How I Fell in Love with Eva Ras

How I Fell in Love with Eva Ras

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Presentato nella sezione Riscos del Doclisboa 2016, How I Fell in Love with Eva Ras è una coproduzione tra Bosnia Erzegovina e Portogallo sotto il patrocinio di Béla Tarr. Un viaggio nella filmografia di un paese, la ex-Jugoslavia, e attraverso di questa nella sua storia, visibile ormai da lontano come un film dalla cabina di proiezione.

C’era una volta un cinema

Un giorno nella vita di Sena, che vive nella cabina di proiezione di un cinema, a Sarajevo, dove si proiettano rigorosamente film della ex-Jugoslavia, portandoci in viaggio nel suo passato e in quello che una volta era il suo paese e nel suo cinema, omaggiando le dive locali come Eva Ras. [sinossi]

“Con tristezza e con gioia ricorderemo la nostra storia quando racconteremo ai nostri figli storie che cominciano con ‘C’era una volta’” chiosa uno dei protagonisti di Underground alla fine del film di Emir Kusturica. A raccontare la storia di un paese è anche il suo cinema, termometro di una società, con le sue opere di regime e di propaganda, con i suoi film popolari e con i suoi divi di successo. C’era una volta un paese e c’era una volta il suo cinema, che è stato capace di partorire un’opera così potente, estrema e coraggiosa come W.R. – I misteri dell’organismo di Dusan Makavejev. A intraprendere un viaggio nella storia del cinema della ex-Jugoslavia è il giovane filmmaker portoghese André Gil Mata con How I fell in Love with Eva Ras presentato a Docliboa 2016. E lo fa prendendo il singolare punto di vista di una proiezionista, una donna di mezza età, Sena, che dimora proprio nella sua cabina di proiezione. Un personaggio che si presume reale.

Non c’è peggiore spettatore che il proiezionista, il responsabile della visone di un film che può vederlo da lontano, come una cartolina. E che di solito non vede, preso dalla sua routine, come Sena che ogni tanto si assopisce. È la posizione oramai distaccata e lontana di chi oggi riveda a ritroso la storia di un paese che si è rovinosamente frantumato da oltre una ventina di anni, dissolto in guerre fratricide. Nonostante il film sia realizzato sotto l’egida protettrice di Béla Tarr – André Gil Mata è allievo al Film.factory di Sarajevo – il regista rifiuta nettamente quello stile di poesia del nella fluidità dei movimenti di macchina del Maestro e costruisce un film fatto di sole inquadrature fisse. Movimenti di macchina ci sono, in realtà, sono quelli dei film nel film, di quei francobolli in re-cadrage che vediamo rigorosamente alla stessa distanza della proiezionista.
André Gil Mata porta avanti l’operazione in maniera brillante, mantenendo sempre le coordinate che si è prefissato. Nei suoi quadri registra la quotidianità della vita di Sena, con lunghe sequenze, sempre a mdp immobile, in cui prepara il caffè o spolvera i proiettori. Si capisce solo dopo un po’, ricostruendo mentalmente i vari quadri succedutisi fino a quel momento, che casa e cabina di proiezione per la donna coincidono. E la vedremo tranquillamente offrire il caffè agli ospiti con i film sullo sfondo. E raffinate sono anche le costruzioni d’immagini di How I fell in Love with Eva Ras. Il regista gioca per esempio sulle tante finestre, sui tanti schermi secondari in un gioco di moltiplicazione con quello della sala cinematografica. La finestra della casa, per esempio, quando ancora non sappiamo che è la stessa cabina di proiezione che si vede in montaggio alternato, con la luce che entra, come un ulteriore fascio luminoso analogo a quello del cinema, oppure lo specchio con cui crea un dialogo attraverso l’uso intelligente di campo e controcampo. Quando Sena guarda fuori dalla finestra è come vedesse un altro film, mentre la claustrofobia della sua esistenza trova una valvola di sfogo proprio nei paesaggi dei film. How I fell in Love with Eva Ras usa poi spesso il fuori campo in modi diversi tra loro. A volte i film non si vedono ma fanno da sfondo sonoro alle scene casalinghe, oppure se ne scorge solo un pezzo nella parte sinistra dell’inquadratura, come nella lunga sequenza con un ospite. E ancora un momento sublime è quello in cui l’anziana donna stende i lenzuoli in casa, che nelle inquadrature creano ulteriori separazioni e divisioni, moltiplicando stavolta gli schermi bianchi.

La raffinatezza della regia di André Gil Mata fa il paio con quella dei film proiettati, di stili molto diversi, a colori, in bianco e nero, con campi lunghissimi, bambini, scene di guerra. E queste scene si pongono in relazione, o a commento, a Sena, alla sua vita e a quella dei suoi conoscenti. Situazioni di precarietà in continuità con la storia difficile del paese precedente. Non si può non arrivare a una identificazione tra la proiezionista, centro del film e del cinema, e la diva Eva Ras. Quelle che proietta Sena sono le pellicole superstiti del patrimonio della ex-Jugoslavia, con dei proiettori massicci a 35mm. Se il cinema è importante per la memoria collettiva di un popolo, è importante anche la sua conservazione. E l’immagine in cui Sena mostra un pezzo di pellicola alla sua nipotina, un materiale ormai considerato obsoleto, pone un grande interrogativo sul futuro.

Info
La scheda di How I Fell in Love with Eva Ras sul sito di DocLisboa.
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