Trafficanti

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Ammiccante e lisergico, Trafficanti di Todd Phillips trasforma la sua storia vera in sorniona barzelletta, senza badare troppo a ripetizioni e ridondanze.

Criminali da strapazzo

Due giovani trafficanti di armi, David Packouz e Efraim Diveroli, ottengono un contratto da 300 milioni di dollari per la fornitura di armi per le truppe statunitensi in Afghanistan. Il successo e il denaro faranno perdere la testa ai due trafficanti, che si ritroveranno coinvolti in diversi pericoli. [sinossi]

Sono tanti, a ben vedere, i film americani incentrati sul denaro. Più o meno tutti quelli che ci raccontano la classica storia del self made man e declinano, con intenti ora condiscendenti ora apertamente critici, quell’indissolubile legame che unisce etica protestante e capitalismo. Quando poi nella scorsa stagione David O. Russell ci aveva presentato la sua versione della parabola verso il successo con Joy, raccontando nientemeno che la storia dell’inventrice del mocio, a qualcuno sarà sembrato di vedere una sorta di punto di non ritorno quanto a variazione sul tema, ma naturalmente non era così. Ecco che ora infatti Trafficanti porta sul grande schermo, con il bollino di garanzia della “storia vera”, una nuova storia di simpatici antieroi sbruffoni (che per amor del vero non sono protestanti, bensì di religione ebraica) in grado di rischiare tutto pur di arricchirsi gioiosamente, con tutta l’esaltazione e i correlati pop del caso. Accattivante e lisergico, Trafficanti (Dog War in originale) è poi diretto da quel Todd Phillips che ha firmato la saga di Una notte da leoni, e dunque c’è da aspettarsi un’alta dose di comicità, atta a intercettare quel pubblico giovanile che è garante di cospicui introiti al botteghino.

Tratto da un articolo apparso su Rolling Stone e intitolato “Arms and the Dudes” di Guy Lawson, Trafficanti racconta l’incredibile storia di due amici che si ritrovano, grazie allo spirito imprenditoriale spregiudicato di uno dei due (incarnato da Jonah Hill), a trafficare armi per conto dell’esercito americano. Tutto trae origine da un fattaccio oramai noto da tempo: durante la Seconda Guerra del Golfo, il vicepresidente Cheney, tra i maggiori sostenitori del conflitto, si accaparrò anche una sorta di esclusiva sulle forniture militari attraverso la sua azienda, la Halliburton. La cosa destò scandalo e così il governo, anche per evitare simili monopoli, obbligò l’esercito ad acquistare almeno parte degli armamenti da piccole aziende, e in ogni caso a non fare riferimento a un solo fornitore. Ecco allora che i nostri poco più che ventenni David Packouz (il protagonista di Whiplash Miles Teller) e Efraim Diveroli (Hill) si inseriscono in questa apertura del mercato per raccogliere, come dicono loro “le briciole”, che però sono in questo caso milioni di dollari. Naturalmente i due si fanno un po’ prendere la mano e l’affare si fa via via sempre meno legale, ma poco importa, dal momento che le mazzette di dollari aumentano in volume, soprattutto con la Guerra in Afghanistan ancora in pieno corso.

Trafficanti parte dunque da un plot piuttosto interessante che avrebbe potuto dar luogo a brillanti dissertazioni di carattere etico, sociale ed economico. Ma dal momento che il regista al timone qui è quello del celebre franchise sugli addii al celibato più rocamboleschi di sempre, ecco che tutto assume un tono ludico e perde ogni mordente. Praticamente esente da idee di regia, Trafficanti è una sequela di ralenti, stop frame sui volti basiti dei suoi personaggi, didascalie, voice over e ruffiani stacchetti musicali. È un film in sostanza che fa della punteggiatura il suo unico strumento linguistico, e predilige naturalmente le esclamazioni. Ecco guardate quanto sono folli, drogati, allucinati, esaltati i protagonisti di questa storia, sembra volerci dire Phillips alla fine di ogni sequenza, cercando poi di farci credere che mira anche a criticare l’indissolubile legame tra guerra e crescita economica. Ma le ripetute risatine nevrotiche di un Jonah Hill perennemente ricoperto di crema autoabbronzante, le incredibili ridondanze accresciute dai richiami tra didascalie e voice over non mentono e ci ricordano continuamente che Trafficanti utilizza un po’ a casaccio tutte le tecniche di ammiccamento che conosce per rendere digeribile la sua storia vera a chi non ha voglia di impegnarsi a leggere l’articolo da cui è tratta. Cosa che di certo richiederebbe meno dispendio di tempo delle quasi due ore di durata del film.

Info
La pagina dedicata a Trafficanti sul sito della Warner Bros.
La pagina Facebook ufficiale.
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