One More Time with Feeling

One More Time with Feeling

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Con One More Time with Feeling Andrew Dominik dirige una sorta di backstage del nuovo disco di Nick Cave, ma il suo film si trasforma in una lunga e impossibile elaborazione del lutto. A Venezia 2016 fuori concorso.

Deep Water

Inizialmente pensato come ripresa di una performance, One More Time With Feeling si è evoluto in qualcosa di molto più significativo quando ha iniziato a scavare nel tragico contesto della scrittura e registrazione dell’album. Performance live dei Bad Seeds che cantano le nuove canzoni si intrecciano a interviste e riprese di Dominik, accompagnati dalla narrazione intermittente e dalle riflessioni estemporanee di Nick Cave. Il risultato è una testimonianza cruda, rigorosa e fragile, un vero e proprio tributo a un artista che cerca di trovare la sua strada attraverso l’oscurità… [sinossi]

One More Time with Feeling nasce come progetto con l’intento di promuovere l’uscita di Skeleton Tree, l’ultimo album che Nick Cave ha registrato insieme ai fedeli Bad Seeds. Il sedicesimo lavoro di questo sodalizio non ha però nulla a che spartire con i precedenti, e non per una questione meramente musicale: si tratta infatti delle prime composizioni di Cave da quando, poco più di un anno fa, il figlio Arthur è morto per le ferite riportate dopo una rovinosa caduta da una scogliera. Allo stesso modo sarebbe superficiale leggere One More Time with Feeling, presentato fuori concorso alla settantatreesima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e distribuito in sala il 27 e 28 settembre dalla Nexo Digital, come un puro e semplice backstage della lavorazione dell’album. Certo, Andrew Dominik non risparmia le registrazioni, il lavoro sui suoni, le sovrincisioni vocali (che Cave ammette di detestare, e di cercare di evitare in ogni modo), e il film vive in tutto e per tutto nello studio, tra gli strumenti musicali e i cavi, tranne qualche breve evasione nella casa di Cave, dove lui e la moglie Susie stanno cercando di “tornare a essere felici”, per utilizzare le parole del cantante.
Nick Cave è sempre stato un frontman, un leader indiscusso, tanto sul palco quanto davanti la macchina da presa (da Johnny Suede di Tom DiCillo a L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford proprio di Dominik, e del quale curò anche la colonna sonora; quest’anno al Lido lo si è visto apparire anche in Les beaux jours d’Aranjuez di Wim Wenders), eppure con la camera puntata addosso si dimostra fragile, timido, a tratti perfino impacciato. Il suo non è un raccontarsi, operazione forse impossibile in questo momento della sua vita, ma lo sfrenato ciarlare di un uomo che deve sfogarsi, e ha la necessità di farlo anche pubblicamente. Per contorto narcisismo? No, solo perché la sua vita pubblica e quella privata, su cui è sempre stato molto riservato, si sono improvvisamente mescolate, costringendolo a una ribalta che non avrebbe augurato neanche al peggior nemico.

La fragilità e l’impaccio sono i tratti distintivi di One More Time with Feeling, e appartengono tanto al cantante e compositore (e romanziere, attore, sceneggiatore…) quanto a chi, dall’altra parte della camera, ha il compito di registrare tutto, di farsi portavoce di un dolore eterno, di documentare. Dominik, regista dalla visione sempre nitida e rigorosa – anche nel solitamente sottostimato Killing Them Softly, o nel misconosciuto esordio Chopper – cerca qui traiettorie nel bianco e nero, chiudendo lo sguardo dello spettatore più che aprendolo grazie anche a un 3D esornativo e inessenziale come quasi sempre ma per di più a tratti insostenibile. Perché davvero non si può sostenere il dolore impresso nel viso di Cave, ovviamente trasmesso attraverso i testi delle nuove canzoni, che parlano di amori da coccolare, di cose perdute eppure ancora possedute, di eternità e smarrimento del tempo.
Accompagnato da una band che respira e si muove con lui (a partire ovviamente da Warren Ellis, già fondatore dei Dirty Three e con i Bad Seeds dai tempi di Murder Ballads, primo reale slittamento sonoro di Cave verso i territori che ancora lo ossessionano), Cave cerca di rintracciare brandelli di normalità e quotidianità laddove tutto si è fatto confuso e distorto. Il suo parlare a ruota libera ha la nevrosi di chi si sostiene in attesa di un crollo che potrebbe arrivare da un momento all’altro.

Anche per questo appare davvero riduttivo interpretare One More Time with Feeling come la registrazione di un disco. Attraverso l’immortalità dell’immagine Cave e Dominik si avventurano alla ricerca di una verità più profonda, e intima. Operazione a corpo aperto che non può non lasciare ferite e traumi, ma è anche catartica. Per quanto sia un oggetto cinematografico adatto in particolar modo ai fan del cantante, One More Time with Feeling è in grado di coinvolgere qualsiasi tipologia di spettatore, proprio per la semplicità di un discorso tragicamente universale come la perdita di un figlio. Tra disegni ritrovati, l’abbraccio con l’altro figlio Earl (i due erano gemelli), e un percorso in automobile, Dominik ha il coraggio di registrare – con estrema pudicizia – il senso di smarrimento di un uomo che capisce di non aver mai avuto davvero il controllo delle cose che lo circondavano.
C’è una mesta dolcezza, nelle immagini di One More Time with Feeling, che strazia lo sguardo e conduce alle lacrime. Quando poi sui titoli di coda irrompe Deep Water di Marianne Faithfull in una versione casalinga cantata da Cave insieme ai due figli, gli occhi si allontanano dallo schermo per cercare rifugio nel buio della sala, sul volto degli altri spettatori, sulla borsa lasciata sulla poltroncina accanto, sui lacci delle proprie scarpe. In attesa di riveder la luce.

Info
One More Time with Feeling sul sito della Nexo Digital.
  • one-more-time-with-feeling-2016-nick-cave-andrew-dominik-01.jpg

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