Yo-Yo Ma e i musicisti della Via della seta

Yo-Yo Ma e i musicisti della Via della seta

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Presentato al Biografilm Festival nel focus Biografilm Music il documentario Yo-Yo Ma e i musicisti della Via della seta, sul grande violoncellista e la sua ensemble multietnica di musicisti, che si pone l’obiettivo programmatico di ponte tra le culture anche in chiave pacifista e di trovare dei ritmi ancestrali che fanno parte dell’umanità intera. Un soggetto trascinante raccontato con dovizia di materiali e interviste.

Give peace a chance

Il potere universale della musica unisce i popoli oltre i limiti geografici, come una moderna Via della Seta, e il Silk Road Ensemble, il collettivo di musicisti fondato dal leggendario violoncellista Yo-Yo Ma, nasce proprio per dare voce a questo potere, realizzando un esperimento di collaborazione artistica rivoluzionario. In questo film, il regista Morgan Neville racconta il progetto attraverso alcuni dei suoi protagonisti: dalla cinese Wu Man che suona un bizzarro strumento chiamato “pipa” a Cristina Pato, artista della cornamusa detta “la Jimi Hendrix della Galizia”. [sinossi]

Una grande trepidazione pervade vari personaggi nell’attesa di assistere a un concerto del grande violoncellista, americano di origine cinese, Yo-Yo Ma, evento imminente in una città del Canada. È quello che la figura del grande musicista ha ispirato ad Atom Egoyan nel suo episodio, dal titolo Sarabande, della serie di film Yo-Yo Ma Inspired by Bach, avvolgendolo in un’aurea mitica. Qualche anno dopo essere stato oggetto di quei lavori cinematografici, il violoncellista si cimenta in un’impresa folle, quella di radunare musicisti tradizionali da tutto il mondo con cui esibirsi in tour, la Silk Road Ensemble. Impresa che è stata seguita dal documentarista Morgan Neville, che si ricorda per 20 Feet from Stardom, a sua volta su soggetto musicale, con il quale si aggiudicò il Premio Oscar come miglior documentario nel 2014.

Ricchissimo di materiali, di riprese in giro per il mondo, di documenti filmati, tanto da assumere la consistenza visiva di un pastiche di immagini a colori, definizioni e grane diversi, Yo-Yo Ma e i musicisti della Via della seta, presentato al Biografilm Festival, ci mostra tutta l’umanità di quella che Egoyan vedeva come una figura mitica. Si presenta subito il curriculum straordinario dell’artista: bambino prodigio che si esibisce davanti al Presidente Kennedy e alla first lady Jacqueline, Yo-Yo Ma diventa allievo di Leonard Bernstein e finisce anche, ‘cartoonizzato’, in una puntata dei Simpson. Attraverso i ritratti di tutti i componenti dell’ensemble, il film percorre le loro memorie di zone di guerra, catastrofi, rivoluzioni. C’è Kinan Azmeh, originario di Damasco, che vive il dramma della sua patria martoriata, e che troveremo insegnare musica ai bambini di un campo profughi siriano in Giordania; c’è l’iraniano Kayhan Kalhor, che suona uno strumento tradizionale persiano, il kamancheh, e che ripercorre le vicende storiche del suo paese e che soffre quando il suo concerto previsto nel 2015, che avrebbe segnato il suo ritorno a esibirsi in patria, viene cancellato dalle autorità; c’è la cinese Wu Man che porta avanti l’antica tradizione della pipa, sorta di liuto, che venne abolita con la Rivoluzione Culturale di Mao. Lo stesso Mao è ora ridotto a statuetta stilizzata da portare sul cruscotto della macchina, come si vede nel taxi a Pechino. C’è Cristina Pato che suona la gaita, la cornamusa tipica della depressa Galizia. E i musicisti vivono il dramma di New York dell’11 settembre.

L’intento del gruppo, e del documentario, è evidente. La musica, l’arte e la cultura come antidoti a guerre, rivoluzioni e dittature, come un qualcosa da tramandare e da difendere strenuamente dai cataclismi culturali. Il recupero delle tradizioni a rischio. L’esaltazione di un sentimento apolide, incarnato da tutti i musicisti sia per la loro stessa biografia, sia per il fatto di riunirsi, sia per la loro stessa professione che li vede sempre in giro nei teatri di tutto il mondo a fare concerti. Il figlio di Yo-Yo Ma racconta come da piccolo pensasse che il padre fosse un dipendente dell’aeroporto visto che ci andava tutti i giorni. E infine l’idea è anche quella di cercare delle radici comuni nei linguaggi musicali, una sorta di melodia ancestrale comune a tutti i popoli quando nell’antichità hanno cominciato a esprimersi con la musica. La concezione che persegue anche Peter Brook in ambito teatrale. In questo senso va visto il viaggio tra i boscimani del Kalahari, per studiare le loro danze tarantolate. Un patrimonio dell’umanità da contrapporre alla brutalità che pure l’umanità sa esprimere.

Per forza di cose il documentario non può che restituire che una parvenza della straordinaria energia che si sprigiona in quei concerti dal vivo. E trasmette in definitiva la frustrazione per lo spettatore di non essere sotto il palco ad applaudire i musicisti. Morgan Neville riesce comunque a cogliere un brioso Yo-Yo Ma, a catturarne lo sguardo estatico e gioioso, sia quando suona ma anche quando è impegnato in conferenze. Siamo molto lontano dalla totalità dei musicisti classici, dall’atteggiamento severo e compassato. Ed è divertentissimo quando usa metafore ‘meteoristiche’ per spiegare ai musicisti l’effetto da perseguire.

Info
Il trailer di Yo-Yo Ma e i musicisti della Via della seta.
Yo-Yo Ma e i musicisti della Via della seta, il sito ufficiale.
Yo-Yo Ma e i musicisti della Via della seta sul sito del Biografilm Festival.
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