Kate Plays Christine

Kate Plays Christine

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In Festa Mobile al Torino Film Festival Kate Plays Christine, il secondo film dedicato alla Chubbuck, la giornalista televisiva statunitense che si uccise in diretta. Con Kate Lyn Sheil.

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L’attrice Kate Lyn Sheil deve interpretare una parte molto difficile nel suo prossimo film: quella di Christine Chubbuck, giornalista televisiva che nel 1974 si uccise in diretta durante un notiziario. Un caso unico nella storia della televisione. Il documentarista Robert Greene segue l’attrice nel difficile lavoro di immedesimazione, tra le riprese del film, le sedute al trucco, le discussioni con la madre e i tentativi sempre più dolorosi di portare sullo schermo la storia e i sentimenti di una donna di cui, al di fuori del gesto disperato, si sa poco o nulla. [sinossi]

Sono trascorsi più di quaranta anni da quando Christine Chubbuck, conduttrice televisiva a Sarasota, Florida, si sparò un colpo di pistola in testa in diretta, per poi morire in ospedale, dove era stata trasferita nel disperato tentativo di salvarle la vita. L’immagine a colori dello sparo, con il fiotto di sangue e la testa della giornalista che cade riversa sulla scrivania, è entrata a far parte dell’immaginario collettivo in maniera traumatica, tragica e metaforica allo stesso tempo. Non stupisce dunque il rinnovato interesse mostrato dal cinema nei confronti del suicidio della Chubbuck, che ispirò anche parte del lavoro di sceneggiatura di Paddy Chayefsky per Quinto potere di Sidney Lumet, in un ruolo declinato però al maschile (e interpretato da Peter Finch, che morì durante il tour promozionale del film) e dalle ombreggiature assai più grottesche.

Come già lo scorso gennaio al Sundance, anche al Torino Film Festival si sono visti sia Christine di Antonio Campos che Kate Plays Christine di Robert Greene, il primo in gara nel concorso internazionale lungometraggi, e il secondo inserito nel gran calderone di Festa Mobile. Una scelta quasi inevitabile, visto e considerato che i due film sembrano parlarsi a distanza come parenti prossimi, in un dialogo continuo che permette loro di completarsi a vicenda. Là dove Campos opta per un biopic classico, innervando la narrazione di tutti i cliché del genere e cercando di rendere “vera” la grana che imita gli anni Settanta, Greene si muove in maniera diametralmente opposta, partendo da una recita palesata e attraverso essa cercando di raggiungere una verità plausibile.
In questo modo mentre Christine finge il vero per donare una storia al pubblico (e letta in questa prospettiva l’operazione riporta alla mente Lovelace di Jeffrey Friedman e Rob Epstein, con Amanda Seyfried nel ruolo di miss “Gola profonda”), Kate Plays Christine cerca di avvicinarsi al vero prendendo l’aire dal camerino di un’attrice, dal suo trucco e parrucco, dalle infinite e a volte infruttuose prove.

Kate Lyn Sheil, scritturata da Greene – lo si ricorderà sempre sotto la Mole nel 2014 con Actress, documentario sull’attrice di Brandy Burre, la sua depressione e la volontà in ogni caso di mettersi in scena – per donare nuova vita alla Chubbuck, per entrare il più possibile nel personaggio va in Florida, attraversa i ruoli che rappresentavano la quotidianità della giovane donna, incontra e parla con le persone che la conoscevano e la frequentavano. Un training attoriale, senza dubbio, ma non solo. Kate Plays Christine dichiara la necessità di indossare una maschera per cercare di comprendere le persone che ci sono accanto, e che compiono gesti apparentemente fuori da ogni logica.
È lì, nella sovrapposizione tra la Chubbuck e un’attrice che non riesce a trovare le corde da smuovere per dare senso e peso al suo ruolo, che il documentario di Greene mostra la sua essenza reale, e la sua urgenza espressiva. Muovendosi invece altrove su tracciati più canonici, non riesce a dispiegare la stessa potenza, quella che irrompe senza freni nello splendido finale, in quel monologo in cui Kate Lyn Sheil – tra i film ai quali ha partecipato You’re Next di Adam Wingard, l’opera collettanea V/H/S, The Sacrament di Ti West, e Equals di Drake Doremus – coglie finalmente il punto della questione, che non è il suicidio della Chubbuck, ma tutto l’universo mediatico che le gravitava attorno. In quel primo piano intenso e disturbante, ripreso a una qualità video estremamente bassa, si scopre il ‘dark side’ di Kate Plays Christine, il suo volto nascosto, la sua anima nerissima e cupa.

Info
Il trailer di Kate Plays Christine.
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