La ragazza del mondo

La ragazza del mondo

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Con La ragazza del mondo, l’esordiente Marco Danieli costruisce un racconto di formazione e presa di coscienza sullo sfondo di una realtà controversa come quella dei Testimoni di Geova: ma il tutto è gravato da pesanti incertezze narrative e da una regia anonima.

Un mondo fuori fuoco

Affiliata fin da piccola ai Testimoni di Geova, Giulia vive una vita rigidamente inquadrata, in cui sono limitatissimi i contatti con i non appartenenti alla comunità. L’incontro casuale con Libero, giovane ex detenuto, manderà in crisi le sue convinzioni e favorirà per la prima volta, nella ragazza, una presa di coscienza libera ed indipendente. [sinossi]

Per il suo esordio alla regia di un lungometraggio, Marco Danieli (classe 1976) ha scelto di prendere di petto una realtà controversa come quella dei Testimoni di Geova. Scelta curiosa e in controtendenza, quella del regista romano, in un periodo in cui le recrudescenze di fondamentalismo religioso (di ogni segno) suggeriscono spesso di volgere lo sguardo altrove. Una scelta comunque tale da destare un certo grado di interesse, laddove tenta di mettere sotto i riflettori un microcosmo sociale con cui, almeno una volta, tutti siamo venuti a contatto. Nonostante le precisazioni del regista, che ha voluto specificare come il suo non sia un film “di denuncia” contro i Testimoni, ma piuttosto una storia di formazione e presa di coscienza, su La ragazza del mondo grava certo la peculiarità del suo soggetto, le suggestioni che questo porta con sé rapportate a una visione popolare (e stereotipata) della realtà che racconta; oltre al prevedibile confronto diretto (ancora da verificare) con la comunità oggetto della sua indagine. Uno dei casi in cui, per le caratteristiche sociologiche del referente del racconto, e per la sua singolarità, la capacità di sviscerarne la realtà diventa elemento fondamentale per la valutazione critica.

Stando alle parole di Danieli, il progetto prevedeva inizialmente la realizzazione di un documentario da affiancare al lavoro di fiction, liberamente ispirato a una reale vicenda di “fuoriuscita” dal movimento. E guardando il film, con l’approccio (un po’ incerto) che il regista mostra verso l’oggetto della sua indagine, viene in effetti da pensare che la forma del documentario avrebbe reso uno sguardo più lucido, e centrato, verso la realtà rappresentata. Il film di Danieli, fin dall’inizio giocato sul doppio binario dell’analisi sociologica e dell’emersione (non solo metaforica) di una coscienza personale e affettiva nella protagonista, appare piuttosto incerto sulla direzione da prendere, mostrando più di una difficoltà nel raggiungimento di entrambi gli obiettivi.
Lo sguardo sulla congregazione di cui la giovane fa parte sceglie infatti di farsi ravvicinato solo a tratti, non riuscendo a evitare di trasmettere l’impressione di una ricognizione superficiale, tutta esteriore, poco centrata sull’esistenza del singolo in rapporto al rigido condizionamento sociale operato dal gruppo. D’altra parte, la stessa love story che innesca la ribellione della protagonista mostra qualche incertezza nel suo sviluppo, non riuscendo compiutamente nella resa del parallelo tra le due distinte “gabbie” (quella della religione, e quella della vita di strada) in cui i due protagonisti restano rinchiusi.

Al netto di una regia poco appariscente, che solo a intermittenza fa mostra di qualche buona intuizione (il metaforico bagno della protagonista subito dopo la sua fuoriuscita dal gruppo, l’inquadratura finale) il problema principale di questo La ragazza del mondo è narrativo: un racconto solo a sprazzi capace di illuminare le peculiarità dei due contesti che mette in scena, piuttosto meccanico e prevedibile in alcuni snodi di trama (tra questi, il lungo prefinale), gravato da alcune forzature nella narrazione all’insegna della scarsa credibilità (tutta la seconda parte, e in particolare la gestione del subplot legato al traffico di droga).
In una vicenda che, fin dall’inizio, gioca le sue carte (anche) sulla gestione esplicita del coinvolgimento emotivo, non ci si libera di una paradossale sensazione di freddezza, rotta solo a tratti da alcune isolate, riuscite sequenze (tra queste, il primo “processo” ai danni della protagonista). Così, gli aspetti dal maggior potenziale melodrammatico del racconto restano anch’essi sacrificati, in parte penalizzati dalla difettosa gestione degli snodi narrativi; non aiutati neanche, in questo, dalla prova di una Sara Serraiocco meno convincente che in passato (ci era apparsa decisamente più efficace nei precedenti Salvo e Cloro), apparentemente in difficoltà quando l’emotività del personaggio chiama a una recitazione dal registro più esplicito.

Superata la curiosità per il tema, l’esordio di Marco Danieli, presentato nel corso delle Giornate degli Autori dell’attuale edizione della Mostra del Cinema di Venezia, finisce quindi per rivelarsi un tentativo sostanzialmente non riuscito: se da un lato è apprezzabile la scelta di puntare lo sguardo su una realtà diversa (tanto vicina quanto irrimediabilmente “aliena”) da quelli che sono i luoghi deputati del cinema italiano mainstream, il risultato è gravato tanto da una messa in scena fin troppo minimale, al punto da risultare anonima, quanto da un’incertezza tematica, e da una sostanziale superficialità di sguardo, che incidono pesantemente sul risultato finale.

Info
La scheda di La ragazza del mondo sul sito della Mostra del Cinema di Venezia.
Il trailer di La ragazza del mondo su Youtube.
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