Per aspera ad astra

Per aspera ad astra

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Presentato al Trieste Science+Fiction un classico della fantascienza sovietica del 1981, Per aspera ad astra di Richard Viktorov, film che fa parte della storia della manifestazione triestina, avendo vinto l’Asteroide d’Argento nel 1982. Presentato nel nuovo restauro digitale, più filologico rispetto ai precedenti, curato dal figlio del regista, Nikolay Viktorov. Un film dove 2001 e Solaris si incontrano nel segno dell’ecologia.

Son mille papaveri rossi

Nel ventitreesimo secolo, il ricognitore Puškin scopre, nello spazio profondo, un’astronave di origine sconosciuta. All’interno, fra i cadaveri dell’equipaggio, viene trovata una creatura artificiale, una ragazza di nome Nijja, dalle doti uniche: una forza sovraumana e la capacità di teletrasportarsi nello spazio. Nijja soffre di perdita di memoria e viene portata sulla Terra, dove improvvisamente ricorda che il suo pianeta natale è Dessa. Quando una spedizione parte dalla Terra per cercare di salvare il pianeta morente Dessa, la ragazza sale clandestinamente a bordo… [sinossi]

Un classico della fantascienza sovietica, Per aspera ad astra di Richard Viktorov, del 1981 presentato al Trieste Science+Fiction nella versione originale nel restauro curato dal figlio Nikolay Viktorov. Ultimo dei restauri del film, sempre per mano del figlio, che però in precedenza erano intervenuti con dei tagli per eliminare i momenti più pesanti di propaganda o con dei correttivi fatti per migliorare la resa degli effetti speciali – come cancellare l’ombelico di Nijja, che non doveva in effetti averlo in quanto creatura nata in provetta – impossibili per l’epoca, nell’ottica di avvicinarsi alla concezione del regista. Quest’ultima versione invece è stata curata secondo criteri di correttezza filologica.
Per aspera ad astra è una summa della fantascienza cinematografica dell’epoca, che unisce parti di space opera a momenti elegiaci nella natura, riprendendo ovviamente il modello di Solaris. Ma il regista, come vedremo, sembra proprio che conosca anche i classici americani ed europei del genere. Quello che invece è dirompente e innovativo, per l’epoca e a maggior ragione, immaginiamo, nell’Unione Sovietica, è il messaggio ecologista, che è associato a una visione negativa del capitalismo in quanto responsabile dell’inquinamento e del degrado ambientale.
Vero che anche nel cinema americano e in generale, la fantascienza è stata uno dei veicoli pionieristici per trasmettere messaggi ambientalisti, come già nel 1972 con Silent Running (2002: la seconda odissea) e nel 1973 con Soylent Green (2022: i sopravvissuti).

L’universo fantascientifico delineato in Per aspera ad astra vede un pianeta Terra sostanzialmente pacificato e depurato dai problemi ambientali e in ciò all’avanguardia tanto da aver istituito una squadra speciale di spazzini dello spazio capace di intervenire e bonificare ogni altro pianeta che sia in difficoltà ecologiche.
Viktorov ha visto scuramente i classici della science fiction anglo-americana. Le finestre delle astronavi costruite con lo stile tipo delle sovrimpressioni degli effetti speciali di Douglas Trumbull, gli interni delle navicelle spaziali realizzate con inquadrature a grandangolo del computer di bordo come nella visione di Hal 9000, e richiami sembrano esserci anche per Star Trek. E tornano tanti stereotipi del genere come un blob.
Ma la lunga parte nella dacia di campagna porta tutto il sapore della fantascienza sovietica di Solaris. Parte che inizia con un prato di papaveri e che ruota attorno a quella bizzarra casa nella natura sospesa tra il futuristico e il vintage, con l’esterno da architettura razionalista in cemento armato e gli interni rivestiti di legno come una baita di montagna. Un futuro che mescola la tradizione, sullo stile dei telefoni retrò di Fahrenheit 451 di Truffaut, con la modernità, con il robottino tuttofare e le oche, le chaise longue, gli scacchi e l’arpa, e poi i grammofoni. E poi un paesaggio che sconfina con le aspre scogliere a picco sul mare. Questa parte del film è quella in cui esplode la figura androgina, sensuale, conturbante di Nijja, l’aliena costruita per clonazione. Lei con quella parrucca minimale a coprire il capo calvo, lei che si spoglia, totalmente priva della cognizione del pudore, in una scena sottilmente conturbante, e viene in ciò redarguita sui costumi dei terrestri e sul senso della morale che qui domina. Nijja che si diverte a provare parrucche di ogni tipo in composizioni di immagine con frutta come nature morte. Per aspera ad astra è un romanzo di formazione della creatura bionica, che apprende a parlare, che impara gli usi e costumi dei terrestri.

La parte finale del film è quella ambientalista, incentrata sulla missione ecologica spaziale di quel team intergalattico, con a bordo anche il gatto nero Basil, che promette di ripulire atmosfere inquinate. Torniamo alla space opera, allo sfondo della volta stellata. L’approdo al pianeta Dessa rappresenta la parte fantapolitica del film, governato da un satrapo che mantiene consapevolmente gli abitanti nel degrado ambientale, prodotto del capitalismo come si suggerisce, pur di mantenere il potere. Un potere che, sottolinea, per poter rimanere tale, non deve mai essere esplicito. Una popolazione tenuta in una cappa asfittica, come congelata, costretta a preferire la stabilità politica all’ipotesi di cambiamenti e rivoluzioni. Per aspera ad astra suggella un futuro positivo che segna il trionfo dell’umanità nello spazio, che sconfigge e bonifica il male, che lava via la sporcizia del capitalismo, e, tra le righe, il trionfo dell’URSS contro gli USA. Il trionfo di un’utopia esportabile agli altri mondi dove i terrestri, o i sovietici, sono messaggeri di vita, salvando tutti quei pianeti che stanno morendo. Il trionfo del cielo azzurro e dell’arcobaleno.

L’umanità futura disegnata da Per aspera ad astra è un ritorno all’Arcadia, dove la tecnologia non è soffocante e relegata al ruolo di svolgere dei servizi che risparmiano la fatica, vedi il robottino domestico. Un modello esportabile all’intero universo. E il regista si permette di scrivere come ironico epitaffio finale che le scene sul pianeta Dessa sono state in realtà girate sulla Terra. Gli uomini del futuro si cibano e aspettano le prime angurie a maturare. Gli uomini amano, fanno il bagno, raccontano delle loro vecchie fiamme. E naturalmente lavorano sulla Luna, prendono la patente di navigazione cosmica, ricordano in chiave archeologica quando nel 2000 si svolgevano le clonazioni. Ma hanno la consapevolezza della transitorietà della vita, “Siamo sulla Terra solo per un periodo”, consapevoli di aver occupato per un piccolo istante un posto nel pianeta azzurro, nel pianete vivente Gaia.

Info
Il sito ufficiale russo di Per astera ad astra.

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