Awakenings

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Awakenings, il nuovo cortometraggio del regista veneto Michele Pastrello è un’elegia alla rinascita, a una nuova vita (forse) da plasmare.

Ritorno alla vita

“Per plasmare l’uomo, non è con acqua, è con lacrime che Prometeo mescolò l’argilla.” (Emil Cioran) [sinossi]

Awakenings è il nuovo lavoro visivo portato a termine da Michele Pastrello, e dura poco meno di cinque minuti; come dato puramente tecnico potrà apparire scarno, se non addirittura inessenziale. Sarà così, ma chi conosce il lavoro condotto nel corso degli anni dal regista trevigiano, non potrà che sussultare di sorpresa. 32, Ultracorpo e InHumane Resources, i suoi cortometraggi più celebr(at)i, superavano tutti i venti minuti di durata e si segnalavano per la ricerca di una stratificazione narrativa già pronta a dipanarsi sulla lunga distanza. Tra percorsi di genere e degenerazioni della società, i film di Pastrello sembravano già possedere in nuce il ritmo e le esigenze del lungometraggio, approdo che ai più appariva naturale, quasi obbligato, per il giovane cineasta. Tra InHumane Resources e Awakenings corrono quattro anni, intervallati da Desktop, breve scheggia che non raggiunge i quattro minuti che apparve come un lampo improvviso nel 2014.
Così come Desktop imponeva un cambio di ritmo, e di senso del racconto – nessun riferimento al thriller o all’horror, i due punti di riferimento attorno ai quali aveva ruotato fino a quel momento Pastrello –, Awakenings conferma la volontà di staccarsi da quanto prodotto finora.

Pressoché irraccontabile – ma val la pena prendere cinque minuti di tempo per visionarlo online – Awakenings si allontana ancora di più dalla forma del racconto classico per fare irruzione in una regione del visionario che trova appigli nell’emotività dello spettatore. Nella messa in scena di personaggi di varia (s)fortuna ai quali viene concessa una “seconda opportunità”, tornando in vita, a volte in maniera metaforica, altrove letteralmente, Pastrello rintraccia le coordinate di un flusso di immagini che si muove più per afflato poetico che per mera necessità narrativa. Tutto sta dopotutto in quella citazione di Emil Cioran che viene utilizzata in questo articolo anche come sinossi: “Per plasmare l’uomo, non è con acqua, è con lacrime che Prometeo mescolò l’argilla”.
In modo similare, per plasmare le immagini della sua creatura, Pastrello non si affida tanto alla materia (la trama) quanto all’emozione; l’utilizzo della musica, la scansione del montaggio, l’eleganza pittorica della scelta dei campi per le inquadrature. Ciò che viene naturale rimarcare, al termine della visione di Awakenings, è la statura professionale che il regista ha oramai assunto. Perfetto esecutore della messa in scena, Pastrello non sceglie mai la via più facile o banale, ma cerca sempre il punto d’incontro tra ragione e sentimento. Anche per questo, e proprio dopo aver dimostrato la capacità di smarcarsi dalla “dittatura” della narrazione senza contraccolpi, sembra sempre più urgente e doveroso che Pastrello lanci la propria sfida al lungometraggio. Padrone indiscusso di tempi, ritmi, rumori e silenzi, Pastrello deve tornare a confrontarsi con un’azione più dilatata, “lunga”.

Con la speranza che ciò accada (ma gli ostacoli produttivi, per chi si muove nell’indipendenza, sono sempre più difficili da saltare senza dolorose cadute), si può nel frattempo godere di Awakenings, concettuale e sensoriale micro-viaggio nella galassia dell’utopia, quel luogo dove le umane difficoltà possono essere rivoltate come un guanto, e si trova ancora il modo di danzare alzandosi da una sedia a rotelle. Potenza del cinema.

Info
Awakenings su Youtube.

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