Snowden

Snowden

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Dopo aver portato in scena la vita (e la morte) di alcuni presidenti degli Stati Uniti, Oliver Stone si lancia in una rappresentazione di Ed Snowden, e del sommerso che ha portato alla luce. Didattico e troppo teso alla semplificazione. Alla Festa di Roma 2016.

Gli occhi del mondo

Biopic su Edward Snowden, il tecnico informatico della NSA che ha sottratto e diffuso, tramite i più importanti quotidiani del mondo, informazioni riservate sulle attività illegali di intercettazione e controllo dei cittatdini americani e non da parte delle agenzie di intelligence statunitensi. [sinossi]

Ed Snowden è davanti al suo pc, o in una stanza di albergo di Hong Kong, teso e con la barba non fatta, o ancora in missione per conto della NSA a Ginevra o alle Hawaii. In ogni caso sta guardando, decifrando, spiando (sapendo di essere a sua volta spiato) il modo in cui il governo degli Stati Uniti, attraverso l’uso delle agenzie di intelligence, aggira la legge sul diritto alla privacy per tenere sotto controllo il sistema politico ed economico. Oliver Stone, come sempre, ha le idee chiarissime: il governo del suo paese controlla l’ecosistema politico mondiale; un tempo lo faceva attraverso la guerra (il centroamerica a cui dedicò Salvador, l’inferno vietnamita descritto in Platoon, Nato il 4 luglio e Tra cielo e terra), ora sfrutta la paura del terrorismo per agire attraverso internet, luogo virtuale che dopotutto fu creato proprio dall’esercito degli Stati Uniti d’America…
Com’era ovvio fin dalle intenzioni produttive, Snowden, presentato all’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma e in uscita il primo dicembre nelle sale italiane, è un film a tesi. Una tesi chiara, che mette alla berlina tanto la Casa Bianca quanto e ancor più le sale segrete in cui si scambiano informazioni gli agenti della CIA: un sistema posto sotto i riflettori e messo alla berlina perché colpevole di piegare ogni forma di vita, anche la più innocente, al diritto del più forte, e al predominio degli USA sul resto del mondo. Reduce per quanto riguarda le opere di finzione dal delirante Le belve, stantia rincorsa priva di sostanza della materia cinica e grottesca da cui germinarono il divertente U Turn – Inversione di marcia e soprattutto l’ottimo Natural Born Killers, Stone cerca di rintracciare in Snowden la pratica a un cinema politico, biografico e volontariamente didattico, che è forse il fil rouge più significativo della sua poetica espressiva, tanto nella drammaturgia quanto nelle riflessioni documentarie.

Nella messa in scena di una storia sviluppatasi solo negli ultimissimi anni, e che è ancora ben lontana da una conclusione, con Snowden “parcheggiato” in Russia, forse al soldo del governo di Mosca ma sicuramente braccato dalla sua nazione, ben intenzionata a vendicarsi di un traditore, Stone intende elevare l’ex tecnico informatico della CIA al grado di eroe, accostandolo ad altri denunciatori di soprusi e ingiustizie già al centro della sua filmografia, come il Richard Boyle/James Woods di Salvador, il Barry Champlain/Eric Bogosian di Talk Radio e il Ron Kovic/Tom Cruise di Nato il 4 luglio (ma su tutti grava lo sguardo stanco ma combattivo di Jim Garrison/Kevin Costner, che addirittura cercò di svelare il complotto alle spalle dell’omicidio del Presidente Kennedy). Ne viene fuori una visione inevitabilmente agiografica, con Snowden nel ruolo del duro e puro che non vuole scendere a patti con la propria etica morale e l’universo per cui lavora abitato da cattivi più o meno intelligenti ma sempre devoti alla causa.
Una lettura forse anche condivisibile, ma che finisce per semplificare in modo eccessivo la questione, riducendo il tutto alla storia di un giovane che, aperti gli occhi sulla verità sceglie di fare la cosa giusta, per far sì che il popolo possa “farsi una propria idea”. Didattico fino alle estreme conseguenze – capi della CIA che si scambiano informazioni di non secondaria importanza di fronte alle orecchie di Snowden pur di far procedere la narrazione in un certo senso – il film di Stone sembra la versione drammatizzata di Citizenfour, il documentario diretto dalla bostoniana Laura Poitras che nel 2015 vinse l’Oscar nella sua categoria. Ecco, forse Snowden può essere utile a quella fetta di spettatori che non ha intenzione di leggere i giornali, di navigare in internet e tantomeno di passare un paio d’ore della propria vita davanti a un documentario, ma sa farsi scuotere la coscienza – o quel che è – da un’opera di finzione ben costruita e con il giusto casting. Sempre che esista un identikit simile nella massa di potenziale pubblico, ovviamente…

Scritto secondo i dettami dei manuali di sceneggiatura, con conflitti destinati a essere rimandati prima di una risoluzione decisiva – lo sviluppo del rapporto di Snowden con il suo superiore, che l’ha protetto e ha di lui immensa stima, ne è un esempio paradigmatico –, Snowden è un film politico nella misura in cui rinnova lo strappo tra il regista e quell’ambiente “democratico” che ha sempre visto con sospetto, ma al quale pure ha cercato di sentirsi vicino nel corso della sua carriera. Chissà se, come Snowden, anche Stone nutriva speranze nel primo quadriennio-Obama; quel che è certo è che non rinuncia neanche in questo film a portare alla luce alcune questioni storiche che gli sono particolarmente care, come le gravi interferenze di Washington nei confronti del Venezuela del presidente Chavez. È forse qui, nel punto di contatto tra l’esperienza di finzione e quella documentaria (inaugurata nel 2003 con il film-incontro con Fidel Castro per raccontare la rivoluzione cubana), che si può cercare il centro pulsante di un film per il resto abbastanza asettico, freddo e anti-emotivo come il suo protagonista, cui presta corpo e voce un bravo Joseph Gordon-Levitt. Il resto è annebbiato e confuso, come lo sguardo che Stone continua a rinnovare dai fatti dell’11 settembre del 2001, cercando traiettorie di speranza e di rivalsa alle quali inizia forse a non credere più neanche lui. Il sistema è più in alto, e guarda le vite di ognuno di noi, anche il più insignificante tra noi. Perché può. Il resto, a partire dalla supposta libertà del web, è pura illusione.

Info
Il trailer di Snowden.
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