Noi siamo la marea

Noi siamo la marea

di

Bambini scomparsi nel nulla, la marea che non è più tornata a salire, un villaggio che vive nella disperazione, due ragazzi della facoltà di fisica. Scienza e natura, in un confronto che avrebbe meritato ben altri esiti artistici. Noi siamo la marea di Sebastian Hilger, in concorso al Torino Film Festival.

Tu sei dentro di me come l’alta marea

In un paese costiero la marea si è ritirata quindici anni fa, senza motivo. Quel giorno sono misteriosamente scomparsi tutti i bambini del villaggio, cancellando, come in Il dolce domani, il futuro dell’intera comunità. A studiare le maree e a risvegliare il passato arrivano due giovani scienziati. Un mystery metafisico dal fascino evocativo: un’opera prima che osa, nella narrazione e nello stile, e che sfrutta l’inquietante bellezza della costa baltica. [sinossi]

Noi siamo la marea, traduzione letterale dell’originale tedesco Wir sind die Flut, ha il pregio di permettere allo spettatore di cogliere in maniera netta e incontrovertibile le differenze che intercorrono tra avere a disposizione un’immagine e sapere perché la si deve usare in un determinato contesto. L’opera seconda di Sebastian Hilger, che il Torino Film Festival ha ospitato all’interno del concorso internazionale lungometraggi, ha un’immagine ricorrente, che sfrutta fino allo stremo: l’enorme battigia priva di acqua per via di una marea che se n’è andata senza mai tornare. Un’immagine potente, di desertica desolazione che immediatamente fa percepire allo spettatore il disagio dei protagonisti del film, siano essi gli abitanti del villaggio che ha subito la disgrazia (insieme alla marea se ne sono andati per sempre i bambini della cittadina) o i due studenti dell’università che, contro le logiche stesse dell’istituto, vogliono scoprire quale mistero si nasconda dietro questi fatti che la scienza non sa come spiegare. Un’immagine ovviamente rivista e corretta nella post-produzione digitale (in rete è possibile anche rintracciare le foto girate sul set, che danno un’idea del lavoro svolto da Hilger e dalla sua troupe per raggiungere il risultato desiderato), ma che mantiene suo malgrado una propria verità espressiva, che non va né sottostimata né lasciata in secondo piano, nonostante le evidenti debolezze del film.

Perché Noi siamo la marea appare da subito come uno di quei lavori cinematografici che patiscono un’ambizione sfrenata, incapace di incanalarsi davvero in un discorso sullo sguardo e destinata quindi a rimanere frustrata, indebolita. È indubbio che Hilger punti in alto, scomodando abbinamenti mentali cinefili a dir poco rischiosi (i bambini che scompaiono nel nulla sono i nipotini della favola del pifferaio magico, e quindi non possono che avvicinare la memoria al capolavoro di Atom Egoyan Il dolce domani, paragone però impossibile da reggere per Hilger e la sua fragile creatura), ma è altrettanto certo come questa foga espressiva non si traduca sullo schermo in qualcosa di realmente compiuto.

Tra amori in corso con un passato da metabolizzare, uniche superstiti alla sparizione dei bimbi che ancora cercano un motivo alla propria esistenza, padri distrutti, scienziati in erba e dottorandi un po’ confusi sul rapporto tra scienza e fede, l’esercito a fare da guardia agli ingressi del villaggio, e chi più ne ha più ne metta, Noi siamo la marea affastella una serie abnorme di sottotrame che non solo non servono davvero alla narrazione – una struttura ben più lineare avrebbe solo giovato al risultato finale – ma finiscono per incepparla, sballottando lo spettatore da un climax all’altro, tra scoperte al di là del misterico e riflessioni abbastanza banali sul senso della vita e sull’accettazione dell’inesplicabile.
Hilger raggela il tutto sfruttando, come si scriveva poc’anzi, un panorama ammaliante, ma dimostra di non capirne fino in fondo le potenzialità. Si riduce dunque tutto a una recherche tra il filosofico e il sovrannaturale, che mescola il mystery d’oltreoceano a riflessioni autoriali tutte europee ma lo fa senza convinzione, quasi si stesse seguendo uno schema precostituito, regole dalle quale è impossibile (per chi ancora non possiede uno “sguardo”) evadere. Noi siamo la marea viene dunque affidato in toto alle possibilità della post-produzione, e vive di una fotografia gelida, un buon comparto sonoro e qualche movimento di macchina meno compassato degli altri. Nel film si dialoga di potenza della natura, fusione tra scienza ed emotività, ma nulla di questo – o per lo meno assai poco – raggiunge gli spettatori. Tutto rimane sospeso, freddo, anonimo. Hilger sarà anche talentuoso, e il film lo dimostra, ma non è ancora un autore. Il futuro, forse, dirà di più su questo aspetto.

Info
Il trailer di Noi siamo la marea.
  • we-are-the-tide-2016-sebastian-hilger-01.jpg
  • we-are-the-tide-2016-sebastian-hilger-02.jpg
  • we-are-the-tide-2016-sebastian-hilger-03.jpg
  • we-are-the-tide-2016-sebastian-hilger-04.jpg
  • we-are-the-tide-2016-sebastian-hilger-05.jpg
  • we-are-the-tide-2016-sebastian-hilger-06.jpg
  • we-are-the-tide-2016-sebastian-hilger-07.jpg
  • we-are-the-tide-2016-sebastian-hilger-08.jpg
  • we-are-the-tide-2016-sebastian-hilger-09.jpg

Articoli correlati

  • Notizie

    torino-film-festival-2016-minuto-per-minutoTorino 2016 – Minuto per minuto

    Eccoci nuovamente all'ombra della Mole per il Torino Film Festival 2016, all'inseguimento di opere prime (seconde e terze), documentari italiani e internazionali, retrospettive, omaggi, (ri)scoperte.
  • Festival

    torino-2016Torino 2016

    Il Torino Film Festival 2016, dal 18 al 26 novembre. La trentaquattresima edizione della kermesse piemontese, tra opere prime, sci-fi, punk, documentari, film di ricerca... Tutte le nostre recensioni.
  • Torino 2016

    Torino 2016 – Presentazione

    David Bowie che si muove sul palco è l'immagine scelta per il Torino Film Festival 2016, un omaggio che è anche dichiarazione di intenti. Tra passato punk e futuro che è forse a sua volta passato. Come il cinema.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento