Hell or High Water

Hell or High Water

di

Dramma familiare, road movie, post-western apocalittico nel Texas della crisi economica, Hell or High Water di David Mackenzie, serba tutto il potere di un classico senza tempo. Alla Festa del Cinema di Roma.

Abbasso le banche

I fratelli texani Toby e Tanner si ritrovano dopo anni per rapinare le filiali di una banca che minaccia di portargli via i terreni di famiglia. La vendetta sembra che si stia per compiere, ma il Texas Ranger Marcus, in cerca di un ultimo “caso risolto” prima della pensione, ha tutta l’intenzione di fermarli. Quando è il momento di mettere in atto un’ultima rapina, i due fratelli e il Ranger, i valori del vecchio West e del nuovo, si scontreranno inevitabilmente. [sinossi]

Ampi paesaggi riarsi dal sole, pozzi di petrolio che pompano nel nulla, rangers baffuti, mulini a vento, diners e benzinai in cittadine sonnacchiose e semi disabitate. E poi, naturalmente, i rapinatori di banche. Il Texas in tempi di recessione economica non è poi molto cambiato rispetto a quanto l’immaginario cinematografico ci ha fino ad oggi mostrato, d’altronde, a muovere i suoi abitanti, siano questi indigeni o di passaggio, è sempre la stessa cosa: il denaro. A guardare bene però i rangers contemporanei sono piuttosto anziani e appesantiti, molti benzinai hanno chiuso i battenti, alcuni pozzi di petrolio sono spenti, buona parte della popolazione è andata altrove, dato che le loro case se le sono prese gli avidi istituti finanziari. In una situazione del genere, rapinare quelle stesse banche che hanno tolto alle persone tutti i loro averi, inizia a profilarsi come un atto necessario, quasi etico, che ha perso persino le sue connotazioni fiabesche alla Robin Hood. Sono piuttosto dalle parti di John Dillinger, famigerato rapinatore dei tempi della Grande Depressione, i protagonisti di Hell or High Water nuovo film di David Mackenzie (Young Adam), che dopo l’anteprima a Cannes 2016 in Un Certain Regard, approda ora alla Festa del Cinema di Roma nella sezione “Tutti ne parlano”.

Protagonisti sono Tanner (Ben Foster) e Toby Howard (Chris Pine) una coppia di fratelli che si è ricongiunta di recente, dato che il primo è appena uscito di prigione. Reduce da un lungo periodo al fianco della madre ammalata, ora deceduta, con un’ex moglie, due figli da mantenere e un mutuo da pagare, Toby ha un disperato bisogno di soldi e il ritorno del fratello è per lui provvidenziale: data la sua decennale esperienza, lo aiuterà a rapinare le filiali texane di quella stessa banca che ora vuole portargli via tutto. Il piano è semplice: sottrarre sempre soltanto i soldi contenuti nella cassa, ripulendoli attraverso mirate sortite al casinò. Ma un ranger prossimo alla pensione (Jeff Bridges) e il suo collega di origini Comanche (Gil Birmingham) sono sulle tracce dei due congiunti e non hanno alcuna intenzione di mollare la preda.

Sospeso tra heist movie e melodramma familiare, con numerose sequenze on the road e un’atmosfera da post-western apocalittico, Hell or High Water ci trasporta in scenari e situazioni che cinematograficamente conosciamo da tempo e fa sfoggio di un manierismo discreto (a tratti sembra di trovarsi nel Dillinger di Milius, a tratti in Una calibro 20 per lo specialista di Michael Cimino, in altri momento in Stella solitaria di John Sayles) sorretto dal solido e lampante talento di metteur en scène di Mackenzie. Il regista britannico è perfettamente a suo agio nel Texas più remoto – merito della sua cinefilia che, sebbene ogni citazionismo venga evitato, è piuttosto evidente – e si prodiga in ampi e ben orchestrati movimenti di macchina nel corso delle rapine, rivela scelte non banali in occasione degli inseguimenti (molto efficace quel suo avvicinarsi e poi allontanarsi dall’auto in corsa), vagheggia l’epos del western e dell’amicizia virile (splendido il cameratesco corpo a corpo in controluce tra i due fratelli), inscena una robusta sparatoria finale. Interessante poi la scelta stilistica di tenere quasi sempre il fuoco molto stretto sui personaggi, anche nei campi lunghi, e poi, naturalmente, è un piacere non da poco vedere Jeff Bridges alle prese con il ruolo del vecchio ranger, sempre intento a bere birra e biascicare al collega sagaci battute razziste. Sorprende a tratti la cura con cui Mackenzie si dedica ad alcuni personaggi di contorno, come ad esempio l’arcigna e anziana cameriera di un diner, la cui sortita è al limite del freak show, ipotesi però respinta dall’inusitata rudezza del suo monologo.

L’abile script firmato da Taylor Sheridan (Sicario) si fregia poi di brillanti dialoghi, anche se a tratti appare fin troppo costruito, con il suo voler continuamente spiegare le motivazioni che muovono i personaggi (il mutuo, i figli, la povertà), ricapitolare la situazione, informarci verbalmente sui loro trascorsi o farli parlare poi tutti (o quasi) della morte che li attende, forse. Questo tono vagamente didascalico non inficia però la complessiva riuscita di Hell on High Waters, robusto dramma d’azione che aspira ad un classicismo senza tempo, ma alle problematiche etiche tipiche delle storie di fuorilegge sa accorpare anche una ficcante critica del capitalismo contemporaneo. Evidentemente il Texas è rimasto la terra selvaggia di un tempo, i suoi giacimenti petroliferi una chimera di ricchezza cui nessuno sembra riuscire davvero ad attingere. Se è vero, come si dice nel film, che un tempo gli indiani venivano cacciati dai bianchi e ora i bianchi vengono cacciati dalle banche.

Info
Il sito ufficiale di Hell or High Water.
La pagina Facebook del film.
La scheda sul sito della Festa del Cinema di Roma.
  • hell-or-high-water-2016-david-mckenzie-001-1.jpg
  • hell-or-high-water-2016-david-mckenzie-002-2.jpg
  • hell-or-high-water-2016-david-mckenzie-003-3.jpg
  • hell-or-high-water-2016-david-mckenzie-004-4.jpg
  • hell-or-high-water-2016-david-mckenzie-005-5.jpg
  • hell-or-high-water-2016-david-mckenzie-006-6.jpg
  • hell-or-high-water-2016-david-mckenzie-007-7.jpg
  • hell-or-high-water-2016-david-mckenzie-008-8.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    roma-2016Roma 2016

    Torna la kermesse diretta per il secondo anno da Antonio Monda, tra anteprime, retrospettive, documentari, animazione e il consueto "festival nel festival" di Alice nella città.
  • In sala

    I segreti di Wind River RecensioneI segreti di Wind River

    di Presentato a Cannes, dopo il Sundance, I segreti di Wind River è un western contemporaneo, un poliziesco dai contorni drammatici. Sheridan non si limita a intrecciare gli elementi chiave dei due generi, ma riesce ad aggiornare e contestualizzare il mito della Frontiera.
  • Far East 2018

    Bad Genius RecensioneBad Genius

    di A cinque anni di distanza dal folgorante Countdown il regista thailandese Nattawut Poonpiriya colpisce nuovamente il centro del bersaglio con Bad Genius, folle racconto in salsa heist ambientata nel mondo dei sorvegliatissimi esami per accedere alle più prestigiose università statunitensi.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento