La ville engloutie

La ville engloutie

di

Il collettivo bolognese ZimmerFrei si reca in Borgogna per riprendere una realtà spettrale, da quando le industrie sono state chiuse. La ville engloutie, in Italiana.doc al Torino Film Festival.

Nuovi palazzi che crollano

Il film è il settimo della serie Temporary Cities, ritratti di città filmati in piccole aree che stanno affrontando un processo di trasformazione: un quartiere, una piazza, un bar o anche una singola panchina. Il tema principale sono i residenti, la loro percezione e l’uso dello spazio pubblico. [sinossi]

La ville engloutie è il nuovo approdo di ZimmerFrei nei territori di “Temporary Cities”, la serie inaugurata nel 2010 con LKN Confidential (girato interamente in una via di Bruxelles) e che cerca di rintracciare l’idea stessa di trasformazione delle aree urbane focalizzando l’attenzione su dettagli a volte minimi, altre volte più prossimi all’idea di microcosmo – come in Hometown | Mutonia, sulla comunità sorta nel 1990 a Santarcangelo di Romagna. Il settimo capitolo di questa “saga” è La ville engloutie, presentato in concorso al Torino Film Festival all’interno della sezione Italiana.doc.
Inizia con un einstürzende neubauten, un nuovo palazzo che crolla, il film di ZimmerFrei (alla voce regia è accreditata la sola Anna de Manincor, ma il lavoro è come sempre collettivo e va considerato tale), e con una popolazione intera che assiste alla demolizione controllata. Il palazzo implode su se stesso, sollevando polvere e detriti: una metafora perfetta di quel che accadrà in seguito, con l’implosione dell’industria principale della città e la polvere e i detriti di questo dissesto che si attaccano come peste addosso a chi è rimasto a vivere lì…

La città in questione è Chalon-sur-Saône, neanche cinquantamila abitanti nella Borgogna, poco più di cento chilometri dal confine con la Svizzera: dal 2005, quando la grande fabbrica della Kodak ha chiuso i battenti licenziando in tronco più di duemila operai e dipendenti, la cittadina ha iniziato a degradare in maniera continua e inesorabile. Alcuni sono andati via, altri hanno deciso di rimanere e crescere lì i loro figli, la cui massima aspirazione al momento è quella di andare a giocare vicino al fiume, la Saona per l’appunto, che a sua volta trascina via i detriti di una società oramai allo sbando.
Nell’approcciarsi alla popolazione di Chalon-sur-Saône, e nel registrarne gli umori a dieci anni dalla chiusura ma a uno in realtà dal definitivo ‘voltare pagina’, ZimmerFrei conferma i codici espressivi già messi a punto nei precedenti lavori: uno sguardo partecipe ma che tiene una (giusta?) distanza da ciò che viene filmato, la volontà di stratificare il discorso sia da un punto di vista di immaginario che sotto il profilo dell’analisi.
In questo senso La ville engloutie non si limita a essere “solo” la documentazione di una realtà in disfacimento, ma opta per una rilettura continua, a suo modo non priva di epos, di ciò che sta prendendo vita di fronte alle videocamere. Se in quei bambini in bianco e nero che si lanciano al rallentatore in acqua si può vedere il riflesso paradossale del mastodontico finale di Storm Children, Book 1 di Lav Diaz, l’intero film appare a conti fatti come la messa in immagini di uno scenario post-apocalittico. Il capitalismo è crollato? No, ma ha fatto crollare tutto il resto, come un tragico effetto domino.

Non aggiunge probabilmente molto alla poetica del collettivo bolognese, questo La ville engloutie, ma a ben vedere la sua funzione, come quella dei sei lavori che l’hanno preceduto (LKN Confidential, The Hill, Temporary 8th, Hometown | Mutonia, La beauté c’est ta tête, Steadfast On Our Sand) sta proprio nel proporre un nuovo dettaglio da vedere, per comprendere come l’umano si sviluppi con e oltre il mondo che lo circonda, e che in ogni caso lo sovrasta. Il palazzo crolla, la gente è in piedi. Stanca, a volte disperata, sarcastica. Ma in piedi. Coperta della polvere di una società che non ha interesse per l’uomo. Ma in piedi. La città è stata sommersa, ma ci si può lanciare da un argine nel fiume.

Info
La ville engloutie sul sito del Torino Film Festival.
  • la-ville-engloutie-2016-zimmefrei-01.jpg

Articoli correlati

  • Notizie

    torino-film-festival-2016-minuto-per-minutoTorino 2016 – Minuto per minuto

    Eccoci nuovamente all'ombra della Mole per il Torino Film Festival 2016, all'inseguimento di opere prime (seconde e terze), documentari italiani e internazionali, retrospettive, omaggi, (ri)scoperte.
  • Festival

    torino-2016Torino 2016

    Il Torino Film Festival 2016, dal 18 al 26 novembre. La trentaquattresima edizione della kermesse piemontese, tra opere prime, sci-fi, punk, documentari, film di ricerca... Tutte le nostre recensioni.
  • Torino 2016

    Torino 2016 – Presentazione

    David Bowie che si muove sul palco è l'immagine scelta per il Torino Film Festival 2016, un omaggio che è anche dichiarazione di intenti. Tra passato punk e futuro che è forse a sua volta passato. Come il cinema.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento