La ultima tarde

La ultima tarde

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Nel corso del peregrinare urbano di una coppia in procinto di divorziare, La ultima tarde analizza gli ideali perduti di una generazione peruviana, ma cede nel finale alle lusinghe di una facile catarsi. Alla Festa del Cinema di Roma.

Come eravamo

Dopo diciannove anni trascorsi senza vedersi, una ex coppia di militanti radicali di sinistra si incontra per ultimare le procedure per il divorzio. Tra i ricordi di un passato durante il quale hanno condiviso amore e fede politica, finiscono per confessarsi i propri segreti per scoprire, alla fine, quanto la situazione in cui si trova il loro paese e gli ideali in cui credono, abbiano ancora un peso nelle loro esistenze… [sinossi]

“Il meglio della borghesia sono il suo vino e le sue donne”. Si apre con questa sentenza inappuntabile e un po’ cinica La ultima tarde opera seconda (dopo Cielo Oscuro) del peruviano Joel Calero, presentata in Selezione Ufficiale all’undicesima Festa del Cinema di Roma. Analisi approfondita del fallimento degli ideali della generazione degli attuali 40-50enni peruviani, il film di Calero sceglie quale microcosmo simbolico da setacciare una coppia in procinto di divorziare. Ma Luisa e Ramòn non sono due coniugi come gli altri: hanno fatto la guerriglia comunista, al fianco di Sendero Luminoso, poi lei è scomparsa lasciando perdere le sue tracce sia ai compagni di lotta che al marito. Ora, a diciannove anni di distanza da quella misteriosa fuga, i due si ritrovano davanti al giudice per firmare le carte del divorzio, ma un cavillo burocratico li costringe ad attendere diverse ore e a trascorrerle insieme, passeggiando per la città di Lima.

È una ipotetica lunga carrellata nella capitale peruviana e nella memoria personale e collettiva La ultima tarde, dove agli elementi biografici dei due protagonisti si vanno pian piano assommando questioni generazionali, politiche, storiche e sociali. Si parla di sentimenti, certo, ma anche di cosa sia oggi il popolo e quali i suoi desideri (a detta di Laura: andare al centro commerciale a mangiare un Big Mac), del significato della vittoria ai mondiali in Sudafrica per la Spagna in piena recessione, della pubblicità che dà da mangiare mentre il cinema no (un problema universale), del microcredito e del cibo biologico. E poi si affronta anche la questione della sanità pubblica, e di come la ricca borghese Laura sia riuscita a far guarire la madre dal tumore al pancreas, portandola a Huston. Già, perché quello tra moglie e marito è qui anche e soprattutto un conflitto di classe, con Laura schierata dalla parte della borghesia (ha persino uno zio generale) e Ramòn da quella del proletariato. La ultima tarde è abbastanza severo nei confronti della sua protagonista femminile, della quale è piuttosto facile condividere il buon senso, quel suo allontanarsi da Sendero Luminoso per via della violenza che aveva assunto la lotta, il conseguente rifugiarsi nell’alveo della famiglia, mentre lasciano alquanto a desiderare altre scelte della donna, in particolare l’aver fatto interrompere la chemioterapia della madre per sottoporla a un metodo naturale di disintossicazione. Su quest’ultima questione, però, il film di Calero pare glissare, senza esporci la sua opinione.

Nel complesso, la verbosità ben orchestrata di La ultima tarde e in maniera ancora più esplicita la scelta del titolo, mirano a costruire una parentela con la trilogia di Richard Linklater composta da Prima dell’alba, Prima del tramonto e Before Midnight. Ma attraverso il lungo peregrinare urbano dei suoi protagonisti, Calero punta soprattutto a tracciare il bilancio di un’intera generazione e, naturalmente, dei suoi ideali. E lo stile del film si evolve man mano di conseguenza. Se infatti in principio l’obiettivo dell’autore sembra essere quello di fare dell’intera chiacchierata un unico piano sequenza, gradualmente vediamo come gli stacchi di montaggio si facciano sempre più presenti e decisi, per indirizzare questa rievocazione del passato verso una crescente frammentarietà, cui si accompagna un sostanziale cambiamento negli argomenti affrontati dalla coppia: dal privato al politico. Ma il privato è politico, questo chi ha vissuto negli anni ’70 lo sa bene, qualsiasi fosse la latitudine in cui praticava la sua militanza. Ecco allora che lotta armata, delazione, arresto, tortura, matrimonio, aborto sono tutti gli ingredienti di un amalgama imperfetto, che è il matrimonio tra Laura e Ramòn, certo, ma più in generale anche quello tra la rivoluzione e l’amore. Un conflitto insanabile le cui ferite ancora bruciano, mentre gli ideali svaniscono. Laura e Ramòn, si ritrovano così a passeggiare tra le macerie scomposte di un’epoca del riflusso ideologico, dove la fede politica è stata sostituita dal microcredito e dal cibo biologico, in realtà mere trovate pubblicitarie per garantire la sopravvivenza di un capitalismo che oramai tutto pervade. Peccato che La ultima tarde non si arresti lì, sul vagolare e interrogarsi dei suoi protagonisti e, dopo aver tanto lottato per una narrazione destrutturata, ceda alle lusinghe di un “finale” imponendo ai suoi ex guerriglieri una catarsi poco convincente e posticcia.

Info
La scheda di La ultima tarde sul sito della Festa del Cinema di Roma.
La scheda de La ultima tarde sul sito del distributore internazionale Habanero Film.
Il trailer de La ultima tarde.
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