Blood on Méliès’ Moon – La porta sui mondi

Blood on Méliès’ Moon – La porta sui mondi

di

Presentato al Trieste Science+Fiction – Festival della fantascienza, Blood on Méliès’ Moon – La porta sui mondi è un lavoro sospeso tra divertissement, viaggio all’origine del cinematografo, nostalgia del cinema di genere, e, su tutto, il ribadire che, con Viaggio nella Luna di Georges Méliès, la fantascienza appartiene alla nascita stessa del cinema.

L’Ed Wood de’ noantri

La storia ci dice che in Francia, nel 1890, l’inventore Louis Le Prince, dopo aver brevettato una macchina per filmare le immagini in movimento e proiettarle su uno schermo, scomparve in circostanze misteriose: da allora, di lui e di quella sua invenzione non si seppe più nulla. Cinque anni più tardi, i fratelli Lumière di Lione brevettarono una macchina molto simile a quella di Le Prince denominata “Le Cinematographe”: da quel momento, il 1895 è universalmente considerata la data ufficiale della nascita del cinema. Ma resta un enigma: che cos’è successo a Louis Le Prince? E dove sono finiti lui e la sua invenzione? [sinossi]

La fantascienza in Italia deve tantissimo a Luigi Cozzi, protagonista pionieristico delle fanzine dedicate al genere, tanto cinematografico che letterario, fin dal 1962, storico collaboratore di Dario Argento – a lui si deve l’ideazione di tanti effetti speciali dei classici del Maestro –, a sua volta regista, con lo pseudonimo anglosassone – come si usava una volta – di Lewis Coates, e il suo ‘capolavoro’ Scontri stellari oltre la terza dimensione (Starcrash) fu preso negli Stati Uniti dalla New World Pictures di Roger Corman, segno di un’affinità nello spirito artigianale di fare cinema.
Con Blood on Méliès’ Moon – La porta sui mondi, presentato al Trieste Science+Fiction – Festival della fantascienza, Cozzi realizza un film fatto in casa, in famiglia e con gli amici, con quattro soldi, uno sberleffo dichiarato in un’epoca dove la science fiction sembra essere annegata negli effetti speciali digitali sempre più sofisticati e aver perso tutto quel fascino del meraviglioso di una volta.
Cozzi sembra voler tornare a quel cinema dell’imperfezione, degli effetti speciali ridicoli, dei trucchi quasi volontariamente ostentati in quanto tali. Il film vede il raduno di amici e parenti del regista, tra cui Lamberto Bava da cui si reca alla ricerca di un antico volume nella sterminata biblioteca che fu raccolta dal padre, il grande Mario Bava che così viene, pure lui, omaggiato. Nessuno recita davvero nel film, come in quei B-movie con attori improvvisati, e molti dei personaggi sono se stessi. Siamo quindi in quello che potrebbe sembrare un semplice divertissement, un gioco autobiografico, condito con tanta ironia, del regista. Dove crocevia narrativo diventa quel negozio, Profondo Rosso Store, di libri, oggettistica e memorabilia, con museo annesso, che Cozzi gestisce da anni con tanta dedizione. Eppure con una fattura così naïf, Cozzi racconta una storia di misteri ottocenteschi risalendo all’origine stessa della settima arte.

Tutto fa pensare di essere di fronte a un ennesimo mockumentary derivativo di Forgotten Silver: la vera storia del cinematografo non è quella che viene raccontata, vi diciamo noi chi ha veramente inventato prima di tutti gli altri quel marchingegno che avrebbe cambiato il mondo. Ma, attenzione, a differenza di quel Colin McKenzie uscito dalla mente di Peter Jackson, il personaggio di Louis Le Prince è esistito davvero e la sua storia sembra uscire veramente da un romanzo gotico: si tratta del vero inventore del cinema avendo realizzato delle riprese filmate già nel 1888, che non riuscì però a esibire nella prevista dimostrazione pubblica a New York per la sua misteriosa scomparsa. L’inventore infatti prese il treno Digione-Parigi ma né lui né i suoi bagagli giunsero mai a destinazione. La sua scomparsa è tuttora avvolta nel più fitto mistero. Di più: il figlio che inseguiva una pista che portava a New York fu ucciso proprio mentre era sulle tracce del padre. E ovviamente le ipotesi che vedono la sparizione di Le Prince come collegata alla guerra dei brevetti sul cinematografo sono fioccate numerose.

Per Luigi Cozzi raccontare questa storia dimenticata è un’occasione per spalancare le porte di mondi paralleli, dimensioni alternative, di aprire uno specchio nel paese delle meraviglie della fantascienza, per scoprire nuovi misteri da vetusti manoscritti come quello dell’argentiano Emilio Varelli. Un mondo di antichi alchimisti come alchimista è lo stesso Luigi Cozzi, inventore artigianale di trucchi ed effetti ottici. O come lo era Georges Méliès, l’illusionista che ha portato la magia nel cinema imprimendogli una profonda impronta fantastica.
Nel ripercorrere gli albori del cinema, Cozzi ribadisce una verità a lui sicuramente cara: la nascita della fantascienza cinematografica è quasi coeva all’origine stessa della settima arte. E Cozzi parte a sua volta per un personale voyage dans la lune a bordo di quel tozzo missile che centrerà il satellite colpendolo nell’occhio. Un tragitto che si rivelerà come un viaggio nella storia della fantascienza cinematografica, incrociando missili e navicelle dei classici del genere, le astronavi marziane de La guerra dei mondi di George Pal e la stessa eroina del suo film, Scontri stellari oltre la terza dimensione, dal bizzarro nome di Stella Star. Come il monolito di 2001: Odissea nello spazio aveva innestato la prima scintilla di intelligenza negli scimmioni, così Méliès ha creato il primo bagliore di fantascienza in pellicola e da lì un osso lanciato al cielo ha portato ad astronavi, pianeti perduti, galassie lontane, dimensioni parallele.

Blood on Méliès’ Moon – La porta sui mondi è un film, come si è detto, di esibita povertà e scarsità di mezzi, portatore del grande amore del suo autore per la science fiction. Cozzi non manca di esibire parti didattiche, come quando, appresa l’esistenza di un mondo parallelo, sciorina una bibliografia di romanzi a tema. Ed esibisce anche una buona dose d’ironia, come quando, entrato in mood Méliès parla con le didascalie come nel cinema muto. O come quando si fa paragonare, dal critico Paolo Zelati, a Ed Wood che fu definito il peggior regista di tutti i tempi. Ma, come ha mostrato Tim Burton – facendolo anche incontrare con Orson Welles e sottolineandone paradossalmente i punti in comune piuttosto che le differenze –, si trattava di un cineasta puro, con grande entusiasmo e passione, disposto a tutto pur di confezionare i suoi, imperfetti, film. Un cinema artigianale, un amore per il cinema come quello dello stesso Cozzi, che ormai, nell’era dei grandi franchising in CGI, non esiste più.

Info
La pagina dedicata a Blood on Méliès’ Moon – La porta sui mondi sul sito del Trieste Science Plus Fiction.

Articoli correlati

  • Festival

    trieste-science-fiction-2016Trieste Science+Fiction Festival 2016

    La sedicesima edizione del Trieste Science+Fiction Festival, kermesse che offre a pubblico e addetti ai lavori un'imperdibile immersione tra fantascienza e horror. Da martedì 1 a domenica 6 novembre.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento