Torno da mia madre

Torno da mia madre

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Éric Lavaine dirige con Torno da mia madre una innocua commedia tra facile sociologismo e descrizione di un nucleo familiare con personalità sempre in (quasi) conflitto.

I figli imbiancano e le mamme restano

Stéphanie ha 40 anni, è divorziata e ha perso il lavoro. Si trova così costretta a tornare a vivere dalla madre Jacqueline, per una convivenza che si rivelerà tutt’altro che agevole. Quando tutti i fratelli si riuniscono per una cena, ecco che tutte le contraddizioni verranno al pettine. [sinossi]

Uno dei problemi recenti del cinema europeo – se così si può chiamare, visto lo stato delle cose nel continente – è quello di aver dimenticato la cattiveria e la disperazione e di mostrarsi invece troppo levigato ed edulcorato. Di fronte a un Ken Loach che vince al Festival di Cannes con I, Daniel Blake rimettendo finalmente al centro del discorso la crisi ormai endemica in cui ci troviamo – sia pure con le classiche ‘semplificazioni’ estetico/narrative del cinema del cineasta inglese – vi sono migliaia di esemplari simili a Torno da mia madre dove si finge di fare una riflessione sociologica per ancorare in realtà ben presto il discorso intorno a dei codici di genere – e il genere in questione è ovviamente la commedia – in cui tutto segue un binario prefissato.
Al di là di qualche eccezione, sempre Loach ad esempio, la messa in scena della povertà è diventata infatti un tabù nel cinema mainstream continentale, e anche quando si lambisce il tema, come accade per l’appunto in Torno da mia madre, lo si declina solo come difficoltà temporanea, in modo tale da non assumere mai toni degradanti.

Oltre al cinema italiano, che dei suoi interni borghesi plastificati ha fatto ormai negli ultimi vent’anni una questione di stile e di ideologia, questa tendenza affligge anche la produzione transalpina, con la non trascurabile differenza che i francesi sanno generalmente costruire meglio le loro storie, riuscendo dunque spesso a celare con maggior sottigliezza la vacuità che di frequente le sostanzia. E così Torno da mia madre, diretto da Éric Lavaine, sembra rendere quasi verosimile la sua morale tranquillizzante e fuori dal mondo grazie alla descrizione per buona parte meticolosa – fino almeno allo sbraco conclusivo – dei rapporti umani in un interno familiare.
La protagonista Stéphanie, quarantenne con figlio a carico, si ritrova infatti a tornare nella cittadina natale a casa della madre, perché la sua piccola società è fallita da un giorno all’altro e non trova più lavoro da nessuna parte; in una cena con i fratelli esploderanno le varie tensioni sopite nel corso degli anni, divenute tra l’altro col tempo sempre più insostenibili a causa della scomparsa prematura del pater familias (un classico, quello del padre scomparso, che aiuta sempre a far tornare i conti a livello simbolico). Gli egoismi e le piccole vanità, le invidie e i sospetti emergono per l’appunto con un certo grado di coinvolgimento, per poi risolversi però in maniera grossolana, in ossequio soprattutto alla morale di cui sopra. E dove per di più la madre – e dunque la rappresentante della vecchia generazione – si mostrerà ben più lucida dei figlioli, che sono – o sono stati – abbienti, ma che in fin dei conti restano dei bamboccioni.

Si dirà: pur sempre di una commedia si tratta, bisogna volersi un po’ bene e un po’ male, di fronte a una cattiveria si deve riequilibrare la bilancia con un bel gesto altruistico, è vietato scendere troppo in basso così come salire troppo in alto. Ma le mezze stagioni non sono mai esistite, e un motivo ci sarà.

Info
Il trailer di Torno da mia madre su Youtube.
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