Singing in Graveyards

Singing in Graveyards

di

Grande omaggio a una delle figure chiave del rock filippino, Singing in Graveyards segna l’esordio alla regia di Bradley Liew. In concorso alla Settimana della Critica 2016.

Rock ‘n’ Roll Suicide

Pepe, imitatore sessantottenne di una leggenda del rock filippino, vive solo ai confini fra realtà, immaginazione e misticismo. Un giorno gli viene finalmente data l’opportunità di aprire un concerto del suo idolo, ma dovrà fare qualcosa che nessuno dei due ha mai fatto prima – scrivere una canzone d’amore. [sinossi]
Time takes a cigarette,
puts it in your mouth
You pull on your finger,
then another finger
then your cigarette
David Bowie, Rock ‘n’ Roll Suicide

Si aggira per le strade della città, Pepe, la fedele chitarra al suo fianco; oppure si muove in perenne stato di falso relax per le stanze della sua casa. Parla di sé in terza persona, e si chiama ‘Joey’. Esiste davvero questo Joey, ed è una superstar del rock filippino, noto ai cultori della materia come pinoy rock: Joey Smith, lo spilungone che suonò insieme ai Beatles; Joey Smith, il figlio della guerra, con mamma filippina e babbo statunitense; Joey Smith, che se ne andò a cercare fortuna in Giappone, e la trovò nei mitologici Speed, Glue & Shinki, trio che sfornò due album miracolosi come Eve nel 1971 e Speed, Glue & Shinki l’anno dopo, rimasti nella memoria collettiva occidentale grazie al prezioso lavoro di Julian Cope in Japrocksampler, edito in Italia da Arcana.
Singing in Graveyards, brillante esordio del malese Bradley Liew, ospitato nel concorso della Settimana della Critica di Venezia, parte da un’intuizione davvero geniale: mettere davanti alla macchina da presa una divo del rock (nell’arcipelago filippino Smith è il rocker più famoso in assoluto) e chiedergli di interpretare non solo se stesso, ma anche e soprattutto un suo imitatore, un sosia, un cover-man. Pepe non è ovviamente Joey, ma ha trascorso la sua intera esistenza a imitarlo, riproponendo sui palchi malmessi dei locali i suoi grandi successi, vestendosi come lui, imparando a modificare la voce per assomigliargli. Ha di fatto messo da parte la propria vita per riuscire a immedesimarsi al meglio, e non perde occasione di ricordarglielo – con modi tutt’altro che pacifici – l’ex moglie, con cui ha avuto un figlio. Ma Pepe non ha davvero una famiglia, e se ce l’ha è composta dai membri della sua band storica, con cui cercò inutilmente di raggiungere il successo e che ora riposano uno accanto all’altro al cimitero.

È un uomo morto che cammina, Pepe, un fantasma che si ostina ad aggirarsi per i meandri di una società che non lo degna di alcuna attenzione, e si fa anzi beffe di lui. Potrebbe però esserci l’occasione di un riscatto, come gli comunica il suo agente – interpretato da Lav Diaz, che si presta per la bisogna alla recitazione per dare vita a un ruolo laido e traffichino, dimostrando di sapersi destreggiare con sapienza anche davanti alla camera –, perché Joey Smith ha deciso di organizzare un rientro in scena in grande stile, per il quale prevede prima della sua performance quella di alcuni dei suoi migliori double body. Pepe è ovviamente tra questi, e anzi si deve anche assumere la responsabilità di scrivere una canzone d’amore. La prima canzone d’amore dell’intera carriera di Joey Smith!
Ma come scrivere una canzone d’amore, soprattutto se si è un fantasma? Singing in Graveyards è il viaggio, per lo più tragico, in compagnia di un uomo che non sa relazionarsi con il mondo, che smarrisce gli affetti (compreso il rapporto con la ragazza, interpretata da Mercedes Cabral, che va a dormire a casa sua) e che vive in una memoria falsata di un passato splendente che non è mai davvero esistito. Non sa vivere il presente, Pepe, anche perché ha preso direzioni del tutto diverse dalle sue, e deraglia ogni giorno di più. Bradley Liew mette in scena questa dispersione con uno stile ieratico, contemplativo, in cui il tempo in scena spesso si sovrappone al tempo reale nella vita: una regia in cui i tempi morti acquistano lo stesso identico valore dei climax emotivi – ben presenti, perché Singing in Graveyards è anche un film doloroso e commovente.
Così, senza stacchi, lo spettatore non ha mai tregua, e non rintraccia alcun senso di pacificazione: il suo eroe, Pepe Smith, è lì davanti a lui, passa di stanza in stanza, si siede a dipingere le statuette che raffigurano Joey, schitarra un po’ in modo svogliato, va al funerale di uno dei suoi compagni di scorribande musicali. Una vita che è tutta un funerale, per questo reperto archeologico che non ha in ogni caso alcuna intenzione di cedere di fronte al rutilante sommovimento della contemporaneità.

Liew ribalta in continuazione la prospettiva rispetto alla realtà: se Pepe è l’esatto opposto della figura carismatica e di successo che è il tratto distintivo del vero Joey, il personaggio interpretato dalla Cabral è lo specchio riflesso dell’attrice, qui alla ricerca disperata di un provino in cui la prendano sul serio e non le chiedano di spogliarsi, e nella vita di tutti i giorni diva dell’arthouse filippino che ha recitato tra gli altri con Brillante Mendoza (Serbis, Kinatay, Captive, Thy Womb, Ma’ Rosa) ma si è distinta anche in piccoli ruoli in film di cassetta come The Woman in the Septic Tank di Marlon Rivera e The Healing di Chito S. Roño. Anche Lav Diaz non “scampa” a questo capovolgimento della realtà, passando da fiero cineasta indipendente a impresario scafato e a suo agio con l’industria.
Ma a rimanere negli occhi è ovviamente soprattutto Pepe, figura dimessa ma mai davvero sconfitta, che canta da solo nel camposanto per le orecchie oramai in putrefazione dei suoi sodali. Un resistente, il simbolo di un mondo spazzato via ma che si è aggrappato con tutte le forze anche al più piccolo appiglio. Nel raccontare una storia così universale Liew dimostra una maturità rara da rintracciare in un regista ventiseienne. All’interno di un ottimo concorso della SIC, in grado di proporre alcuni dei titoli migliori visti al Lido (Jours de France, The Last of Us…), Singing in Graveyards rappresenta a suo modo una ciliegina sulla torta. Una canzone d’amore in immagini.

Just turn on with me and you’re not alone
Let’s turn on with me and you’re not alone
Let’s turn on and be not alone
Gimme your hands cause you’re wonderful
Gimme your hands cause you’re wonderful
Oh gimme your hands.
David Bowie, Rock ‘n’ Roll Suicide
Info
La scheda di Singing in Graveyards sul sito della SIC.
  • singing-in-graveyards-2016-bradley-liew-01.jpg
  • singing-in-graveyards-2016-bradley-liew-02.jpg
  • singing-in-graveyards-2016-bradley-liew-03.jpg
  • singing-in-graveyards-2016-bradley-liew-04.jpg
  • singing-in-graveyards-2016-bradley-liew-05.jpg
  • singing-in-graveyards-2016-bradley-liew-06.jpg
  • singing-in-graveyards-2016-bradley-liew-07.jpg

Articoli correlati

  • Venezia 2016

    Intervista a Bradley Liew e Pepe Smith

    Al Lido abbiamo incontrato Bradley Liew, regista di Singing in Graveyards, ospitato all'interno della SIC. Con lui c'era Pepe Smith, il protagonista del film, superstar del rock filippino...
  • Venezia 2016

    The Last of Us

    di Presentato alla SIC 2016, The Last of Us è un'ambiziosa opera prima, una pellicola tanto attuale quanto proiettata verso il passato e il futuro: un viaggio apparentemente lineare, poi spirituale, sorretto da una ispirata messa in scena dei luoghi e dei volti.
  • Venezia 2016

    Jours de France

    di Flânerie anti-urbana alla ricerca del ritorno ai 'fondamentali', come la geografia, il paesaggio e l'ortografia, Jours de France - film d'esordio di Jérôme Reybaud - è una riflessione sulla perdita del sé e l'annullamento nell'Altro. In concorso alla Settimana della Critica 2016.
  • Venezia 2016

    Venezia 2016 - Minuto per minuto...Venezia 2016 – Minuto per minuto

    Dal primo all'ultimo giorno della Mostra di Venezia 2016, tra sale, code, film, colpi di fulmine e ferali delusioni: il consueto appuntamento con il “Minuto per minuto”, cronaca festivaliera dal Lido con aggiornamenti quotidiani, a volte anche notturni o drammaticamente mattinieri...
  • Festival

    Venezia 2016Venezia 2016

    La Mostra del Cinema di Venezia 2016, dalla proiezione di preapertura di Tutti a casa di Comencini al Leone d’oro e alla cerimonia di chiusura: film, interviste, premi, il Concorso, Orizzonti, la Settimana della Critica, le Giornate degli Autori...
  • Festival

    settimana-della-critica-2016Settimana della Critica 2016

    Dopo l'edizione del trentennale si riparte da Giona Nazzaro, nuovo delegato generale, e da un gruppo di esordi anarcoidi e furiosi. La Settimana della Critica 2016, dal 31 agosto al 10 settembre.
  • Venezia 2016

    Settimana-della-Critica-2016-PresentazioneSettimana della Critica 2016 – Presentazione

    Dopo l'edizione del trentennale si riparte da Giona Nazzaro, nuovo delegato generale, e da un gruppo di esordi anarcoidi e furiosi. Il resoconto della presentazione della Settimana della Critica 2016, svoltasi come da tradizione a Roma.
  • Cannes 2016

    Ma’ Rosa

    di Consueto ritratto entomologico di personaggi presi nella morsa di una povertà e di una disperazione assolute in quel di Manila, Ma' Rosa conferma la fase discendente del cinema di Mendoza. In concorso a Cannes 2016.
  • AltreVisioni

    Thy Womb

    di Il nuovo film di Brillante Mendoza, Thy Womb, in concorso al festival di Venezia, non raggiunge gli esiti eccellenti di molto suo cinema precedente ma si avvale comunque della splendida interpretazione di Nora Aunor, icona del cinema filippino.
  • Archivio

    Captive

    di Una missionaria francese nelle Filippine viene rapita insieme ad altri dodici stranieri da un gruppo di terroristi...
  • AltreVisioni

    Kinatay

    di Nel bene e nel male che sia, Brillante Mendoza non finisce mai di stupire. Lo dimostra in pieno Kinatay, presentato a Cannes nel 2009.
  • Venezia 2016

    Intervista a Giona A. Nazzaro

    Al termine dei lavori della Settimana Internazionale della Critica abbiamo intervistato il delegato generale Giona A. Nazzaro, con il quale abbiamo parlato di cinema, democrazia, Rossellini e molto altro… All’intervista ha partecipato con alcuni interventi anche uno dei membri del comitato di selezione, Beatrice Fiorentino.
  • Venezia 2017

    Giona A. Nazzaro, delegato generale della Settimana della Critica

    La 32esima edizione della Settimana Internazionale della Critica ha permesso di scoprire alcune delle più interessanti novità viste al Lido, a partire da Les Garçons sauvages. Ne abbiamo parlato con Giona A. Nazzaro, delegato generale della SIC.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento