Intervista a Juan Sebastián Mesa

Intervista a Juan Sebastián Mesa

Per parlare del suo film e della situazione cinematografica e politica della Colombia abbiamo incontrato Juan Sebastián Mesa, vincitore della Settimana Internazionale della Critica con Los nadie, opera prima del regista colombiano.

La prima domanda riguarda il processo creativo e produttivo che ti ha portato a realizzare Los nadie. Puoi parlarcene?

Juan Sebastián Mesa: Bè, quando abbiamo iniziato a discutere del progetto sapevamo che l’unico modo per fare il film era muoversi per gradi, costruendoci un’esperienza. Per esempio non avevamo né una macchina né un camioncino a disposizione, così l’intera troupe si muoveva in bicicletta; così abbiamo trascorso l’intera preproduzione in bicicletta, cercando le location. Tutti i processi necessari per arrivare a completare il film sono stati ricreati, perché Los nadie è un film a basso budget.

Quanto tempo hai lavorato sulla sceneggiatura? Te lo chiedo perché il film in alcuni passaggi sembra quasi improvvisato sul set…

Juan Sebastián Mesa: Assolutamente. C’era uno script di partenza, ma mi sono adoperato da subito con la troupe e gli attori affinché utilizzassero la sceneggiatura con grande libertà. Volevo che gli attori si sentissero liberi di utilizzare parole che sentivano proprie; c’era un obiettivo da raggiungere in ogni sequenza, e dicevo a ognuno di loro “questo è quello che deve scaturire da questa sequenza; fallo”, e poi li lasciavo liberi.

E avevano una lista di dialoghi?

Juan Sebastián Mesa: Sì, ma non volevo che imparassero in maniera meccanica le parole da dire.

Ok. Una delle tue protagoniste ha un rapporto molto affettuoso con la madre, è un aspetto che emerge con forza in una scena. Come hai costruito il personaggio della madre, di cui sappiamo così poco?

Juan Sebastián Mesa: Quel personaggio l’ho creato partendo da un’esperienza personale. I genitori ci dicono sempre che fanno del nostro meglio per noi, ma a volte questo non riesce a renderci felici, e io volevo mostrare questo. La madre pensa di fare del suo meglio, e lo fa, ma è comunque lei a dover trovare la forza per raggiungere la sua felicità.

Puoi parlarci della band che ha composto la colonna sonora, gli O.D.I.O.? Esiste davvero? E puoi dirci qualcosa della scena musicale underground colombiana?

Juan Sebastián Mesa: Gli O.D.I.O. esistono, è la band di uno degli attori, e i testi delle canzoni (che raccontano da anni la città di Medellin) erano per me molto importanti perché in qualche modo completano la storia che noi stiamo raccontando. La scena musicale underground non ha moltissimi seguaci, perché è troppo radicale e dura, ma io ne faccio parte fin da quando ero adolescente, ed è una scena che crea molti legami. Per la mia esperienza personale, poi, la capisco alla perfezione.

Nel film i personaggi parlano spesso di spari in lontananza, si parla di gang, si avverte il pericolo che li attornia. Qual è la situazione delle zone urbane in Colombia, e quale invece di quelle rurali? E cosa ne pensi della fine della guerra con le FARC [Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, N.d.A.] di cui si è parlato sui giornali nelle scorse settimane?

Juan Sebastián Mesa: Medellin è una città in cui è molto difficile vivere, per via della sua struttura e per via di un grave problema di sicurezza. In alcuni quartieri sono le gang a dettare legge, e non certo la polizia. Un po’ come avviene in Italia con la mafia. Una volta deciso di girare questo film abbiamo dovuto confrontarci anche con questa gente, a volte persino chiedere il permesso per le riprese. Ho deciso di inserire dunque anche questo aspetto all’interno del film, perché ci sono persone alle quali non è neanche permesso uscire dal proprio quartiere, perché in quello successivo non avrebbero giurisdizione. La situazione politica in Colombia è divisa in due, esattamente la stessa divisione che vediamo nel film: da un lato gli adulti, e dall’altro i giovani. È difficile dopo due settimane dire se la guerra sia o meno finita, ma c’è da dire che in molti, soprattutto adulti, traggono guadagno da questa guerra, e sono felici che possa continuare la guerriglia; è invece più facile trovare giovani che sperano in una conclusione definitiva dello scontro.

Vedendo Los nadie ci sono venuti in mente registi tra loro molto diversi, come Leos Carax o John Cassavetes. Quali sono stati i tuoi riferimenti cinefili, se esistono?

Juan Sebastián Mesa: Ovviamente ho visto molti film, anche italiani o francesi, che mi hanno donato ispirazione, ma ho cercato di fare in modo che Los nadie non riprendesse in maniera netta questa o quell’altra scena. Ho cercato di mettere nel film le cose che più mi affascinano, come ad esempio il bianco e nero, che crea atemporalità: lo spettatore non sa se la scena si svolge nel pomeriggio, o durante la mattina, non ha un’idea netta del tempo che passa e delle giornate in cui il film si svolge. Allo stesso modo volevo che la camera riuscisse a rendere l’idea che l’ambiente circondasse completamente i personaggi, li avvolgesse. Volevo che i personaggi si muovessero in questo ambiente vivendolo.

Quali difficoltà incontra un regista esordiente in Colombia? Com’è la situazione produttiva del tuo paese?

Juan Sebastián Mesa: La situazione è abbastanza paradossale, perché in realtà in Colombia in questo momento ci sono molti mezzi a disposizione per girare film, c’è una maggiore attenzione al cinema. In molti vorrebbero dunque fare cinema, ma è uno sforzo tale che non tutte le classi sociali possono permetterselo. C’è quindi una grande possibilità di produrre, ma può accedervi solo una piccola parte della popolazione.

Hai nuovi progetti su cui stai lavorando?

Juan Sebastián Mesa: Sì, sto lavorando su una nuova sceneggiatura, si chiama The Rodes, e parla di una piaga che attacca le piantagioni di coca, ma anche di un ragazzo, una della nuova generazione, che vive in un villaggio e lavora con la coca, e della reunion organizzata con gli amici che sono invece andati a vivere in città. Nel film si vive un confronto tra la Colombia metropolitana e quella tradizionale.

Un tema che ti interessa molto, così come l’idea di fare film corali…

Juan Sebastián Mesa: Penso che il modo più naturale di fare cinema sia quello di mettere in scena molti personaggi. Perché la vita di questo è fatto, di incontri, di relazioni umane. C’è sempre bisogno del confronto per comprendere se stessi, e per progredire. È indispensabile.

Info
La scheda de Los nadie sul sito della Settimana Internazionale della Critica.

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