Are You Listening!

Are You Listening!

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Presentato all’Open Doors del Festival di Locarno, e già vincitore del Grand Prize al Cinéma du Réel di Parigi, Are You Listening! è l’opera prima del regista bengalese Kamar Ahmad Simon. Un documentario sulla vita di sussistenza in un villaggio di pescatori e agricoltori sconvolto da un’inondazione.

Una storia d’acqua

Il 27 maggio 2009 un forte alluvione sconvolge il villaggio di Sutarkhali del Bangladesh, situato vicino all’affluenza di due fiumi. La vita, tra i tanti, di Rakhi, Soumen e il loro figlioletto Rahul è sconvolta. Il marito non ha più lavoro e la coppia cerca di fare il possibile per garantire un futuro dignitoso al figlio. [sinossi]

Un progetto nato per una necessità, per un’urgenza del reale, quella di raccontare la vita in un villaggio improvvisamente sconvolto da un’inondazione che ha lasciato tanti senzatetto. Il regista Kamar Ahmad Simon lascia perdere così i suoi progetti e i suoi studi per precipitarsi in quei territori e raccontare la vita di quelle persone. Sentendo anche il senso di colpa di essere privilegiato vivendo in una grande città, in una situazione non vulnerabile come buona parte del territorio del suo paese.
Un cinema delle catastrofi perenni, un lamento per una terra martoriata, come il cinema di Lav Diaz. Kamar Ahmad Simon con Are You Listening! si limita comunque a documentare il suo mondo. Parliamo del Bangladesh, paese tra i più poveri al mondo, politicamente sospeso tra India e Pakistan e geograficamente tra terra e acqua, estendendosi sul delta di Gange e Brahmaputra: la terraferma parcellizzata, atomizzata tra le mille, fittissime, diramazioni di quel bacino fluviale. Un paese dalla natura violenta, più volte colpito da cicloni e inondazioni – proprio come le Filippine di Lav Diaz – che hanno provocato disastri e un ingente numero di vittime. Situazione resa ancora più precaria dai cambiamenti climatici in atto. Il dito del regista è puntato da subito, quando all’inizio si sente alla radio una trasmissione sul riscaldamento globale, in cui si dà espressamente colpa alla Cina, alla sua crescita rapace, che non si adegua al contenimento delle emissioni condannando così i paesi più poveri e fragili. Ma l’accusa è anche locale. Ai funzionari che bevono tranquillamente il tè e che hanno determinato ritardi nei finanziamenti. Alle Ong che aiutano solo le solite famiglie, appartenenti alla middle class. E desolante appare anche il sistema scolastico: classi senza banchi con i bambini che scrivono per terra, cui viene inculcata l’obbedienza allo stato e a cui vengono insegnati cruenti canti patriottici.

Con un canto delle donne, dai vestiti ancora colorati, baluardo di eleganza in un territorio grigio, coperto di fango, comincia Are You Listening!. E sono spesso i bambini del villaggio, correndo per le sue stradine, seguiti dalla m.d.p. a portarci alla scoperta del territorio. È un mondo che vive sul conflitto perenne tra terra e acqua, dove la seconda si infiltra, penetra nella prima, la rimodella. Kamar Ahmad Simon lavora per rendere ossessivamente proprio questo scontro materico, di elementi primari. Le canoe che portano passeggeri con ombrello, il paesaggio spesso brumoso, i temporali monsonici, il sistema di gabinetti igienici, l’insegnare a nuotare ai bambini piccoli in un’acqua particolarmente bruna, i paesaggi notturni con la luna che illumina la superficie d’acqua increspata, il fiore della ninfea, galleggiante, che è, come viene insegnato ai bambini, il simbolo del paese. E lo stesso inno patriottico intonato dagli scolari, parla dei martiri che hanno versato “un mare di sangue per l’indipendenza del Bengala”.

E poi c’è il fango onnipresente e pervasivo, il tessuto connettivo del luogo, invaso da detriti e sedimenti. Fango che la protagonista usa per rinforzare le pareti della sua casa – e subito dopo la vediamo mangiare del riso –, o che viene raccolto in sacchetti, dagli abitanti radunati per costruire sbarramenti contro l’avanzata dell’acqua, dopo aver scavato un canale nella continua opera di modellamento, di contenimento e protezione dall’acqua. Ma nonostante questa abbondanza idrica, l’acqua potabile scarseggia e viene razionata, così come i viveri distribuiti alla gente che fa la fila.
Un mondo che sembra disperato, in cui la morte è una cosa di tutti i giorni e i bambini raccontano con indifferenza delle vittime di cui sono stati testimoni. Un mondo di cui il regista sa cogliere tutta l’umanità e la serenità. Le donne che tra di loro parlano d’amore e di Romeo e Giulietta, cui si paragonano, i bambini dall’espressione felice, a volte con sguardo in camera. Un mondo che sembra il cascame dell’occidente ricco, terminale ultimo cui arrivano i prodotti di consumo, i cellulari, la canzone di Shakira. La felicità è nelle piccole cose semplici, nell’acquisto del telefonino in un negozio dalle pareti tappezzate di magliette, che vende di tutto. Nei giochi elementari dei bambini, che corrono con un bastone attaccato a una ruota, facendo “brum brum”, sognando i mezzi a motore. Sognando il benessere.

Info
La pagina dedicata a Are You Listening! sul sito del Festival di Locarno.
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