Pro loco

Pro loco

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L’universo dello skate come veicolo di espressione e libertà. Pro loco di Tommaso Lipari accumula alla rinfusa i più diversi strumenti espressivi, rifiutando qualsiasi vera struttura. Un sorriso di simpatia, e si passa ad altro. Al TFF in Italiana.doc.

Io che non vivo più di un’ora senza te

Fare qualcosa per il luogo che si abita. Passarci sopra, sottolinearlo, renderlo vivo grazie alle rotte segnate dalle ruote di uno skate, che, scivolando sullo spazio quotidiano e dimenticato, lo segnano con visioni diverse. Prendersi tutto il tempo necessario, senza paura di perderlo, nel ripetere diverse volte un trick e rendere così giustizia alla fatica che un’idea fissa comporta. Osservare gli skater, esseri lunari, significa alleggerire l’anima dal peso di dover fare qualcosa con un ritorno. Significa far saltare la soglia tra realismo e finzione, per scegliere una strada che vede nel reale cose che stanno nella testa. [sinossi]

Si può raccontare la pratica dello skate, pur da appassionato, liberandola da qualsiasi aura mitizzante. Pro loco di Tommaso Lipari mostra innanzitutto un’intenzione scanzonata e goliardica, che magari si sofferma sugli errori e sui capitomboli mentre i suoi protagonisti provano i loro “numeri”, senza cercare mai facili poesie generazionali. Per lunghe parti privo della parola, il film si compone di un collage di frammenti che seguono le evoluzioni di skater in ambienti diversi. Piazze, strade, giardini pubblici, enormi parcheggi di centri commerciali. Di giorno, di notte, in completa libertà, sposando un bello spirito anarcoide. A questo si affiancano sequenze in animazione, nutrite di un gusto giovanilistico per la provocazione. Senza trascurare l’aria di dropout che lo skater porta con sé, in realtà Pro loco si tiene lontano da riflessioni seriose. E’ leggero e scanzonato come la stessa pratica dello skate, riconosciuta come un territorio di sfogo e liberazione: un lancio in aria per ritornare a terra poco dopo, e lanciarsi di nuovo, all’infinito. Per buona parte Lipari cerca di comporre anche una sinfonia urbana, ricorrendo al rapido montaggio di luoghi e non-luoghi inanimati. A questo però risponde un linguaggio che muta continuamente, affastellando i più diversi spunti formali.

In poco più di un’ora Pro loco accumula split screen, inquadrature rovesciate, sequenze animate, e lunghe riprese in movimento dovute (si direbbe) a una camera-skate, versione minimale della camera-car, con lenti deformanti. E in ultimo, pure un divertente ridoppiaggio. L’impressione è quella di un giovane filmmaker che semplicemente si diverte con gli strumenti audiovisivi, sperimentandone tutte le possibilità come in un esercizio egotistico. Non si avverte una vera riflessione sul mezzo né conseguenti scelte stilistiche, ma una libera adesione a mutevoli spunti privi di qualsiasi struttura. Che non è esattamente un pregio: un conto è destrutturare, un altro è non seguire alcun progetto estetico. Per cui la visione di Pro loco si riduce a una serie di impressioni puramente istintive: a volte si ride, altrove si resta frastornati da cotanta ingenuità, più avanti le trovate lasciano il tempo che trovano, più avanti ancora viene da pensare che oltre agli infiniti salti sullo skate il film abbia ben poco d’altro da offrire. A motivare il film è rintracciabile un’immediata complicità giovanilistica che non rimanda a nient’altro, vive solo di se stessa. In sostanza Pro loco appare poco più di uno scherzo goliardico, realizzato con strumenti davvero minimali. Un gioco realizzato in completa autonomia (Tommaso Lipari si è occupato praticamente di tutto), in cui si sghignazza sull’universo di solitudine urbana dello skater, prigioniero di youporn e masturbazione, che esce in strada solo per trovare sfogo nelle evoluzioni della sua tavoletta preferita. L’insieme è talmente sgangherato, naif, privo di un vero nucleo espressivo che alla fine strappa un sorriso di simpatia. E niente più.

Info
La scheda di Pro loco sul sito del TFF.
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