Maria per Roma

Maria per Roma

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Esordio nel lungometraggio per Karen Di Porto, Maria per Roma è un film piccolo e pieno di ingenuità che comunque si pone come ritratto generazionale sincero e appassionato. Alla Festa del Cinema di Roma 2016.

Me ne annavo per quella Roma…

La giornata, dalle prime ore del mattino alla notte, di Maria, una donna confusa ma al contempo dinamica che insegue la sua carriera di attrice perdendosi però nel quotidiano romano. Un quotidiano che ruota intorno a quella che sembra l’unica fonte di sostentamento della città eterna: il turismo. [sinossi]

In un panorama come quello del cinema italiano che, perversamente chiuso nel circolo vizioso della sua crisi di idee, si muove sempre e solo tra la commedia e la stanca ripetizione dei soliti temi, mancando totalmente di astrazione e di visionarietà (a parte le grandi eccezioni, ovviamente), un film come l’esordio di Karen Di Porto che, dopo due cortometraggi (Nicolino e Cesare), dirige il suo primo lungo con Maria per Roma potrebbe indurre a una riflessione banalissima: eccoci alle solite. Vale a dire, le solite storielle all’italiana dove, nell’abbandonare i set pubblicitari delle commedie mainstream, ci si rifugia nella quotidianità sempre un po’ neorealistica (ma sul versante del neorealismo rosa) delle difficoltà del tirare a campare.
E in effetti rientra in questa dimensione Maria per Roma, con l’aggiunta però di una auto-affermazione al diritto di esistere in quanto opera cinematografica, in quanto esperienza audiovisiva necessariamente ai margini, che è tipica solo di questi tempi contrassegnati dalla precarietà; aspetto che, in tal senso, permette ad esempio di accostare questo film di Karen Di Porto all’exploit di Spaghetti Story di qualche anno fa.

È questa dunque la chiave per leggere Maria per Roma e per attribuirgli una sua precisa riconoscibilità: un film che, anche tematicamente, riflette sulla crisi del nostro sistema o almeno sull’emarginazione cui si (auto)condanna chi non riesce a entrare nel meccanismo e che però continua imperterrito a provarci. La protagonista Maria, interpretata dalla stessa Di Porto, soffre proprio di questo: vorrebbe fare carriera da attrice e non vi riesce. Provini su provini si accumulano, mentre deve guadagnarsi da vivere lavorando per una società di bed and breakfast, in attesa di una svolta che è costretta sempre a rimandare. Parla di noi, partendo da se stessa e dalla sua vicenda, Karen Di Porto, parla di un’esistenza e di una città che – entrambe – procedono nella confusione e nel disordine e cui è impossibile porre rimedio.

Certo, l’ingenuità registica di Karen Di Porto si vede tutta, così come la difficoltà a lavorare sulla simbolizzazione del discorso (come quando perde il cane a Villa Borghese e la messa in scena non riesce a restituire un autentico terrore, oppure come quando si parla della bellezza di Roma e si vede un’inquadratura non così tanto esplicativa). Certo, allo stesso tempo la recitazione di alcuni interpreti lascia più di qualche dubbio, all’insegna di una improvvisazione che forse a tratti è sfuggita di mano. Così, d’altronde, i momenti più deboli di Maria per Roma li si possono individuare in quelle sequenze in cui, lasciati provvisoriamente da parte i codici del realismo, si entra in una dimensione onirica a dir poco maldestra (si pensi in particolare alle apparizioni del padre). Ma è inutile accanirsi contro questo film, e forse è anche dannoso, perché quello che si legge veramente nell’esordio di Di Porto è la passione e la sincerità, la volontà di mettersi a nudo e di mettersi in gioco, anche a rischio di sbagliare. E perché in fin dei conti, guardando Maria per Roma, ci si diverte grazie a una serie di situazioni ben riuscite e, contemporaneamente, ci si lascia prendere da un autentico scoramento di fronte all’incerto destino della protagonista, e del nostro.

Info
Il trailer di Maria per Roma su Youtube.
Il sito della Festa del Cinema di Roma.
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  • maria-per-roma-2016-karen-di-porto-002.jpg

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