Elvis & Nixon

Elvis & Nixon

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Palcoscenico perfetto per un match attoriale di classe, Elvis & Nixon di Liza Johnson è una graziosa operazione vintage che non ha molto altro da dire al di là dell’esibizione dei suoi personaggi.

Pleased to meet you

Nel 1970 Elvis Presley si reca a Washington D.C. con l’obiettivo di convincere il presidente Richard Nixon a nominarlo agente federale sotto copertura. Presley si presenta senza preavviso alla porta della Casa Bianca con il suo amico Jerry Schilling e persuade le guardie sbalordite a consegnare di persona una lettera a Nixon, con la quale richiede un incontro privato. I membri dello staff della Casa Bianca suggeriscono al presidente che un incontro con Elvis durante l’anno elettorale potrebbe far bene alle pubbliche relazioni, ma Nixon non sembra essere in vena di assecondare la richiesta del leggendario cantante rock. [sinossi]

Mentre il cinecomic contemporaneo arranca tentando di indovinare l’abbinamento giusto con il suo crossover di supereroi, ecco fare capolino sui nostri schermi con Elvis & Nixon l’ incontro/scontro tra due super-personaggi storici di un certo peso. Palcoscenico perfetto per un match attoriale di classe – protagonisti non a caso sono il sempre valido Michael Shannon nei panni di Elvis e il multiforme Kevin Spacey in quelli di Nixon – il film diretto da Liza Johnson e prodotto dagli Amazon Studios poggia tutto su un’iconologia che è patrimonio comune e, con il suo gusto un po’ vintage e un po’ ironico, mira a sedurre lo spettatore in cerca di un intrattenimento pensante.

L’operazione è iperrealista fin dalle sue radici, dal momento che va a ricostruire un incontro realmente avvenuto nel dicembre del 1970, a partire dall’unica testimonianza storica giunta fino a noi: la fotografia che immortalò i due nella sala ovale della Casa Bianca. Come dunque facevano alla fine degli anni ’60 i pittori americani “fotorealisti”, la regista parte da questo scatto e imbastisce la sua storia, ragionando però non tanto sui due come individui, quanto piuttosto sul loro status di personaggi. Tutto è di “secondo grado” dunque in Elvis & Nixon, elaborazione verosimile ma non vera, su una realtà di cui si sono perse le tracce, perché era già allora rappresentazione (la foto). Ecco dunque che il nostro Elvis/Shannon, munito di pesanti ornamenti aurei (leggasi collana e cintura) e tutto nerovestito si presenta con un componente del suo entourage (incarnato da Alex Pettyfer, quello di Magic Mike) davanti alla Casa Bianca chiedendo udienza al presidente e sventolando a tal fine una missiva scritta di suo pugno. Dall’altro lato della barricata, suddetta missiva sarà letta e interpretata dai componenti dell’entourage di Nixon, che vedono nell’incontro una irrinunciabile trovata pubblicitaria utile a sponsorizzare la rielezione del presidente. L’America di quegli anni non è d’altronde una nazione facile da governare, con la guerra in Vietnam in corso, le proteste degli hippies che infuriano, il pericolo rosso da arginare. Elvis vuole dunque fare la sua parte e, magari con un apposito distintivo da “agente federale aggiunto” combattere segretamente droga, disagio giovanile e comunismo. Dal canto suo, Nixon non sa neanche chi sia il celeberrimo cantante-attore, ma una delle figlie è sua grande fan, e il suo desiderio di possedere una foto autografata del Re del rock’n roll diventerà l’elemento decisivo per fissare l’udienza.

È un film innamorato dei suoi feticci Elvis & Nixon, che poggia su una trama esile e scommette tutto sui suoi due personaggi-interpreti, innestando lo stile “classico” di un biopic destinato alla Tv (è simile in tal senso ai prodotti della HBO) con annotazioni stilistiche e di costume dal gusto vintage, come ad esempio la fotografia dai toni accesi (un classico degli anni ’70) e quelle graffiature che simulano l’effetto pellicola nelle false sequenze di repertorio.
L’andamento narrativo prescelto è tutto strutturato su un montaggio che alterna brevi sequenze in cui Elvis è con il suo entourage (se si escludono due sue sortite in solitaria per la città) con scene perfettamente speculari in cui Nixon è con la sua squadra. Questa scelta, non particolarmente originale, raggela il film e le potenzialità dei suoi personaggi, riducendo tutto a una serie di, seppur gradevoli, sketch in stile sitcom che si chiudono con vivaci interventi musicali rock, anziché con le risate registrate.

La narrazione così bipartita fa dunque dell’intero film un insieme di eventi poco significativi e meramente strumentali all’incontro (che non a caso è il momento migliore di Elvis & Nixon), anzi, viene da pensare che tutto quello che vediamo sia utile a ritardare questo evento, dal momento che la regista non ha molto da dire al di là del ritratto dei due personaggi.
Icona consapevole di se stessa, come dimostra un lungo monologo che non a caso avviene davanti allo specchio, con tanto di illustrazione del proprio beauty case (dove oltre al make up c’è anche la tinta per capelli), l’Elvis incarnato da Michael Shannon risulta bidimensionale come la sua effigie nella già citata fotografia, e poi, grossomodo fa tutto quello che ci si aspetta da un personaggio del suo calibro: eccolo al cospetto dei suoi sosia, il che conferma ancora una volta il suo status “pop-iperrealista”, e poi eccolo incontrare le sue fan, ululanti con brio e pronte sempre ad aiutarlo, da brave crocerossine. Nel complesso l’interpretazione di Michael Shannon appare sottotono, forse eccessivamente trattenuta e con quel bisbigliare flemmatico (almeno così appare nel doppiaggio italiano) che a lungo andare si fa monocorde. Di tutt’altra pasta è la performance di Kevin Spacey, attore dalle capacità ai limiti del normale, che qui senza trucco alcuno (niente make up né prostetica) fa di Nixon il suo modello a un livello di mimica, postura, modulazione della voce. Certo, siamo davanti a “Kevin Spacey che fa Nixon”, ovvero non abbiamo mai l’impressione di essere davanti a Nixon, ma è davvero un bel vedere, oltre che la chiave interpretativa giusta per un film che fa dell’iconologia il suo quid.

Peccato allora che l’apparizione di Spacey/Nixon venga anticipata per far procedere il film con il fiacco montaggio alternato di cui si è detto, utilizzarla invece come coup de théâtre nel finale sarebbe stata una scelta più appropriata. Il fatto è che quello di Elvis & Nixon è in realtà un soggetto validissimo per un buon cortometraggio, che la regista non riesce e modulare compiutamente sulla durata di poco meno di un’ora e mezza del film, forse anche perché, come il suo spettatore, anche la regista finisce per essere una troppo facile preda dell’idea alla base del tutto. D’altronde quella di vedere sul grande schermo il match tra questi due super-eroi della Storia è una tentazione irresistibile.

Info
La pagina dedicata a Elvis & Nixon sul sito della Videa.
Il sito ufficiale del film.
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