Intervista a Bertrand Bonello

Intervista a Bertrand Bonello

Rappresenta il caso cinematografico ed è indubbiamente uno dei migliori film francesi dell’anno scorso. Stiamo parlando di Nocturama di Bertrand Bonello, film scomodo per il tema trattato, quello del terrorismo, che il regista aveva concepito prima degli attentati che hanno colpito Parigi, ma che si è ostinato a portare comunque a termine. Dopo il gran rifiuto di Cannes, Nocturama è stato presentato a vari festival tra cui l’International Film Festival Rotterdam. Abbiamo incontrato Bertrand Bonello in questa occasione.

Che strada ha fatto Nocturama da dopo il rifiuto di Cannes a oggi?

Bertrand Bonello: Dopo l’anteprima a Toronto, siamo stati a San Sebastian, Londra, e poi abbiamo fatto una quindicina di festival durante l’autunno, siamo anche stati a Roma. Ma le vere anteprime sono state a Toronto e San Sebastian.

Qual è il tuo giudizio sull’esclusione di Cannes e su questo percorso? A Roma per esempio il film è stato relegato nella sezione collaterale Alice nella città.

Bertrand Bonello: A Roma credo che non potessero metterlo nella sezione principale perché era già stato ad altri festival mentre loro vogliono film in esclusiva. Per quanto riguarda Cannes, non posso rispondere per loro. Penso che non volessero polemiche, ma non ho mai parlato con loro. Quest’anno tutti fanno tante domande sulla sicurezza al festival, sul terrorismo, forse quindi avevano un po’ paura di mostrare questo film.

Hai da subito pensato a questa struttura bipartita del film?

Bertrand Bonello: All’inizio tutto lo script stava in un piccolo pezzo di carta, quindi avevo proprio solo le idee di base e la struttura e arrivata poi molto velocemente. Due parti molto diverse, una di giorno in esterni con persone isolate con molto movimento. Un’altra di notte, in interni, con la gente che si riunisce e in qualche modo il tempo si ferma. Quello è arrivato molto in fretta e poi l’idea della location. Il centro commerciale, questo luogo di lusso che per me è il cuore di Nocturama. Penso che sia una location incredibile. È la ricreazione di un mondo dentro un mondo. Un mondo perfetto, ideale, che in realtà è una specie di incubo. Quando ho trovato l’idea per la location, in qualche modo il film c’era, ma la sua nascita è nella struttura, molto più che nella storia.

Il centro commerciale palesa l’idea di Nocturama sulla seduzione del capitalismo. Confermi?

Bertrand Bonello: Sì ovviamente, ma c’è anche un’ambiguità nel film. Per esempio se lo avessimo realizzato quarant’anni fa – se pensi a quello che succedeva in Italia e in Germania – forse la prima parte del film sarebbe stata sufficiente. Ma oggi ho bisogno della seconda parte, perché dà un forte contrasto, e aggiunge dell’ambiguità, che è il riflesso dell’ambiguità del mondo oggi. Oggi non sarebbe folle immaginarsi qualcuno che sia allo stesso tempo alla guida del terrorismo e alla guida del capitalismo? Il che è molto diverso dal passato. Quindi c’è un’ambiguità in questa cosa del capitalismo e del consumismo. Ma vedo questo film come un film principalmente sull’insurrezione, che è qualcosa che esiste da quando esiste la nozione di stato. Il che è molto diverso dal terrorismo che conosciamo oggi.

Quanto è stata importante l’ispirazione da Glamorama di Bret Easton Ellis?

Bertrand Bonello: Molto, sia per questo romanzo che altre opere di Bret Easton Ellis. Quando ho scoperto questi libri, 15 o 20 anni fa, quando lui era un giovane scrittore, fu molto importante per me, perché mi faceva veramente sentire il vuoto di tante cose. E naturalmente la relazione di brand che si trova sia in American Psycho che in Glamorama è davvero geniale. Mettere i marchi è davvero una descrizione accurata di come la gente vive, vede e pensa.

Perché l’originale titolo del film era Paris est une fête e perché lo hai cambiato con un titolo preso da Nick Cave?

Bertrand Bonello: Paris est une fête è la traduzione in francese del titolo di un libro di Hemingway, A Moveable Feast (Festa mobile). Un titolo che avevo in mente da circa cinque anni. Però dopo gli attacchi terroristici del novembre 2015, questo libro è diventato un simbolo in Francia. Tutti lo compravano, lo regalavano, lo lasciavano in giro nei tavoli dei bar e nelle strade. È diventato un simbolo delle persone di Parigi che si riuniscono. Naturalmente quando avevo scritto il mio film, l’avevo fatto in un contesto molto diverso. E non volevo fare nessun collegamento con questo fenomeno e quindi ho deciso di cambiare titolo. È stato molto difficile trovarne uno, ma un giorno stavo guardando la mia collezione di dischi e ho visto questo disco di Nick Cave. Mi piaceva l’idea che Nocturama desse più l’impressione della storia, di qualcosa di misterioso. Mi faceva pensare a delle visioni notturne.

Hai definito gli obiettivi di questi ragazzi del film come qualcosa di punk. Perché questa definizione?

Bertrand Bonello: Quando ho iniziato a scrivere Nocturama pensavo all’energia che c’era nel 1976-77 a Londra. Giovani che, in qualche modo, volevano fare qualcosa di molto distruttivo e l’hanno fatto con la musica e la moda. Mi piaceva questa idea di gruppo, di persone che si riuniscono per dire ‘stop’.

E perché hai inserito proprio la canzone di Frank Sinatra My Way?

Bertrand Bonello: Volevo mostrare che, dentro a questo centro commerciale, tutto è possibile. Questo è il significato di questi luoghi. Vuoi questo? Puoi averlo. Vuoi quello? Puoi averlo. Tutto è possibile, è un mondo del possibile. Volevo che fosse un mondo del possibile anche per i personaggi, che hanno fatto qualcosa di incredibile. Volevo che al mio personaggio fosse possibile fare delle cose qui che non avrebbe potuto fare a casa sua. Qualcosa di spettacolare, qualcosa che sembra quasi uno show, perché ha fatto qualcosa di incredibile. Presto mi è venuta in mente questa canzone, perché in essa c’è qualcosa di spettacolare, ma anche una sorta di vicinanza alla morte. È solo un’immagine che è arrivata in una fase iniziale della scrittura, questo misto di spettacolo e morte.

Sembra evidente l’ispirazione della prima parte a Elephant di Gus Van Sant e la seconda a Zombi di George Romero. Hai davvero preso questi due film come modelli?

Bertrand Bonello: Sono due bei paragoni. Per la prima parte, sono stato più che altro ispirato dall’origine di Elephant, cioè un film di Alan Clarke di una quarantina di minuti, un film degli anni ’80, sempre dal titolo Elephant. È un film che aveva fatto per la BBC e parlava della guerra civile in Irlanda. Sono 18 scene, in ognuna si vede qualcuno che cammina e cammina e viene seguito finché non trova qualcuno e gli spara. Stacco. Un’altra scena e un altro tizio. La cosa incredibile di questo film è che non c’è nessuna parola, nessuna spiegazione, niente. Ma alla fine delle 18 scene, capisci che cos’è la guerra civile. È qualcuno che scavalca un muro per uccidere qualcun altro. Pare che Gus Van Sant fosse ossessionato da questo film al punto da farne un quasi remake col suo film Elephant. Mi sento più vicino al primo film, ma anche il secondo mi piace.

Ora hai realizzato anche uno straordinario corto, Sarah Winchester, opéra fantôme. Come lo hai concepito? Perché hai deciso di raccontare questa storia con questa commistione con la danza e l’opera?

Bertrand Bonello: A dire la verità dieci anni fa volevo fare un film di finzione tratto da questa storia, perché è una vicenda incredibile, un personaggio vero e una vera storia con i fantasmi, fantastico. Avevo iniziato a scrivere lo script, ma presto ho capito che sarebbe stato troppo costoso da girare, e anche troppo americano. Avrei avuto bisogno di una grande star americana come protagonista e non era il film per me. Allora l’ho lasciato stare. Poi quando l’ Opéra di Parigi mi ha chiesto di girare un film all’interno del teatro, ho pensato che forse non potevo affrontare questo argomento nel film che avevo pensato, ma ne avrei potuto fare un’opera di fantasmi. La presenza dei fantasmi dava molte opportunità narrative. E allora ho ritirato fuori questo racconto. Diciamo che ho trovato finalmente la forma adatta alla vicenda a cui avevo pensato.

La vicenda di Nocturama ci fa riflettere sul ruolo dell’intellettuale oggi, che difficilmente può dire cose scomode. Non credi che gli “intellettuali” siano sempre più organici e conformisti?

Bertrand Bonello: Sì, hai ragione. Gli intellettuali che non possono essere ascoltati. Perché se cerchi bene, naturalmente troverai delle cose intelligenti e importanti, ma sono molto nascoste. Gli intellettuali che sono molto popolari oggi, penso che non facciano bene il loro lavoro. È un peccato, perché è un momento in cui avremmo bisogno di loro, e loro dove sono?

Info
La pagina Wikipedia dedicata a Bertrand Bonello.

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