Goldstone

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Con Goldstone Ivan Sen dirige un western contemporaneo nelle zone desertiche dell’Australia, tra traffico di prostitute cinesi, diritti negati agli aborigeni e corruzione dilagante. Alla Festa di Roma 2016.

Abbracciare il futuro

Sulle tracce di una persona scomparsa, il detective Jay Swan si ritroverà nella piccola città mineraria di Goldstone, dove viene arrestato per guida in stato di ebbrezza da un giovane poliziotto locale, Josh. Quando la stanza di motel di Jay viene fatta saltare in aria, diventa chiaro che nel distretto c’è qualcosa di molto più grande. Jay e Josh saranno così costretti a superare la loro sfiducia reciproca per scoprire una verità tutt’altro che gradevole. Quella che sembra un semplice indagine, svelerà invece una rete di crimine e corruzione nell’istituzione che controlla la città, la miniera locale e il consiglio aborigeno locale. [sinossi]

Goldstone è una landa desertica, tutta rocce e arbusti rinsecchiti; un luogo depresso, nel quale nessuno vorrebbe vivere. Eppure tutti vogliono Goldstone: la vogliono gli aborigeni, che tra quei sassi hanno scavato migliaia di anni fa le loro radici, la vogliono i grandi industriali che gestiscono la miniera locale, e che si devono allargare per ingigantire i profitti, e la vuole anche la mala cinese, che con agli operai che lavorano nella miniera porta prostitute private del loro passaporto. Più che Goldstone, a essere depressa è la società australiana che con voracità cerca di asservire anche i costoni di roccia al proprio volere.
Ivan Sen è senza dubbio uno dei registi più interessanti della scena cinematografica dell’Oceania, come dimostrano titoli quali Toomelah, Beneath Clouds, e soprattutto Mystery Road, crime movie che ridisegnava i confini del poliziesco per sposarsi alla filosofia del western classico. Goldstone, presentato alla Festa del Cinema di Roma dopo aver ottenuto ospitalità a Sydney, Toronto e al BFI di Londra, è il sequel proprio di Mystery Road, “regalando” una nuova avventura al detective Jay Swan, di origine aborigena proprio come il regista.

Un western contemporaneo, quindi, che una volta di più flirta con il poliziesco, il giallo e il thriller: dopotutto quale terra può raccogliere l’eredità dell’epopea west più di quella australiana? La spingono in quella direzione sia la storia – gli aborigeni furono trattati alla stessa stregua dei nativi, e tuttora vivono rinchiusi in riserve ed esclusi di fatto dalla vita sociale – sia la morfologia del territorio, dominato da spazi immensi e vuoto, brulli e spazzati dal vento, e corsi d’acqua sinuosi che scavano la pietra e la erodono, giorno dopo giorno, anno dopo anno, secolo dopo secolo. Come gli Stati Uniti anche l’Australia fu terra di conquista per l’imperialismo anglosassone, per poi diventare miraggio di speranza di una vita migliore per milioni di disperati europei e asiatici spinti all’emigrazione.
Questa società meticciata, ma mai realmente integrata, è alla base di Goldstone: se Swan è un aborigeno che non ha più quasi nessun rapporto con la propria cultura di origine, alle ragazze cinesi che si prostituiscono viene requisito ogni diritto a una propria identità. Solo il denaro dona una sorta di conformità, solo la sete di denaro sembra fungere da legame sociale. Per questo sottobanco le sterline scorrono a fiumi, ingrassando le tasche degli uni e degli altri per coprire e giustificare i più turpi delitti. Amaro e disilluso, lo sguardo di Sen non rinuncia a mettere in scena l’eroe, la figura chiave, colui che non si piega al marea montante e non si riesce ad adeguare. È così per Swan ma anche per Josh, poliziotto dotato di una morale assai maggiore di quella che lui stesso si riconosce. I due, che dovranno affrontare gli sgherri del potere (quello, con adeguata cura di sé, sa bene quando darsi alla fuga) a colpi di fucili e pistolettate, hanno il candore impolverato di Alan Ladd, Gary Cooper, James Stewart e John Wayne.

I due uomini dell’ordine (entrambi piuttosto detestati dall’ordine stesso) sono giusti, hanno la forza di seguire la morale voltando le spalle alla via più facile, che li vorrebbe addomesticati. Ivan Sen dirige con mano ferma, con un rigore mai prono di fronte alle esigenze del genere e trascina lo spettatore in un non-luogo fuori dal tempo eppure così materialmente vero, credibile, realistico. Riesce a rendere uno spaccato atroce dell’Australia e allo stesso tempo a intrattenere, legando il discorso politico a quello più strettamente spettacolare. In questo senso si può trovare una connessione tra Goldstone e l’ottimo La isla minima dello spagnolo Alberto Rodríguez, arrivato lo scorso anno in sala in Italia grazie a Movies Inspired.
Viaggio alla radice del senso stesso dell’esistere di un popolo o di una cultura, Goldstone termina su un nuovo inizio possibile, ancora più sperduto nel nulla ma forse finalmente in grado di trovare un senso di pace, un’àncora alla deriva della vita. Tra i titoli più interessanti selezionati in questa – finora estremamente mediocre – edizione della Festa di Roma.

Info
Il trailer di Goldstone.
Goldstone, il sito ufficiale.

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