A Brief History of Princess X

A Brief History of Princess X

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Con l’esilarante cortometraggio A Brief History of Princess X, Gabriel Abrantes mette per la prima volta i suoi istinti anarcoidi e surreali al servizio della narrazione di una storia vera, riflettendo sull’interpretabilità dell’arte e dimostrando come la realtà, fra arte dada e ricerche sul sesso, possa essere a volte ben più assurda e divertente della finzione. Fuori concorso a Locarno 2016.

La principessa del pisello

Ritorno sulla storia di “Princess X”, fallo di bronzo futurista e dorato, di fatto un busto della pronipote di Napoleone, Marie Bonaparte. [sinossi]

Negli spassosi cortometraggi realizzati nei suoi, per ora, nove anni di carriera, il trentaduenne regista statunitense di nascita ma portoghese d’adozione Gabriel Abrantes ha sempre messo in scena l’assurdo; un assurdo surreale e frenetico, irriverente e anarchico, urticante e satirico, già capace nel 2012 di spedire Aristofane ad Haiti con Birds, o di tirar fuori dal cilindro l’anno successivo – nella miriade di situazioni paradossali del geniale Ennui Ennui – un drone statunitense che bombarda l’Afghanistan solo dopo l’amorevole telefonata di “daddy” Barack Obama. Quello di Abrantes è un cinema da sempre divertito e splendidamente ludico, eppure al contempo ben conscio delle proprie velleità autoriali fatte di un linguaggio pienamente (in)definito e visionario; un cinema forte di un immaginario capace di far convivere e anzi accostare le situazioni più incompatibili, di far esplodere le risate più fragorose dalla contrapposizione di nonsense e dialoghi deliranti, e non certo in ultimo di riflettere sulla società attraverso le sue proiezioni lisergiche e spietate, oppure sul mezzo cinema come un decalogo di regole buone solo per essere spudoratamente infrante.

Ben al di là del semplice divertissement, il talento di Gabriel Abrantes è insomma inventiva sorniona, è lucida follia, è spirito anarchico, è capacità di osare, è la giusta commistione di (auto)critica e (auto)ironia. Nella finzione, evidentemente, ma non solo. Per parlare del nuovo A Brief History of Princess X, cortometraggio di pochissimi minuti presentato fuori concorso a Locarno 2016, occorre infatti tornare con la memoria al lavoro precedente, segmento del film collettivo Aqui em Lisboa: episodios de vida da cidade (2015) in cui, nelle forme di un mockumentary narrato da un irresistibile Herner Werzog, un chiasmo delle iniziali e la voce del bavarese imitata alla perfezione fra la divertita parodia e l’omaggio, Abrantes stesso si metteva in scena come un perdente vessato dalla fidanzata in una società basata solo sull’apparenza. Uno step evidentemente fondamentale, quello del falso documentario, per rendersi conto che a volte la realtà, se sapientemente raccontata, può essere ancora più fantasiosa e surreale della finzione.

Tecnicamente, per quanto possa apparire a prima vista come una naturale prosecuzione del cinema libero, provocatorio, eretico, inventivo e irresistibilmente spassoso di Abrantes, A Brief History of Princess X è infatti classificabile come un documentario. Vera è la storia della “Princess X” (ovviamente pronunciata dalla più volte ridacchiante voce narrante del regista calcando l’accento sul gioco di parole con “Princess Sex”), statua dorata scolpita ai primi del Novecento dallo scultore dadaista rumeno Constantin Brâncuși come ritratto di Marie Bonaparte; vero è il fatto innegabile che la statua, figlia di continui colpi di scalpello a renderla sempre più minimale prima del bagno in oro, assomigli a un gigantesco fallo davanti al quale farsi, complice l’immaturità dell’adolescenza, i più irriverenti selfie. Veri sono poi gli studi apparentemente deliranti che emergono dai dialoghi da parte di Marie Bonaparte sulla distanza fra vagina e clitoride in relazione all’intensità dell’orgasmo, come pure sono vere le continue operazioni a cui la pronipote di Napoleone si sottopose per tentare – invano – di combattere la propria frigidità. Fino alla “vera” sfortuna di Brâncuși con la decisione di esporre per la prima volta l’opera proprio quando l’orinatoio di Duchamp attirerà a sé tutti i riflettori, destinando i sogni di ricchezza e notorietà capillare dello scultore rumeno a rivelarsi una mera illusione.
Riflette quindi sostanzialmente sul vero, A Brief History of Princess X, adattando le modalità narrative e comiche di Gabriel Abrantes a una porzione di storia che nemmeno lo sceneggiatore più folle sarebbe riuscito a immaginare. Quando la realtà supera la finzione, quando la storia dell’arte incontra la sessuologia, quando la provocazione surrealista diventa, a quasi un secolo di distanza, nuova provocazione surreale e mai gratuita. In fondo, l’arte è tutta una questione di interpretazione, chi vede una principessa, chi vede un pene d’oro: l’ambiguità della scultura è l’ambiguità del cinema, la ricerca della forma è la ricerca di linguaggio, la realtà e la finzione si meticciano, collimano, coincidono. Certo, Abrantes nella narrazione calca la mano, carica l’assurdità della vicenda narrata di ulteriori paradossi come la placida freddezza meccanica dell’artista di fronte ai discorsi apertamente sessuali della propria modella, si diverte con il linguaggio cinematografico e artistico, ma nei fatti il regista si limita a declinare secondo il proprio stile una serie di avvenimenti strambi realmente accaduti, facendone emergere fino a portare all’ebollizione tutta l’insita portata comica.

Il regista statunitense-lusitano, dopo essersi posto come narratore in prima persona della vicenda, mette in scena ricostruzioni della genesi dell’opera affidate a una straordinariamente somigliante Joana Barrios, bambini irriverenti in giro per i corridoi del museo, la centralità dell’opera come memoria: quello che rimane, quello che è accaduto, l’oggetto che ancora sa raccontare una storia, per quanto semidimenticato fra le fredde stanze di un museo. Sospeso fra l’aderenza al vero e il più irresistibile cinedelirio, A Brief History of Princess X racchiude tutto lo sguardo irriverente del regista, tutta la sua indomabile simpatia, tutta l’insofferenza agli argini del suo linguaggio, pronto a esplodere ancora una volta in tutta la sua sfacciata libertà. E questo, in appena sette minuti, non è certo poco.

Info
La pagina dedicata a A Brief History of Princess X sul sito del Festival di Locarno.

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