Diabolicamente tua

Diabolicamente tua

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Incoerente mystery di vaglia centrato sul divismo e la bellezza di Alain Delon e Senta Berger, Diabolicamente tua è l’ultima opera di Julien Duvivier, autore francese che meriterebbe una riscoperta. In dvd per Sinister e CG.

Dopo un incidente d’auto Georges Campo si risveglia in un letto d’ospedale in pieno stato d’amnesia. Non riconosce nemmeno la fascinosa moglie Christiane, che lo riporta a casa coadiuvata da un amico dottore per aiutarlo a recuperare la memoria. Ma Georges continua a non ricordare niente, e anzi sogni inquietanti gli confondono ancor più le idee. A questo iniziano ad aggiungersi strani episodi che somigliano in tutto a tentativi di ucciderlo… [sinossi]

Fa abbastanza strano dover ricorrere per un autore importante come Julien Duvivier a una delle formule più abusate e urticanti per definire un film, eppure stavolta non si trovano alternative. Diabolicamente tua si lascia vedere. Ultima opera di un autore che ha attraversato la storia del cinema francese (con alcune parentesi statunitensi e italiane) dal muto alle soglie degli anni Settanta, si tratta di un mystery senza particolari meriti, professionalmente dignitoso ma che solo uno scrupolo di completismo nei confronti dell’opera di Duvivier ne giustifica la riscoperta. A tutto merito del suo autore resta l’evocazione di un universo narrativo algido ed enigmatico, che spesso sembra voler legare il racconto a rispondenze nelle ambientazioni e nel taglio geometrico delle inquadrature.
Ma a conti fatti Diabolicamente tua si rivela soprattutto per un veicolo divistico a vantaggio di Alain Delon e anche di Senta Berger, bellezza di ampia notorietà negli anni Sessanta e Settanta. Per l’ennesima volta Delon si trova al centro di un mystery fondato su opache identità, tratto ricorrente nella carriera dell’attore spesso alle prese con figure che si dibattono in un’enigmatica indefinitezza individuale (basti pensare al suo Tom Ripley di Delitto in pieno sole, 1960, René Clément). A sua volta il giallo aveva trovato da sempre ampio terreno e riletture cinematografiche autoctone in Francia con costante successo, per cui Duvivier si ritrova a impaginare un prodotto di ampio consumo radicato nel fascino di due star del tempo, senza particolari guizzi e a dirla tutta con una certa disinvoltura riguardo al rigore narrativo che il giallo classico dovrebbe comportare.

Il soggetto è anche abbastanza originale e intrigante, poiché trattasi di cosiddetto “giallo al contrario”, in cui la materia dell’indagine non s’identifica con lo svelamento delle dinamiche di un omicidio, bensì con le modalità tramite le quali uno smemorato è rimasto in vita dopo un incidente d’auto. È quel che succede al brillante Georges Campo, risvegliatosi in ospedale con la testa fasciata e vuota di ricordi. La bella moglie Christiane lo riporta a casa, un fastoso castello immerso nel verde, e con loro s’intrattiene lungamente il medico Freddie, premuroso di aiutare Georges a recuperare la memoria. Georges però non ricorda assolutamente nulla, non riconoscendo neanche Christiane come sua moglie. Nei suoi incubi notturni una voce che lo induce al suicidio si alterna a misteriose immagini di guerra, mentre Christiane e Freddie cercano di far riaffiorare in lui il suo passato di imprenditore a Hong Kong. Parallelamente a Georges capitano strani episodi che sembrano tentativi di ucciderlo.
Il coup de théâtre finale sarà gigantesco, ancorché incredibilmente prevedibile fin dal titolo del film che di per sé assurge a goffissimo spoiler per l’intera opera. Sarà che le donne nel giallo sono spesso infide, sarà che Senta Berger si atteggia per tutto il film a bambolona nemica della verità, il busillis si può anche intuire rapidamente, e quel Diabolicamente tua evoca immediatamente uno scenario di precise responsabilità nei confronti della bella moglie. Oltretutto per chi ha visto Prova schiacciante (1991) di Wolfgang Petersen, buon giallo anni Novanta, i giochi sono ancora più facili e scoperti, dal momento che tra i due film le similitudini sono numerose ivi compresa la soluzione finale.

Duvivier ce la mette tutta per imbrogliare le carte e per conservare alta la tensione fino allo scioglimento, ma il film scorre via superficialmente lasciando l’impressione di un autore stanco che tira al risparmio, senza evitare le trappole, mortificanti per un giallo, delle incongruenze narrative e dei buchi di sceneggiatura. In pratica, una volta giunti al finale, se si ripensa al racconto all’indietro sono molte le cose che non tornano, vistoso fallimento nell’obiettivo della rigorosa geometria narrativa.
Tuttavia restano tracce di una riflessione non banale sui meccanismi della messinscena, con un discreto margine di autocoscienza sui precipui strumenti del cinema, grande menzogna tanto quanto l’architettura di un piano criminoso. Vi è almeno un elemento narrativo vistosamente metafilmico e attiene strettamente all’universo sonoro del cinema. Senza voler svelare troppo, basti sapere che la voce dei sogni inquieti di Georges gioca scopertamente con le consuetudini fruitive dello spettatore e con i labili confini tra over e off, finendo per mettere in chiara evidenza le leggi dell’artificio insite nell’atto del fare cinema.
Spunti interessanti annegati in una confezione per lo più interessata al bello incarnato dai suoi due protagonisti, inquadrati in ambienti e abbigliamenti di compiaciuta alta borghesia (certi kimono indossati da Delon gridano vendetta). Regna l’improbabilità che non si traduce mai in credibilità, e a questo non giova nemmeno l’idea di una moglie che per tre quarti di racconto si nega sessualmente ad Alain Delon – ma quando mai… Così come sul finale è necessario un interminabile spiegone verbale per dare conto di come sono andate davvero le cose, che comunque non soddisfa tutte le esigenze spettatoriali e anzi apre qualche crepa di incoerenza.
Per cui Diabolicamente tua si lascia vedere, riempie una serata, rapidamente si dimentica, e viene voglia però di riscoprire tutta l’altra filmografia di Julien Duvivier, bypassando magari i primi due stravisti capitoli della saga di Don Camillo per dedicarsi al resto.

Extra: trailer cinematografico.
Info
La scheda di Diabolicamente tua sul sito di CG Entertainment.
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