Glory

La strumentalizzazione a fini mediatici di un ferroviere balbuziente si fa in Glory strumento di analisi, un po’ schematico, dei mali della società bulgara. Nel concorso lungometraggi al Trieste Film Festival.

Put money in thy purse

Tsanko Petrov, un ferroviere, trova milioni di lev sui binari. Decide di consegnare l’intera somma alla polizia. Lo Stato, riconoscente, gli dà come ricompensa un nuovo orologio da polso che va però troppo veloce. Nel frattempo, Julia Staikova, responsabile delle pubbliche relazioni del Ministero dei Trasporti, perde il vecchio orologio di Tsanko, uno Slava, che oltretutto era anche un ricordo di famiglia. [sinossi]

Come e più di altre cinematografie – pensiamo, in primis, ovviamente alla nostra – quelle dell’Est Europa confermano, anche in questa 28esima edizione del Trieste Film Festival, una particolare attenzione verso le dinamiche del sociale, verso la denuncia di conflitti e ingiustizie e verso la condanna delle dinamiche dello sfruttamento. Ma questo, che è anche uno dei mille temi attorno a cui ruota ad esempio con enorme arguzia il nuovo cinema rumeno, rischia a volte – e, verrebbe da dire, inevitabilmente – di prendere le forme del film a tesi.
Se, in parte, riusciva a evitare di cadere nella trappola Amerika Square di Yannis Sakaridis, che si salvava grazie alla polifonicità della sua scrittura, e se invece vi cadeva a piene mani Nightlife dello sloveno Damjan Kozole, resta un po’ a metà Glory, anch’esso – come gli altri titoli citati – selezionato per il concorso lungometraggi della rassegna triestina di quest’anno.

Diretto dai registi bulgari Kristina Grozeva e Petar Valchanov, già autori di The Lesson, Glory assomma in buona misura gli stessi pregi e gli stessi difetti del loro precedente lavoro: una sapiente mistura di toni – tra il drammatico, il comico e il grottesco – si mischia con un eccessivo intento didascalico. Con al centro, sempre e immancabilmente, il denaro.
Se in The Lesson era la mancanza di liquidi a governare le traversie in scena della protagonista, qui è il rifiuto dell’eccesso della ‘vil moneta’ a determinare il percorso di Tsanko, ferroviere balbuziente, reietto della società, che ha solo dei coniglietti a fargli compagnia. Tsanko, infatti, trovata una caterva di soldi sui bordi di un binario, decide di consegnare il tutto alle autorità invece di intascarsi il bottino. Questo suo gesto scatenerà una serie di conseguenze: i conoscenti lo umiliano accusandolo di ‘coglionaggine’, il ministero dei trasporti invece lo premia per la sua onestà ma con l’intento, perverso, di farne uno strumento mediatico per risollevare la popolarità del ministro in carica. Trovatosi in mezzo a un gioco decisamente più grande di lui, Tsanko perde la bussola e, soprattutto, l’orologio paterno con conseguenze deflagranti per la sua vita, un tempo umile ma tranquilla.

Kristina Grozeva e Petar Valchanov sanno come tratteggiare i loro personaggi: l’ufficio stampa del ministro e i suoi viscidi collaboratori sono, ad esempio, perfetti per sagacia e sapidità, ma anche lo stesso personaggio che interpreta il ministro – sia pure in una breve parte – risulta sgradevole al punto giusto. E, ovviamente, il balbuziente Tsanko ispira in noi, contemporaneamente, derisione e pena, così come deve essere.
Quel che non funziona però in Glory è l’eccessiva sovrastruttura ideologica – la corruzione della società bulgara deve essere ribadita a ogni piè sospinto – che finisce per indebolire anche il tracciato narrativo. E, così a forza di colpi di scena e di ribaltamenti di fronte, il gioco si fa troppo scoperto e cade la temporanea sospensione della credulità spettatoriale. Perciò, finendo per avvoltolarsi su stesso, Glory mina la credibilità stessa del suo discorso fino ad arrivare al colpo basso del finale in cui, senza rivelare quanto accade, sceglie deliberatamente di non scegliere.
Ciò detto, per tornare al nostro incipit, la pur altalenante riuscita di Glory ci fa rimpiangere ancora una volta che film così, il cui innesco iniziale sarebbe stato benissimo in una commedia all’italiana d’antan, non si facciano più da noi.

Info
La scheda di Glory sul sito del Trieste Film Festival.
Il trailer di Glory su Youtube.
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