The Last of Us

The Last of Us

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Presentato alla Settimana della Critica 2016, The Last of Us del tunisino Ala Eddine Slim è una ambiziosa e sorprendente opera prima, una pellicola tanto attuale quanto proiettata verso il passato e il futuro: un viaggio apparentemente lineare, poi spirituale, sorretto da una ispirata messa in scena dei luoghi (deserto, città, mare, bosco) e dei volti.

La linea dell’orizzonte

N arriva dal deserto per raggiungere il Nord Africa e compiere una traversata illegale verso l’Europa. Rimasto solo in Tunisia, decide di affrontare il mare in solitaria. Ruba così una barca e comincia il viaggio, ma presto l’imbarcazione affonda. Da quel momento, il viaggio di N si farà unico e speciale: scoprirà spazi diversi e infiniti, farà incontri intensi e fuggevoli, si confronterà con un’altra immagine di se stesso… [sinossi]

Ala Eddine Slim, classe 1982, tunisino, alla sua opera prima. The Last of Us. Un film ambizioso, rischioso, incredibilmente immerso nell’oggi, nell’attualità, eppure sospeso in un tempo e una dimensione altra dalla valenza universale.
The Last of Us è un film che riesce a ricalibrare continuamente l’equilibrio estetico tra i personaggi e il paesaggio naturale e urbano, tanto da impreziosire persino le anonime strade notturne, gli angoli bui di Tunisi, gli spazi chiusi. Slim tratteggia un viaggio geografico/umano/politico che è profondamente simbolico, ma altrettanto materiale, vero, polveroso. Il silenzioso protagonista, N (Jawher Soudani), è un profugo, un viaggiatore del/nel Tempo, un corpo rifiutato e quindi invisibile. Un corpo che può rapportarsi solo ai luoghi.
Fin dalle prime sequenze, N è accompagnato dal paesaggio, unico indivisibile compagno di viaggio: Slim mette in scena questo rapporto esaltando sia la componente materica del paesaggio, sia l’afflato immateriale – l’unico vero dubbio su The Last of Us è l’inserto grafico/didascalico, quasi un punto d’appoggio superfluo, una sottolineatura forse un po’ ridondante.

Nel catalogo della Settimana della Critica 2016, Abiusi cita Šarūnas Bartas e il Miyazaki di Nausicaä della Valle del vento per suggerire le traiettorie di un cinema capace di intrecciare e sovrapporre luoghi, uomini, Storia, spiritualità. Una mappatura critico/cinefila di una mappatura poetico/cinematografica. In entrambi i casi, i confini di questi territori sono vastissimi, difficilmente coincidenti, eppure protesi verso obiettivi non dissimili: The Last of Us ci mostra paesaggi a loro modo post-apocalittici, futuribili, ma già vissuti (e sofferti) in un passato che ciclicamente torna. Guerre, fughe, migrazioni. Ma anche ritorni e speranze.

Slim traccia una linea, un percorso. Una linearità che sequenza dopo sequenza prende un’altra forma, trovando nella circolarità l’unica possibile risposta. L’unica possibile forma. The Last of Us si apre sulla linea dell’orizzonte, dominata dalla sfericità del Sole: il paesaggio desertico e l’aria rarefatta sembrano già indicare la Stella Polare di N, la sua meta. Nel forzato cammino, tra una fallita traversata in mare e una Tunisi sorda e indifferente, N non può che incontrare M (Fathi Akkari), un suo riflesso passato e futuro.
The Last of Us è un film sulla deriva, sullo scarto morale tra il percorso di conoscenza di N e le dinamiche politiche e sociali dell’Africa, dell’Europa. The Last of Us è un manifesto poetico e politico, ma senza il bisogno di enfatizzare, di ricorrere alla facile retorica. Anzi, Slim si allontana dalle pastoie dei film forzatamente politici, scegliendo un linguaggio visivo rarefatto, lavorando di sottrazione, arrivando ai simboli, ai significati universalmente comprensibili.

Nel suo percorso lineare/circolare, ma anche nella genesi produttiva e nelle componenti tecnico-artistiche, The Last of Us è un lungometraggio distantissimo dalle dinamiche dell’autorialità post-colonialista. È cinema senza interferenze. È qualità visiva e sonora – davvero notevole l’immersione nei suoni della natura – che non deve niente a nessuno. A nessun fratello maggiore. Un cinema vivo, fertile, autosufficiente.

Info
La scheda di The Last of Us sul sito della SIC.
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