L’era glaciale – In rotta di collisione

L’era glaciale – In rotta di collisione

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Sempre fedele a se stessa, inevitabilmente invecchiata nel contesto della moderna animazione, la saga targata Blue Sky arriva con L’era glaciale – In rotta di collisione ad un quinto episodio stanco ed evanescente.

Rotta verso il già noto

La perenne rincorsa di Scrat alla sua ghianda porta stavolta lo scoiattolo a bordo di un UFO, dove la sua goffagine provoca la collisione tra due pianeti, con la formazione di un meteorite che minaccia la Terra. Qui, Manny, Diego e Sid dovranno mettere da parte problemi familiari e sentimentali vecchi e nuovi, per cercare di far fronte all’imminente pericolo… [sinossi]

Quattordici anni, cinque film, una generazione di giovani spettatori ormai cresciuta con i suoi personaggi: questo è stato (finora) il bilancio di quello che è il più longevo franchise cinematografico nell’era dell’animazione digitale. Una vera e propria gallina dalle uova d’oro, quella de L’era glaciale, che ha portato la Fox e i Blue Sky Studios ad ampliarne di capitolo in capitolo la “mitologia”, introducendo di volta in volta nel suo universo nuovi personaggi (e nuove, immancabili, citazioni e strizzatine d’occhio agli spettatori più cresciuti) ma restando, nella sostanza, consapevolmente e quasi pedissequamente fedeli alla sua formula. Quella della serie creata nel 2002 da Chris Wedge e Carlos Saldanha è infatti una celebrazione edificante della famiglia (d’adozione più che biologica, ma più che mai tradizionale nelle sue forme e regole), degli affetti trovati e valorizzati, della diversità che si fa ricchezza e utile strumento di sopravvivenza. Temi che quattordici anni fa (quando l’animazione digitale attraversava ancora la sua infanzia, e le opere di Pixar, Blue Sky e Dreamworks fungevano da supplenti all’appannamento creativo della Disney) furono prontamente recepiti da un pubblico anagraficamente trasversale; motivi in seguito riproposti dalla serie puntando forte sul piacere del riconoscimento, e sul legame affettivo progressivamente instaurato dal pubblico nei confronti dei personaggi.

Il botteghino, almeno quello statunitense, non sembra stavolta aver premiato il ritorno dei beniamini Sid, Manny e Diego (e delle rispettive famiglie allargate) almeno stando ai deludenti risultati delle prime due settimane di programmazione: probabile risultato del confronto con altri due “pezzi da novanta” dell’estate animata 2016 (Pets e Alla ricerca di Dory), ma anche dell’usura di quella che sempre più si è configurata, nel corso di quasi tre lustri, come mera logica della reiterazione. Logica che comunque, stando alla visione di questo L’era glaciale – In rotta di collisione, non ha prodotto risultati molto dissimili da quelli degli ultimi film della saga. Al netto dell’esilità della sua struttura, della traballante composizione del racconto, di un interesse ormai incentrato, coscientemente, più sulla singola gag che sul complesso della narrazione, il problema del film di Mike Thurmeier e Galen T. Chu sembra essere più che altro “anagrafico”: un sequel che, fin dalle sue prime sequenze, appare irrimediabilmente datato, vittima di una senilità che, nel settore, viene ormai raggiunta molto più rapidamente che in passato. Non basta, e anzi fa forse un danno, la scelta di recuperare un elemento già presente nel primo film (l’astronave sepolta nel ghiaccio), non basta il ritorno del furetto Buck introdotto dal terzo episodio, non basta il coté fantascientifico: la formula, innestata dalle immancabili disavventure dello scoiattolo Scrat con la sua ghianda, torna ad essere riproposta qui con quasi matematica fedeltà. Con lo stesso, cosciente rifiuto di qualsiasi minimo scostamento.

Se la Pixar si rinnova di film in film, pur restando nella sostanza (e per fortuna) fedele alla sua linea produttiva, se la Dreamworks alterna opere più commerciali ad altre più originali e personali, e la Disney vive (pur nelle sue contraddizioni) un nuovo rinascimento, la Blue Sky continua a puntare, quasi esclusivamente, sul suo franchise più fortunato: non avvedendosi, e neanche ponendosene il problema, della necessità di rivederne le premesse. L’esilità narrativa denunciata dall’evoluzione della saga, già evidente negli ultimi due capitoli, è aggravata qui dall’assenza di veri e propri villain, da un’evoluzione narrativa scontata, e da un’idea di base che appare pretestuosa anche ai palati più facili. Questo L’era glaciale – In rotta di collisione, più che il nuovo episodio di una saga che ha avuto, malgrado tutto, la sua non indifferente rilevanza nella storia dell’animazione digitale, appare come un’estensione di uno qualsiasi dei cortometraggi dedicati al personaggio di Scrat: divertente ed evanescente il pretesto di base, risaputi e appiccicaticci i suoi sviluppi. L’esile filo narrativo che collega le vicende di Sid e compagni, con le immancabili schermaglie familiari (aggiornate a una nuova, prevista generazione) viene comunque portato avanti con sufficiente mestiere dai due registi, forti di un comparto tecnico come sempre di buon livello, e di un insieme di dinamiche narrative interne al gruppo di personaggi, che ormai non chiedono che di essere replicate di episodio in episodio.

Tra gli scontati riferimenti cinefili (qui il monolite di 2001: Odissea nello spazio) e i vari stereotipi legati a questo o quell’aspetto della cultura di massa (tra questi ultimi, una comunità new age di animali che non invecchiano mai) questo quinto episodio della saga sembra essere un compendio di tutto ciò che l’animazione digitale, nella sua forma più standardizzata e di consumo, ha espresso nel corso di questo quindicennio. Una malintesa interpretazione del concetto di film per famiglie, che ricerca nel modo più facile una trasversalità di approccio tesa a dare ad ogni categoria di spettatori la sua piccola porzione di intrattenimento: ai più piccoli le gag e il vivace ritmo comico e figurativo, agli ex bambini cresciuti con il franchise il senso di calore e familiarità derivato dal ritrovamento di personaggi e logiche narrative, agli adulti i riferimenti cinematografici, le parentesi parodistiche, l’indubbia cura formale nella confezione del prodotto. Un mix, che nel corso degli anni, ha progressivamente e inevitabilmente finito per stemperare la sua efficacia, riducendosi ad uno spettacolo sempre più risaputo ed evanescente. Se è vero che ha poco senso accanirsi su questo stanco, quinto e forse ultimo installment della saga, così com’è stato fatto (in misura ben superiore al dovuto) dalla critica d’oltreoceano, è anche da rimarcare come le migliori suggestioni nel mondo dell’animazione (digitale e non) vadano ormai ricercate altrove.

Info
Il trailer di L’era glaciale – In rotta di collisione su Youtube.
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