Wind

Wind, presentato in concorso al Torino Film Festival, è un racconto sintetico e minimalista dell’estate di un padre con la figlia in un villaggio ecoturistico in una zona naturalistica di grande bellezza. Una vacanza dove sembra non succedere nulla e invece succede tutto.

Un racconto d’estate

In vacanza col padre in una bellissima spiaggia del Montenegro, una ragazzina lotta con la noia ostentata della sua età, con l’attrazione per il surfista di turno, con la gelosia per la sua fidanzata. [sinossi]

Con il vento, mostrato attraverso le fronde che si piegano, inizia Wind, che su questo elemento, sulla natura e sul nostro rapporto con essa, di sfruttamento ma anche di commensalismo, è incentrato. E ancora abbiamo la presenza scomoda di un cadavere, ingombrante anche nell’economia narrativa del film. Un ragazzo che è annegato, il corpo rimane fuori campo ma viene visto e descritto dalla protagonista, Mina, che ne parla al padre con cui è in vacanza. Si tratta del secondo cadavere che la ragazza abbia visto – alludendo da subito al fatto di essere orfana di madre – nella sua giovane vita, ma quella visione non la turba e anzi lei discetta, imperturbabile, sul fatto che finora, finché i famigliari non vengano avvisati del decesso, per loro sia ancora vivo. Un’enunciazione del carattere nichilista della ragazza che, evidentemente, non va bene a scuola. Il padre infatti le rinfaccia di non usare quell’arguzia nella preparazione di esami e interrogazioni. Mina infatti deve studiare durante quella vacanza per l’esame di riparazione in filosofia.

Mina è una ragazza apatica, non ama quel luogo di villeggiatura, bellissimo, immerso nella natura, quanto spartano, e rinfaccia chiaramente al padre di non averla portata in un hotel a cinque stelle in Tunisia. Wind, il breve film di Tamara Drakulić, sua opera prima di finzione, in concorso al Torino Film Festival, funziona prima di tutto come una contemplazione estatica degli elementi della natura in cui i protagonisti si trovano. Una famiglia di città, di Belgrado, che sceglie – in realtà è il padre a imporlo alla figlia – la vacanza alternativa, ecocompatibile, nell’ecovillaggio come va tanto di moda. Il vento che stormisce tra le fronde, lo sciabordio delle acque, i cavalli allo stato brado, i canneti, un paesaggio che si perde all’infinito nell’orizzonte.
Siamo, come spiega la didascalia finale, sul delta del fiume Bojana, una delle principali aree di conservazione dei fenicotteri. Ma, avvisa la stessa didascalia, che i bellissimi uccelli rosa rischiano di andarsene, il loro ecosistema non funziona da quando non si usano più i canali di irrigazione per le saline. Il paesaggio antropico delle attività estrattive di sale, pare di capire, era arrivato a un equilibrio con la vita degli uccelli rari, un equilibrio che non c’è più, paradossalmente, con la tutela di quei luoghi, e l’abbandono delle attività estruttive in favore di quelle turistiche. E il ragazzo morto all’inizio, dovrebbe far riflettere, in un film apparentemente spensierato, sulla fruizione dell’ambiente naturale da parte dei cittadini che con la natura hanno perso ogni contatto. Il turismo che si mostra nel film, sembra lievemente caciarone ma neanche troppo. Il vento è sempre protagonista con la pratica del kitesurfing: il cielo è pieno di quegli aquiloni che trainano i surfisti sull’acqua. E poi ci sono i bungalow.

Sembra di essere in un testo di Čekhov, in una di quelle sue dacie di campagna. I personaggi sono intenti a mangiare angurie, a rilassarsi sull’amaca o sul materassino in acqua, o a chiacchierare nei falò notturni sotto la luna piena. Sembra non succedere niente ma invece succede tutto. Come la ragazza è apatica, così la narrazione del film è sintetica, improntata al minimalismo, al suggerire piuttosto che all’esibire. I problemi sentimentali del padre e l’annuncio che la sua compagna è incinta; la presenza del nerboruto surfista, che fa scattare gli ormoni alle ragazze ma non a Mina, che dice di preferire gli uomini normali agli atleti. Ma forse qualcosa della sua apatia si scardinerà. Non scomodiamo Rohmer. Ma in Wind la regista riesce a rimanere sempre in punta di piedi, con soffio di leggerezza.

Info
La scheda di Wind sul sito del Torino Film Festival.
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