Algol. Tragödie der Macht

Algol. Tragödie der Macht

di

Presentato tra le riscoperte alle Giornate del Cinema Muto, Algol. Tragödie der Macht è un’opera fantapolitica del 1920 che unisce espressionismo e realismo per comporre una visionaria parabola del potere.

Il re del mondo si tiene prigioniero il cuore

Al minatore Robert Herne appare una strana creatura, incarnazione della stella Algol, la stella del demonio. Questa gli regala un segreto: come produrre energia dalla luce, imbrigliando il potere di quel corpo celeste. Herne diventa così l’uomo più importante della terra, poiché tutte le nazioni dipendono dalle sue forniture energetiche. Ma con il potere aumenta la solitudine e l’invidia degli altri, a partire da quella di suo figlio, che comincia ad augurarsi la morte di Herne pur di ereditarne il segreto… [sinossi]

Sono stati scritti decine e decine di libri su come il cinema tedesco degli anni Venti abbia in qualche modo oscuramente saputo anticipare la follia nazista. Negli appena quattordici anni di vita della fragile Repubblica di Weimar sono nate infatti delle distorte raffigurazioni del potere, collimanti con l’opera morale e con l’horror, come mai è accaduto in nessun altro periodo della storia del cinema: Caligari, Mabuse, il Golem, Nosferatu, ecc. Al confronto la grande stagione dell’horror Universal degli anni Trenta appare robetta per educande, visto che nei film di Murnau, Lang, Wiene e altri la tensione verso l’abisso appare come inesorabile, inevitabile e per certi versi necessaria.
Così non sorprende scoprire l’esistenza di un’altra figura demoniaca, Algol, rappresentata in un film finora quasi dimenticato, Algol. Tragödie der Macht, diretto nel 1920 dal misconosciuto Hans Werckmeister e presentato alle Giornate del Cinema Muto nella sezione dedicata alle riscoperte.

Una tradizione risalente agli arabi attribuisce alla stella Algol (che è una stella tripla e dunque variabile nella sua luminosità) un potere oscuro, tale da essere identificata come occhio del demonio. A partire da questo spunto in Algol. Tragödie der Macht la stella si incarna in un essere luciferino che dona al protagonista, il povero minatore Robert Herne, il potere di imbrigliarne l’energia. Ne nasce così un macchinario che produce un’energia perpetua da cui si rifornisce il mondo intero e che permette a Herne di diventare nel giro di un anno l’uomo più potente della Terra.
Già dalla semplice sinossi del film è evidente come Werckmeister, appena nel 1920, prefigurasse ogni forma di nazismo e di fascismo e di dittature mondiali. Ma Algol. Tragödie der Macht è sbalorditivo anche per il tipo di immaginario che propone: alle tipiche scenografie espressioniste del periodo, concentrate in particolare nella prima parte del film, fanno da contraltare elementi di estremo realismo (come la vita in miniera) o anche bucolico-idilliaci (il rifugio campestre dello ‘Stato libero’), fino a esplodere in un futurismo che allude già al gigantismo dell’architettura nazista nei corridoi infiniti e negli ampi spazi del monumentale palazzo in cui Herne esplica il suo potere assoluto.

Film ambiziosissimo e non esente da ingenuità, in particolare registiche (visto che risente di una camera che predilige la frontalità della ripresa, rispetto alla configurazione simbolica dello spazio; si pensi per fare un semplice paragone alla netta superiorità di messa in scena del contemporaneo Kindred of the Dust di Raoul Walsh), Algol. Tragödie der Macht ha però dalla sua la capacità di incorporare centenarie tradizioni della cultura germanica (tra cui la fascinazione per le macchine, ovviamente) per farne una parabola fantapolitica la cui sorprendente attualità è viva ancora oggi. Non solo quindi la profezia sui nascenti regimi europei, non solo la condanna sempre viva della socialdemocrazia (incarnata dalla donna borghese illuminata che vuole migliorare un ‘pochino’ le condizioni di vita dei minatori, venendone però scacciata), ma anche una inquietante ‘visione’ sulle varie metamorfosi che lo Stato tedesco avrà dopo il nazismo. Intanto è curioso vedere come, sia pur senza essere nominata direttamente, la Germania in Algol. Tragödie der Macht finisce per dividersi in due: la nazione autocratica, populista e nazionalista che è sostanzialmente governata da un colosso dell’economia (l’industria dell’energia di Herne), contrapposta allo ‘stato libero’ in cui si sono rifugiati la ex-compagna del protagonista e la sua nuova figlia. E di due Germanie è fatta per l’appunto tutta la storia del secondo Novecento, due territori manicheisticamente contrapposti tra il Bene e il Male, il comunismo e la democrazia, il regime e la libertà. Ma, nella dimensione di un paese che dà la sua energia alle altre nazioni demandandone dunque la produzione industriale, vi è una forma di imperialismo che non è troppo lontano in fin dei conti dalle agevolazioni di cui si è giovata negli ultimi trent’anni la Germania post-unitaria. Si aggiunga infine che le cosiddette bio-fabbriche, auto-alimentantesi ed ecologiche, squadernano il paradiso (o l’orrore) dell’auto-produzione meccanica, spettro che si aggira per il mondo contemporaneo, e che già allora veniva duramente condannato da Hans Werckmeister poiché rendeva inutile ed accessorio il lavoro dell’uomo.

Esempio embrionale in ambito cinematografico di opera totale di derivazione wagneriana, anche per la sua scansione in atti, secondo una formula che poi sarebbe stata perfezionata da Fritz Lang (e infatti sia ne I nibelunghi che in Metropolis, entrambi successivi, si possono leggere delle derivazioni, anche tematiche, di questo film), Algol. Tragödie der Macht riflette ovviamente anche sulla luce – laddove dal buio delle miniere non può che trovare ‘luce’ il demoniaco, ma anche laddove l’inquietante luminosità del macchinario che produce energia è traslato del proiettore cinematografico – e va dunque annoverato – per le mille possibili chiavi di lettura che porta con sé – tra quei pochissimi film della storia del cinema, come ad esempio 2001: Odissea nello spazio, dotati di una ‘perpetua’ attualità.

Info
Il sito delle Giornate del Cinema Muto.
La pagina Wikipedia inglese di Algol. Tragödie der Macht.
  • algol-tragodie-der-macht-1920-Hans-Werckmeister-001.jpg
  • algol-tragodie-der-macht-1920-Hans-Werckmeister-002.jpg

Articoli correlati

  • Pordenone 2016

    Kindred of the Dust

    di Inserito nell'ambito dell'omaggio allo scenografo William Cameron Menzies alle Giornate del Cinema Muto, Kindred of the Dust è un film del 1922 di Raoul Walsh, un melodramma sociale sull'ottusità del capitalismo europeo, perfezionato in terra americana.
  • Festival

    Giornate del Cinema Muto 2016

    Si tiene dal primo all'otto ottobre a Pordenone la 35esima edizione delle Giornate del Cinema Muto, di cui anche quest'anno Quinlan è media partner: tra Greta Garbo, Il ladro di Bagdad, un programma speciale sulle elezioni americane e molto altro ancora.
  • Festival

    Il programma delle Giornate del Cinema Muto: da Greta Garbo a Il ladro di Bagdad

    Il nuovo diretttore Jay Weissberg ha annunciato oggi il programma del festival, che si terrà a Pordenone dal primo all'8 ottobre. Apertura con Greta Garbo, chiusura con Il ladro di Bagdad. In mezzo, tanti appuntamenti imperdibili.
  • Pordenone 2016

    Jay Weissberg: “Il muto non è nostalgia”

    La difesa della pellicola, l'apertura verso un pubblico che non sia fatto di soli specialisti e il tentativo di sganciare il cinema muto da una dimensione nostalgica: sono queste le linee guida di Jay Weissberg per le Giornate del Cinema Muto, festival che dirige da quest'anno. Lo abbiamo incontrato a Pordenone.
  • Festival

    Berlinale 2017

    La 67a edizione: si attendono con entusiasmo le prove degli infallibili Kaurismäki e James Gray; ci si sente già coccolati dal cinema immutabile di Hong Sangsoo; si è pronti a rifugiarsi nella dolente spettacolarità di Logan di James Mangold...
  • Pordenone 2017

    Aelita

    di Tra melodramma borghese, realismo sociale, commedia proletaria e film di fantascienza, Aelita è uno schizofrenico - e affascinante - mix di generi girato da Yakov Protazanov nei primi anni del cinema sovietico.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento