Sexy Durga

Sexy Durga

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Vincitore all’International Film Festival Rotterdam dell’Hivos Tiger Award, Sexy Durga è l’opera seconda del regista indiano Sanal Kumar Sasidharan, che segue due situazioni in parallelo, una fuga in autostop e una processione religiosa. Tutto in una notte.

Tutto in una notte indiana

Una processione in costume nel Kerala, dedicata alla dea Durga. Durga è anche il nome di una giovane donna che, con il suo compagno Kabeer, sta cercando disperatamente, nella notte, di raggiungere la stazione affidandosi all’autosop. Ma ad offrire loro un passaggio sono persone poco raccomandabili… [sinossi]

Una processione sacra nelle strade di un villaggio del Kerala, con una grande statua in paglia raffigurante la dea Durga, a cavallo di una tigre, con tante braccia ognuna con in mano un’arma diversa. Si tratta della manifestazione rituale del Garudan Thookkam, che celebra il momento in cui la dea Durga ha placato la sete della dea Kalì. Alcuni fachiri si fanno trafiggere la pelle della schiena con degli uncini, e appesi a dei cavi partecipano alla processione. Sexy Durga segue in montaggio alternato questo filmato etnografico, con la vicenda di due ragazzi in fuga, nel loro disperato tentativo di raggiungere la stazione ferroviaria attraverso vari passaggi in macchina. Una situazione angosciante che si svolge ancora di notte. Una notte di paura nel Kerala, su strade pochissimo illuminate, continuamente percorse da ambulanze, tra incendi, traffici di armi, forze dell’ordine indifferenti, gente ubriaca. Due visioni del paese che procedono in parallelo, una mitologica e una di degrado urbano contemporaneo, accomunate solo dalla notte.

Sanal Kumar Sasidharan costruisce un road movie allucinato, lavora per restituire un senso di tensione continua, di angoscia palpabile. Tiene la macchina strettissima sui personaggi, tra inquadrature fisse e lunghi piani sequenza, si chiude negli spazi claustrofobici dei veicoli che li trasportano. E rende il senso del buio fitto, di un buio obnubilante, di strade perdute dalla scarsissima illuminazione. Solo la brace della processione interrompe questo senso continuo di assenza di luce. La stazione sembra una meta irraggiungibile, non ci si arriva mai, mentre si vedono i treni procedere in direzione opposta. Il motivo della fuga di Durga e Kabeer, ciò da cui forse scappano e la meta da raggiungere, quello che trasportano, sono tutte cose che rientrano nel classico MacGuffin. A Durga e Kabeer infine viene dato un passaggio su una macchina con i passeggeri mascherati, da mostri inquietanti. E qui il momento del reale entra in forte risonanza con quello rituale.

Sexy Durga racconta una società dove il terrore è palpabile, dove la violenza è intrinseca e pronta a sfociare. Rappresenta un bestiario di figure inquietanti, incrociate lungo la strada. Una violenza che è atavica, che pervade i miti stessi che celebrano conflitti sanguinari di estrema cruenza. Ma la giustapposizione dei due livelli del film, che procedono parallelamente senza mai incontrarsi, con l’unico denominatore comune del nome Durga, tanto della divinità, tanto della ragazza, funziona come una sorta di montaggio delle attrazioni. Un mondo mitologico popolato di dee guerriere, spietate quanto temibili, dee oggetto di venerazione, genera contrasto con una società fortemente patriarcale e con la condizione femminile in India.

Info
Il trailer originale di Sexy Durga.
La scheda di Sexy Durga sul sito di Rotterdam.
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