Independence Day – Rigenerazione

Independence Day – Rigenerazione

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Con Independence Day – Rigenerazione Roland Emmerich torna a raccontarci l’eterna lotta tra uomini e alieni invasori, per un blockbuster generazionale roboante e fracassone. Ma non chiedetegli di più.

United We Stand

Abbiamo sempre saputo che sarebbero tornati. Grazie all’utilizzo di tecnologia aliena, le nazioni della terra si sono unite nel creare un programma di protezione globale, ma nulla ci potrà preparare ad un attacco alieno senza precedenti. Solo la genialità di un piccolo gruppo di uomini e donne salverà il mondo dell’estinzione. [sinossi]

Ci sono almeno due importanti cambiamenti che sono intercorsi negli ultimi vent’anni all’interno delle logiche produttive (e quindi anche narrative) del blockbuster hollywoodiano, e non c’è occasione migliore per portarli nettamente alla luce di Independence Day – Rigenerazione, sequel nonché celebrazione del primo ventennale di Independence Day (1996). Il primo mutamento fondamentale lo abbiamo registrato già da parecchi anni oramai – il successo della saga di Twilight lo ha poi definitivamente sancito – ed è l’abbassamento dell’età media del target spettatoriale. Il secondo è la consapevolezza da parte di Hollywood di non poter fare a meno del mercato cinese, un bacino di competenze e soprattutto di utenti folto e preziosissimo per la sua sopravvivenza.

Ecco allora che quel “Rigenerazione” che è parte integrante del titolo del film, diretto, come il capostipite, dal teutonico Roland Emmerich, assume una doppia valenza fondamentale: da un lato in questo sequel accanto alla riesumazione (in alcuni casi letterale) dei vecchi personaggi troviamo una nutrita schiera di loro figli e nipoti pronti a sostituirli per rigenerare il franchise, dall’altro i personaggi cinesi aumentano qui in numero e in importanza di ruolo, per cui abbiamo la giovane e bella Angelababy (Young Detective Dee – Il risveglio del drago marino, Hitman: Agent 47) nel ruolo della pilota di caccia Rain Lao e Chin Hanin (Captain America: The Winter Soldier, Contagion, Il cavaliere oscuro) in quello dello zio e Comandante Jiang. Zio e nipote poi, all’interno del film, scambiano anche qualche battuta in cinese.

Per il resto Emmerich con Independence Day – Rigenerazione non apporta grandi cambiamenti alla sua saga, che resta un valido esempio di entertainment corale fracassone e coriaceo, a tratti grossolano nei passaggi narrativi, retorico quanto basta per rendere omaggio alla festività statunitense del 4 luglio cui deve il titolo. “Noi non ce ne andremo in silenzio nella notte” tonava il presidente Whitmore incarnato da Bill Pullman nel suo oramai celeberrimo (e abbondantemente parodiato) discorso di preludio alla guerra contro gli alieni, e a quanti lo presero un po’ troppo sul serio, Emmerich risponde ora con un’ironica citazione di quel momento, nonché con la presenza in scena di un presidente emerito piuttosto acciaccato, ma pronto nuovamente a scagliarsi contro gli alieni per proteggere prole e patria. Si sente un po’ la mancanza invece in questo sequel di Will Smith e del suo humour nazionalpopolare, il personaggio del figlio (interpretato da Jessie T. Usher) appare infatti troppo fossilizzato in un ruolo da bisteccone afroamericano tutto dedito ai “valori”, compresi etica del volo (è pilota anche lui, ça va sans dire) e, naturalmente, anche qui, patria e famiglia. Molto più convincente è invece Liam Hemsworth nei panni di un pilota sbruffone alla Han Solo, capace persino di orinare al cospetto degli avversari alieni, pur di sviare la loro attenzione e proteggere i suoi compagni di avventure. Non si può non salutare con un certo giubilo poi il ritorno di Jeff Goldblum nei panni dello specialista in comunicazioni David Levinson, un eroe sufficientemente scettico e ironico per catturare l’attenzione di un pubblico più smaliziato. Peccato che al suo fianco sia stata posizionata la psicanalista esperta in “cognizione residuale” (ovvero in cosa resta nella mente di chi ha avuto contatti alieni) incarnata da Charlotte Gainsbourg, personaggio che all’interno del film non ha molto da dire né da fare, tranne magari innamorarsi del nostro “comunicatore”.

Non mancano naturalmente in Independence Day- Rigenerazione esplosioni e battaglie aeree, personaggi di contorno dediti a una comicità indirizzata ai più piccoli (il target spettatoriale è anche quello), sacrifici alla Armageddon, cameratismo, nuovi amori, vecchi, adulti, bambini, cani e, nel nome di un’attualità auspicabile, un presidente donna. Il tutto è tenuto insieme da una retorica del mondo unificato, che utilizza la festa dell’indipendenza americana come occasione per estendere il concetto di “United We Stand” al mondo intero, senza differenza di razza, genere o religione.

Si registrano anche delle citazioni, che vanno da Alien (la conformazione e il genere femminile dell’aliena ape-regina da sconfiggere), Jurassic Park (si veda l’apparizione della zampa di detta aliena e il suo riflesso nello specchietto retrovisore), Incontri ravvicinati del terzo tipo (la comunicazione telepatica di cui sono vittime coloro che hanno incontrato gli alieni in precedenza, e i relativi disegni da loro prodotti) e persino Quarto potere (con la sfera lasciata cadere nel momento del fatale trapasso).
Ma Emmerich scorre veloce su questi elementi, quasi se ne vergogni un po’, il suo cinema in fondo, anche quando affronta tematiche più seriose come in Anonymous o nel recente Stonewall, resta sempre lo stesso: roboante, dedito all’intrattenimento, orgogliosamente anti-intellettualistico.

Info
Il sito ufficiale di Independence Day – Rigenerazione.
La pagina facebook di Independence Day – Rigenerazione.
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