanno a braccetto. La webcam di ultima generazione si trasforma in aggiornamento dello specchio nero, mentre fruizione digitale e allucinazione individuale s’intrecciano indissolubilmente.

Altro elemento a grande vantaggio del film è infatti il gioco sagace tra immagine oggettiva e soggettiva, a sua volta frutto di una riflessione penetrante sulle nuove coordinate del digitale. In pratica, in un mondo sempre più frammentato in immagini e sempre più individualizzato, l’incubo più temibile è la materializzazione dei propri incubi, laddove non è più possibile distinguere tra realtà e delirio (il tema sta riscuotendo fortuna negli horror di ultima generazione: è solo di una settimana fa l’uscita italiana in sala di Somnia di Mike Flanagan, che condivide in parte le stesse suggestioni).
Verhoeven gioca in modo astuto tra messinscena delirante degli omicidi e loro riproduzione tramite altri device, dai video online alle telecamere di controllo. La brillante contaminazione tra analogico e digitale prende forma concreta in una delle sequenze più riuscite (la stampante che sputa fogli neri sui quali scorrono schermate di cangianti simboli informatici), mentre più volte le soluzioni narrative oscillano tra genio e genialoide.
Ovunque regna insomma sovrana l’invasività delle immagini, demoniache già nella loro ubiquità e onnipresenza. A poco a poco Friend Request si fa sempre più cupo e sanguinolento, con qualche pugno nello stomaco ben assestato e una certa perizia nelle sequenze di suspense. E per chi ha terrore delle vespe (leggi il sottoscritto) un paio di sequenze acquistano un (dis)valore aggiunto. Manca magari la stessa qualità nelle sequenze di raccordo, dominate com’è prevedibile dalla recitazione modesta dei consueti volti da teen serial.

Così come è modesto il commento musicale, e ancora si fa fatica ad abituarsi alla neo-convenzione della messaggistica trascritta in sovrimpressione sulle immagini. Del resto, per i film che raccontano l’universo web si pone ormai da anni la nuova necessità di dare conto dei messaggi tra i protagonisti, indispensabili alla costruzione e comprensione narrativa. Però quelle lunghe trascrizioni supportate da effetti sonori restano ancora indigeste, per lo più evocanti scenari di modernismo a buon mercato e a tutto servizio di gusti corrivi. O forse siamo noi, attempati digital immigrants, che mal sopportiamo questo bricolage, così poco connaturato al nostro modo di percepire il mondo. A giudicare da Friend Request è probabile comunque che le tracce di analogico rimaste in noi ci salvino la vita. Se il digitale è un incubo, dà gli incubi, e induce a lottare coi propri deliri.

Info
Il trailer di Friend Request su Youtube.
La pagina Facebook di Friend Request.
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