Evviva la libertà

Evviva la libertà

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Klein orchestra una satira divertente e divertita che smonta pezzo dopo pezzo l’immaginario e l’imperialismo statunitense: attorno al mascellone di John Abbey ruotano Delphine Seyrig, Donald Pleasence, (uno spassoso) Philippe Noiret e Serge Gainsbourg, ognuno alle prese con qualche stereotipo da rispedire al mittente. Evviva la libertà (Mr. Freedom) è stato ripescato dal Torino Film Festival 2016 per la retrospettiva Cose che verranno.

Capitan America

Guidato passo dopo passo dal capo della Freedom Inc., lo stolido supereroe a stelle e strisce Mister Freedom si reca in Francia per smantellare la misteriosa organizzazione transalpina Anti-Freedom e vendicare Captain Formidable, suo alleato nella lotta ai sovversivi. Unite le forze con la femme fatale Marie-Madeleine e la sua organizzazione anti-comunista, Mister Freedom dovrà vedersela con lo stalinista Moujik Man e lo spietato maoista Red Chinaman, un gigantesco dragone gonfiabile… [sinossi]

È un film volutamente sconclusionato Evviva la libertà (Mr. Freedom) di William Klein, artista dai numerosi talenti, ironico e corrosivo, statunitense di nascita ma francese d’adozione per forma mentis e simpatie culturali e politiche. Fotografo, pittore, regista, un po’ newyorkese ma in gran parte parigino, Klein realizza soprattutto documentari negli anni Sessanta/Settanta/Ottanta, non disdegnando qualche fiction satireggiante come l’opera prima Who Are You, Polly Maggoo? (1966) [1].
Evviva la libertà aggiunge qualche velenosa postilla a Lontano dal Vietnam (Loin du Vietnam, 1967), documentario firmato da Chris Marker con la collaborazione di Klein, Ivens, Lelouch, Resnais, Varda e Godard. Un’opera collettiva, come collettivo potremmo considerare, in un certo senso, anche Evviva la libertà, piccolo manifesto che smonta pezzo dopo pezzo l’immaginario e l’imperialismo statunitense: attorno al mascellone di John Abbey, visibilmente divertiti, ruotano Delphine Seyrig, Donald Pleasence, (uno spassoso) Philippe Noiret e Serge Gainsbourg, ognuno alle prese con qualche stereotipo da rispedire al mittente – merita almeno una citazione il Dick Discount di Jean-Claude Drouot.

Definito da Jonathan Rosenbaum «the most anti-American movie ever made», Evviva la libertà è una sorta di Vip – Mio fratello superuomo in carne e ossa e sotto acido. Parecchio acido. L’unico possibile passo successivo è la Troma o Le deliranti avventure erotiche dell’agente speciale Margò (Up!, 1976) di Russ Meyer. L’impietosa satira di Klein demolisce sistematicamente la politica estera statunitense, l’imperialismo travestito da democrazia, l’immaginario machista, guerrafondaio, orfano del Selvaggio West e aggrappato al mantello di Superman e alle tutine colorate dei supereroi d’antan, in primis Capitan America. Cantata, evocata, gridata, disegnata, scolpita, la parola freedom viene svuotata, letteralmente capovolta, come ironicamente smascherata è la stolidità e debolezza di Mister Freedom, bellimbusto raggirato dal suo stesso sistema.

Evviva la libertà è una scheggia impazzita, una pellicola altalenante sia nella scrittura che nella messa in scena, tra sequenze tirate via e scenografie pregevoli, inevitabilmente dominate dal blu, dal rosso e dal bianco. I colori della bandiera Stars and Stripes sono la costante cromatica di questo coloratissimo lungometraggio: viene da pensare al contrasto tra la caleidoscopica Pepperland e il grigiore dei Biechi Blu di Yellow Submarine, pellicola coeva e altrettanto dominata da una sana e fertile follia estetica e narrativa. Pepperland, Land of Freedom, luoghi immaginari.
Autore non a caso di documentari come Cassius le grand (1964), Float Like a Butterfly, Sting Like (1969) a Bee e Eldridge Cleaver, Black Panther (1970), Klein prova a respingere oltre il confine francese i lati oscuri della colonizzazione culturale e politica statunitense, sposandone la controcultura. Anche una risata può servire alla causa.

Note
1. Dopo Evviva la libertà (1969), le altre incursioni nel cinema di finzione sono il mediometraggio L’anniversaire de Charlotte (1974) e il lungometraggio Le Couple témoin (1977). Si è conclusa da un paio di mesi la mostra milanese William Klein, il mondo a modo suo.
Info
La scheda di Evviva la libertà (Mr. Freedom) sul sito del TFF2016.
Una clip tratta da Evviva la libertà (Mr. Freedom).
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