Erotikon

Erotikon

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Presentato alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone, Erotikon è una commedia svedese di Mauritz Stiller del 1920, che prende piede dallo studio del comportamento sessuale degli insetti per analizzare quello umano.

Cronache entomologiche dalla Svezia

Un entomologo spiega a lezione che alcuni tra gli insetti da lui studiati preferiscono avere più di un partner. E la moglie del professore viene corteggiata da diversi uomini. [sinossi]

Sono diversi i comportamenti sessuali dello scarabeo stercorario. Lo spiega a una sua affollata lezione universitaria il “genio dell’entomologia”, protagonista di Erotikon, film di Mauritz Stiller del 1920 presentato alla 35esima edizione delle Giornate del Cinema Muto. C’è la specie monogama, quella bigama e infine quello dal dorso blu che è invece poligamo. Cosa possiamo dire invece della specie umana, associata non senza ironia al coleottero che si nutre di sterco e vi depone le uova raccogliendolo in palline? La conclusione della commedia a seguire non può che confluire allo scarafone dal dorso blu. Erotikon, tratto da un testo del 1917, A kék róka, del drammaturgo ungherese Ferenc Herczeg, è una classica pochade, con un flusso di tradimenti e corna, laddove la figura femminile non esce molto bene, ma il tutto va contestualizzato all’epoca dove, come si vede nel film, spetta alla moglie il compito di annodare la cravatta al marito.

La visione del comportamento umano vuole essere, come enunciato dall’incipit, espressamente entomologia o etologica, anche se non si limita a questa. Come il protagonista osserva le creature oggetto dei suoi studi al microscopio, così Stiller ci osserva tutti come fossimo formichine. In quest’ottica il film abbonda di protesi visive dei personaggi, di strumenti ottici, cannocchiali oltre che ai microscopi, oltre a contenere una serie di situazioni voyeuristiche, personaggi che origliano, spiano da lontano. Forse Stiller aveva già intuito la componente scopofila del cinema tanti anni prima di Hitchcock, lo spettatore è un guardone, un ‘peeping tom’, che qui può vedere indisturbato le vicende scollacciate della moglie, maliarda e sensuale, dell’entomologo e dei suoi amanti.
Ma l’aspetto voyeuristico torna nel momento della rappresentazione teatrale. I personaggi si trovano a essere a loro volta spettatori per assistere a uno spettacolo di balletto, ancora con l’immancabile cannocchialino, come si usava all’epoca. Sono del resto in un sontuoso teatro all’italiana con una sfarzosa scenografia che riproduce un ambiente di corte orientaleggiante, nella coreografia di Carin Ari della compagnia dei Ballets Suédos di Parigi, quella ripresa in Entr’acte. Lo spettacolo narra della moglie favorita di uno scià che viene da lui decapitata perché corteggiata da uno spasimante. Le vicende sul palcoscenico trovano rispondenza nelle situazioni che stanno vivendo i protagonisti, osservatori della performance e allo stesso tempo osservati da noi spettatori al cinema. Il teatro, a differenza della natura e della sua osservazione, rappresenta la visione culturale, la possibilità di un giudizio, di una posizione morale o moralistica. Pur in un contesto che è quello della corte di un sovrano e del suo harem, poligamo come il coleottero dal dorso blu, ma avendo una moglie prediletta sulle altre.

Scene teatrali abbondano nel cinema muto, lo si è visto tante volte anche a questa edizione delle Giornate, da Monte-Cristo a Nana, fino a Kean. Al di là dei giochi metalinguistici su cui si sbizzarrivano i registi, con i sipari e i palcoscenici, dobbiamo ricordare che eravamo agli inizi del modello di rappresentazione istituzionale del cinema, che rappresentava l’alternativa popolare all’intrattenimento colto del teatro. Le due forme di spettacolo e di rappresentazione erano necessariamente in una situazione di conflitto, di pubblico e di linguaggio. Stiller trae il suo film da un’opera teatrale con una serie di intersezioni: la grande attrice dell’epoca Tora Teje che nel film interpreta la moglie del professore, era invece sua nipote nella prima svedese del 1917 dell’opera. E Stiller porta i suoi personaggi, appartenenti all’alta borghesia, a teatro. Ma fa dire a uno dei personaggi, a conclusione della storia finita in tragedia cui hanno assistito: “Non amo le rappresentazioni che finiscono tragicamente, sono d’accordo in questo con il pubblico dei cinema”. Stiller gioca così d’anticipo sul suo stesso finale.
C’è infine una terza chiave artistica di Erotikon, che è quella musicale, estremamente brillante, e consiste nell’uso narrativo di testi scritti su spartiti di pianoforte, il ricorrente “ti amo”. Un modo originale di aumentare, necessità del muto, le scritte interne all’inquadratura, oltre quelle degli intertitoli sui cartelli.
Erotikon rappresenta una vetta del cinema svedese dell’epoca, con il suo tema irriverente ma anche con la rappresentazione impietosa e satirica della società borgese di quegli anni.

Info
Il sito delle Giornate del Cinema Muto.
La pagina Wikipedia inglese di Erotikon.
  • erotikon-1920-Mauritz-Stiller-001.jpg
  • erotikon-1920-Mauritz-Stiller-002.jpg

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