Brimstone

Brimstone

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Western al femminile con una notevole pletora di violenze e sevizie, Brimstone di Martin Koolhoven risulta ben presto ripetitivo, colpa anche del suo villain, un gigionissimo Guy Pearce. In concorso a Venezia 2016.

Calamity Girl

Liz è una bellezza selvaggia ma trattenuta, un cuore sensibile e un animo irruento. L’antieroe che la perseguita è Preacher, un fanatico vendicativo e diabolico. Liz è una sopravvissuta, un cuore puro, tuttavia non una vittima, ma una donna capace di sprigionare una forza terribile, che risponde con stupefacente coraggio alla voglia di una vita che, sia lei che sua sorella, meritano di vivere… [sinossi – labiennale.org]

Di solito il conflitto classico intorno al quale edificare un western è quello tra lo sceriffo e il fuorilegge, e nel ruolo del “buono” della situazione possiamo trovare alternativamente l’uno o l’altro, o magari a un certo punto del racconto entrambi, nel nome di una missione comune. Ma se nel ruolo del villain c’è invece un Reverendo, allora forse la sua nemica giurata più adeguata può essere una donna, fosse anche solo per ragioni di “stregoneria”. Trae certo spunto da un classico della letteratura quale La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne il western al femminile Brimstone dell’olandese Martin Koolhoven, presentato in concorso a Venezia 2016. Come nel romanzo di Hawthorne la protagonista è qui una giovane donna, Liz (Dakota Fanning), ma il Reverendo in questo caso ha un ruolo più complesso: è suo padre e il suo nemico giurato.

Le vicende di Brimstone procedono à rebours e vengono ordinatamente suddivise in tre capitoli dai nomi biblici, più un epilogo con catarsi. E di catarsi se ne sente davvero tanto il bisogno durante la visone del film, dal momento che la nostra eroina, come in un racconto di formazione per fanciulle dai toni orrorifici, si ritrova a subire ogni sorta di oltraggio, al punto che pare di trovarsi in una specie di torture movie-western perpetuo e rocambolesco, che non concede aperture o pause. E così tra incesti, stupri, amputazioni, frustate e museruole, Liz “la guerriera” si barcamena volitiva, imbraccia il fucile, talvolta anche il coltello, e affronta il suo nemico di sempre. Padre spirituale e carnale, personificazione del Demonio, ma ministro di Dio, Il Reverendo è una sorta di Terminator sempre pronto a rialzarsi, la sua cattiveria poi non ha limiti, e questo apre un interessante spiraglio all’interno del film a un anticlericalismo  piuttosto esplicito. Il conflitto tra i due è ancestrale, discende probabilmente da un’incomprensione “di genere” e, nel dettaglio, al ministro di Dio non va certo giù il fatto che una donna possa decidere della vita o della morte di una partoriente, se poi il parto in questione avviene sotto il suo pulpito, l’onta è decisamente eccessiva.

Al centro di Brimstone pare dunque esserci l’eterno conflitto tra donna e clero e poi c’è anche l’idea che l’America sia stata fondata principalmente da dei bigotti perversi e incestuosi, capaci solo di imporsi con l’uso della forza sui più deboli. Peccato però che nei vari capitoli le idee di fondo del film si diluiscano in rivolgimenti narrativi di stampo romanzesco-avventuroso spesso poco interessanti, senza contare poi che ogni capitolo si conclude grossomodo nella stessa maniera, ovvero con l’incontro-scontro tra Liz e il Reverendo. Quanto al cattivo in questione, incarnato da un Guy Pearce fuori controllo, questo appare perennemente sospeso tra il truce e il risibile (involontario, quest’ultimo), sia che schiumi rabbia, sproloqui su Dio e il Demonio, sia preda di malsane frenesie sessuali.

Inutile aggiungere poi che nonostante l’ordinata struttura in capitoli, il film mostra presto qualche cedimento, dal momento che le gli eventi che possono accadere a una donna nel selvaggio west sono più o meno quelli sopra elencati e già altre volte apparsi sul grande schermo, ovvero la sequenza “stupro-incesto-amputazioni-frustate”, a cui Koolhoven aggiunge l’interessante variante della museruola, in due diverse varianti: metallo o corda. Sarà anche tutto verosimile e storicamente dimostrabile, ma in ogni caso ci piace pensare che una differente lettura del western al femminile sia possibile.

Info
Il sito ufficiale di Brimstone.
La pagina facebook di Brimstone.
La scheda di Brimstone sul sito di Venezia 2016.
  • Brimstone-2016-Martin-Koolhoven-01.jpg
  • Brimstone-2016-Martin-Koolhoven-02.jpg

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