Who’s Crazy?

Who’s Crazy?

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Improvvisazione incessante sul tema della follia ad opera del Living Theatre, Who’s Crazy è stato recentemente ritrovato a restaurato in seguito alla scomparsa di Ornette Coleman, autore della splendida colonna sonora. A Il Cinema Ritrovato 2016.

Largo all’avanguardia

L’autobus che trasporta i pazienti di un manicomio si guasta e approfittando del trambusto, tutti i passeggeri fuggono, eludendo la sorveglianza dei guardiani. Raggiunta una desolata fattoria abbandonata, i pazienti vi si riparano, costruendo nell’isolamento una bizzarra ma autentica vita familiare… [sinossi]

In una delle sequenze più spassose e allo stesso tempo più significative di Hi Mom (1970) Brian De Palma si prendeva gioco, con l’arguzia che da sempre lo contraddistingue, di certo teatro d’avanguardia newyorkese, mostrandoci la messinscena di uno spettacolo dal titolo “Be Black Baby”, dove il pubblico borghese della Grande Mela, recatosi incautamente a teatro per assistere a un evento “alla moda”, veniva sottoposto da una compagnia di afroamericani all’esperienza dell’essere nero in America, con tutte le conseguenze del caso: i volti dipinti di nero, per cena un piatto di fagioli, borse e portafogli sottratti, soprusi e violenze da parte della polizia (il poliziotto era incarnato da Robert De Niro). Poi però, tutti a casa felici, soprattutto di non essere neri. De Palma puntava dunque a una satira sociale iperbolica, che dallo sbugiardamento dell’ipocrisia borghese si spingeva alla ridicolarizzazione di certe tendenze teatrali dell’epoca, che puntavano ad annullare la distanza tra attore e spettatore, tra teatro e vita. Forse aveva in mente il Living Theatre di Julien Beck e Judith Malina, forse qualche altra compagnia di epigoni, che nel corso degli anni ’60 avevano portato avanti simili sperimentazioni indirizzate verso la rigenerazione del teatro in senso anti-borghese e anti-tradizionale, sperimentazioni che probabilmente già nel 1970, quando Hi Mom! vide la luce, suonavano già un po’ datate.

È proprio questa la prima impressione che si prova oggi, non certo di fronte agli spettacoli teatrali del Living Theatre, la cui gloriosa carriera ha comunque avuto diverse evoluzioni proprio nell’ordine di una ricerca perpetua con e sul teatro, quanto nel sottoporsi alla visione di Who’s Crazy? (1966), pellicola diretta da Thomas White e con protagonista proprio la celebre compagnia teatrale statunitense. Per anni ritenuto perduto, il film, in seguito alla recente scomparsa di Ornette Coleman (sassofonista, trombettista, violinista nonché maestro del free jaz) che ne firmò le musiche, è stato ritrovato e restaurato, ed è infine approdato sugli schermi de Il Cinema Ritrovato 2016. Se però fino a ieri ai posteri erano giunte solo musiche di Coleman (nella colonna sonora c’è anche un brano cantato da Marianne Faitfull) una ragione in fondo c’è: Who’s Crazy è un film delirante e sconnesso, che anziché glorificare il lavoro attoriale del Living Theatre finisce, proprio come accadrà qualche anno dopo in Hi Mom!, per farne l’involontaria parodia.

La trama del film è molto basica: i pazienti di un manicomio evadono dal pulmino che li trasporta nelle nevi del Belgio (siamo nel periodo in cui il Living visse in “esilio” in Europa, in seguito ai problemi con il fisco americano) e approda in uno sperduto casale. Una volta dentro, i fuggiaschi dapprima si abbigliano con dei vestiti trovati in un baule – proprio come dei teatranti in procinto di esibirsi –, quindi chiedono insistentemente dell’acqua al padrone di casa (una sorta di nobile decaduto e attonito), poi si dedicano per tutta la durata del film ad una serie di attività più o meno nonsense. C’è uno che armeggia a lungo con una vecchia stufa, un altro si dipinge la faccia con dei geroglifici, altri cucinano, altri si amano, poi c’è anche uno sposalizio. Le riprese non aggiungono molto a questa incessante improvvisazione sul tema della follia, che non riesce però a tramettere molto altro al di là della sua evidenza: ecco un gruppo di attori del Living Theatre intento a incarnare vari volti, magari non particolarmente significativi, della pazzia. La narrazione d’altronde è bandita, l’attività degli interpreti frenetica e dadaista, la regia pressoché assente. Quasi del tutto ambientato nell’unità di luogo del casale, Who’s Crazy? si concede poi una colta citazione da Il settimo sigillo di Bergman, una volta tornato en plein air. Ma è solo un vezzo, così come l’intero film rappresenta una curiosità sulla carta irrinunciabile, un reperto da visionare, ma in quanto tale da archiviare poi nel grande museo del cinema come bizzarria vintage.

Info
La pagina dedicata a Who’s Crazy sul sito di Il Cinema Ritrovato.
La pagina del film sul sito del distributore americano.
Il trailer su Vimeo.
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