Uscire dall’eremo: “vecchio” e “nuovo” a Pesaro

Uscire dall’eremo: “vecchio” e “nuovo” a Pesaro

La Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro 2016 conferma le impressione ricevute lo scorso anno, dopo la prima edizione diretta da Pedro Armocida. Il tentativo di far dialogare tra loro universi distinti del fare e del pensare il cinema è forse l’unico modo per far sopravvivere uno dei festival storici del panorama nazionale.

Lo scorso anno la Mostra del Nuovo Cinema si concludeva con la vittoria di Un jeune poète di Damien Manivel, breve incursione nei postumi dell’adolescenza, e nell’utopia della poesia. A distanza di dodici mesi è stata di nuovo la Francia a trionfare (proprio mentre la nazionale di calcio perdeva in casa la finale del campionato europeo contro il Portogallo) con l’accorato e appassionante Les Ogres di Léa Fehner. Le edizioni curate da Pedro Armocida dimostrano dunque un feeling non indifferente con l’Oltralpe, come certificano la presenza (nel 2015) di Paul Vecchiali con lo splendido Nuits blanches sur la jetée, e il recupero a quaranta anni di distanza di Miso et Maso vont en bateau del collettivo femminista Les Muses s’amuses, inserito nell’analisi del video-teppismo curata in tre diversi appuntamenti da Federico Rossin.
Basterebbero questi pochi cenni, anche confusi con ogni probabilità agli occhi di chi non ha potuto prendere parte alla cinquantaduesima edizione del MINC, per cogliere con una certa precisione il senso che la Mostra sta cercando di trovare nella gestione di Armocida. Il pensiero unico sgretolato sotto i colpi di angolazioni tra loro solo in parte apparentabili, dove i fili non sembrano sempre congiungersi e si può perfino entrare in contraddizione (Rocky vs. Critofilm? Video-teppismo vs. Cinema popolare? Tariq Teguia vs. Valentina Nappi? I film ultraindipendenti di Satellite “contro” l’industria?); eppure è proprio in questa frammentazione infinita, con l’inconciliabile eletto a forma strutturale, che Pesaro trova la forza di raggiungere una propria identità. Lì, in quegli interstizi che possono anche apparire angusti, riesce a germinare un dettaglio che non può in nessun caso essere considerato secondario: la dialettica.

Per poco più di una settimana la placida Pesaro, sospesa tra la “palla di Pomodoro” e lo sfarzo seicentesco di Palazzo Gradari, accoglie un nugolo di gente bizzarra, che preferisce il buio di una sala cinematografica ai bagni in spiaggia, e che si raccoglie ai tavolini dei bar per parlare di cinema, discutere in maniera anche accesa, scambiarsi opinioni e punti di vista. Lo scambio, elemento sempre più disperso nella logica di festival simili a macchine da guerra, in cui ci si rincorre da una sala all’altra senza avere mai il tempo di discutere, è a Pesaro elemento determinante, chiave di volta dell’intera architettura. I piani, una volta tanto, si confondono: i paletti saltano, e non esiste più linea di demarcazione tra registi e critici, spettatori appassionati e programmatori. Il giovane regista ospitato in Satellite – la novità più convincente di questa edizione, gran calderone in cui hanno trovato spazio opere tra loro diverse e uguali, oltre ad alcuni colpi di fulmine presenti e passati come Con il vento di Claudio Romano, Memorie – In viaggio verso Auschwitz di Danilo Monte, Tomba del tuffatore di Yan Cheng e Federico Francioni, e Deposizione in due atti di Carlo Michele Schirinzi – ha potuto confrontarsi direttamente con colleghi, critici, studiosi della materia, accademici.
Non c’è spazio di separazione, non esiste linea di demarcazione nella Mostra di Pesaro: in una nazione che fa a gara a ribadire quanto l’epoca del dibattito sia acqua passata (a livello culturale, ma anche e soprattutto politico e sociale), la Mostra trova nella discussione incessante, a volte anche aspra ma (quasi) mai sterile, l’arma per tornare a respirare, per provare a ricominciare, senza rinunciare all’esperienza del passato ma correndo rischi per il futuro. Rischi anche concreti, come quello di provocare, nel senso etimologico di “chiamare fuori”, eccitare, ammettendo il porno al desco del cinema popolare, facendo dialogare una volta di più alto e basso – i corsivi hanno un loro peso –, con Sergio Germani e Valentina Nappi alla stessa tavola rotonda.

Una Mostra che ancora una volta sembra sempre in fieri, pronta a tentare nuove vie, percorsi alternativi, conscia di quando in quando di poter anche fallire nella ricerca, ma di non inabissarsi mai nelle sabbie mobili della staticità, quell’immobilismo intellettuale che sta facendo strage dei migliori festival italiani. Un “nuovo” cinema che non deve per forza disconoscere il “vecchio” e non è portatore di una rottamazione, ma di una riscrittura, una lettura del passato che con troppa facilità era stata snobbata. Così il cinema popolare italiano (con proiezione di alcuni classici, come Milano calibro 9, Todo modo, Senso, Noi credevamo) si è mosso accanto ai video-teppismi ridotti al silenzio da una storia scritta sempre solo dai vincitori, l’omaggio a Ettore Scola è sfumato nella retrospettiva integrale del cinema di Tariq Teguia, Virgilio Villoresi, autore anche della brillante sigla, a dato del tu alle visioni notturne a Palazzo Gradari, tra riscoperte dell’avanguardia anni Trenta, comiche di Buster Keaton, gli Spartiti di Jukka Reverberi e Max Collini, e gli OvO di Bruno Dorella e Stefania Pedretti a sonorizzare Frankenstein di James Whale.
Chi cerca la chiusura del cerchio, la rotondità perfetta, a Pesaro la troverà solo nella palla di Pomodoro. Ma non è questo che conta. Finché avrà la voglia e l’umiltà (pregio troppo spesso destinato alle seconde linee) di confrontarsi, discutere e mettersi in discussione, la Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro continuerà a essere un’oasi, l’occasione per fare il punto tra la fine di una stagione cinematografica e l’inizio della successiva. Sulla costa adriatica, mentre famiglie russe in villeggiatura si spalmano la crema solare per proteggere la pelle troppo chiara, un gruppo di cinefili e addetti ai lavori esce dall’eremo delle proprie certezze e discute, guarda film e torna a discutere. Se non è un miracolo, poco ci manca.

Info
Il sito di Pesaro 2016.

Articoli correlati

  • In Sala

    Les Ogres

    di La cinquantaduesima edizione della Mostra di Pesaro si chiude con la vittoria de Les Ogres, opera seconda di Léa Fehner; un film corale che mescola autobiografismo e una grande capacità di gestire la tensione drammatica.
  • Pesaro 2016

    Con il vento

    di Claudio Romano torna a Pesaro a un anno di distanza da Ananke con un cortometraggio, Con il vento, che porta avanti la riflessione sulla nostalgia di un passato perduto e impossibile da ritrovare.
  • Pesaro 2016

    Chi ha paura del video-teppismo?

    Gli incontri sul video-teppismo strutturati e organizzati da Federico Rossin durante le giornate di Pesaro 2016 pongono un serio interrogativo: perché l'atto di filmare e rileggere l'oggi tenendosi fuori da forme prestabilite mette ancora così paura?
  • Pesaro 2016

    Lo(s)t in Sodom, avanguardie e revisioni a Pesaro

    A Pesaro si torna a discutere sul concetto di “nuovo”, guardando al passato senza alcun timore, tra avanguardie statunitensi e la sezione Satellite.
  • Festival

    Pesaro 2016 – Presentazione

    Dal 2 al 9 luglio Pesaro torna a ospitare le derive più diverse del cinema, confermando l'impressione data lo scorso anno dalla prima edizione diretta da Pedro Armocida; tra classici del passato e schegge di futuro.
  • Interviste

    Intervista ad Adriano Aprà

    Critico, saggista, regista, attore, traduttore di Bazin e di Christian Metz, direttore di festival ed ex conservatore della Cineteca Nazionale: Adriano Aprà è una delle poche figure capaci di attraversare tutto lo scibile del cinema. Lo abbiamo incontrato per parlare con lui delle sue molteplici attività e di come veda la critica cinematografica oggi.
  • Saggi

    Se permettete parliamo di Scola

    Ettore Scola se n'è andato ieri a 84 anni. Con il regista di C'eravamo tanto amati, Brutti, sporchi e cattivi e La terrazza scompare una voce essenziale del cinema italiano. Un vuoto impossibile da colmare.
  • Pesaro 2015

    A Pesaro, tra maree e lunghezze d’onda

    Pesaro 2015 si è dimostrata una mostra di moli, maree, lunghezze d'onda, squali. Ha utilizzato come zattere per navigare tavole rotonde, preferendole a tappeti rossi, divi più o meno supposti, desertificazioni del pensiero. Per uno sguardo dialettico sul cinema.
  • In Sala

    Memorie – In viaggio verso Auschwitz

    di Danilo Monte mette in scena il suo viaggio insieme al fratello, ragionando sul loro rapporto conflittuale. Memorie - In viaggio verso Auschwitz è decisamente il più bel film italiano visto alla 32esima edizione del Festival di Torino. In concorso in Italiana.doc.
  • Locarno 2014

    Nuits blanches sur la jetée

    di Il nuovo film di Paul Vecchiali è il canto notturno, dolce e dolente di un cinema d'altri tempi eppure allo stesso tempo moderno. In concorso a Locarno 2014.
  • In sala

    Per un figlio

    di Arriva nelle sale italiane, dopo essere stato presentato in concorso alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro nel 2016, Per un figlio, l'opera d'esordio dell'italiano di origine cingalese Suranga Deshapriya Katugampala.
  • Festival

    Pesaro-2016Pesaro 2016

    Dal 2 al 9 luglio la Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro torna a ospitare le derive più diverse del cinema, confermando l'impressione data lo scorso anno dalla prima edizione diretta da Pedro Armocida; tra classici del passato e schegge di futuro.
  • Venezia 2016

    Settimana-della-Critica-2016-PresentazioneSettimana della Critica 2016 – Presentazione

    Dopo l'edizione del trentennale si riparte da Giona Nazzaro, nuovo delegato generale, e da un gruppo di esordi anarcoidi e furiosi. Il resoconto della presentazione della Settimana della Critica 2016, svoltasi come da tradizione a Roma.
  • Corti

    Tomba del tuffatore

    di , La rovina del presente e le vestigia di un passato irriconoscibile (e mai conosciuto) sono al centro del viaggio materico e ipnotico in cui vengono condotti gli spettatori dai giovani registi Yan Cheng e Federico Francioni.
  • Pesaro 2017

    Tra danze eterne e primi spari. Pesaro 2017.

    La terza Pesaro sotto l'egida di Pedro Armocida continua a muoversi nella direzione di un "nuovo" che sia miracolosa sintesi del passato e del presente, e sappia osservare l'orizzonte con sguardo autentico. In un tempo unico, che vive 7 giorni l'anno sulla riviera adriatica.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento