Miséricorde

Miséricorde

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Miséricorde di Fulvio Bernasconi è un viaggio nel cuore nero dell’umanità, dominata dal senso di colpa e incapace di trovare una connessione con il mondo che la circonda. Ma è anche un viaggio nel rimosso di una nazione, il Canada, dove si vivono tensioni sociali nei rapporti con la minoranza nativa, tensioni sempre nascoste sotto il tappeto ma pronte a esplodere. Un film in ebollizione, che stratifica la propria angoscia attraverso la scelta di una location desolata, patria segreta di ogni anima solinga.

La colpa

Un camionista senza volto investe Mukki, un giovane nativo americano, e si da alla fuga lasciandolo esanime sul ciglio della strada. Thomas, un turista europeo con l’hobby della pesca rifugiatosi nel profondo nord del Canada, si lancia al suo inseguimento. Il suo comportamento irrita la polizia canadese, in particolare l’ufficiale Laurie Gagnon, che vuole placare i vecchi rancori che minano la riserva indiana. Toccato nell’orgoglio, John, lo zio della vittima, si mette pure lui alla ricerca dell’assassino. Ognuno di loro ignora che la scoperta del camion nero, nella periferia estrema del villaggio, riaprirà delle ferite prima che la giustizia faccia il suo corso. [sinossi]

C’è un grande camion nero, in Miséricorde, che investe il giovane Mukki e lo lascia esanime sull’asfalto, agonizzante, fuggendo via. Il grande camion nero, come l’arruginita auto-cisterna che domina Duel di Steven Spielberg, è una presenza oscura, minacciosa anche quando non è presente in scena, o forse ancor più quando non è presente in scena. È un camion, ma non è solo un camion. È la macchina/uomo che si è inceppata, ha smarrito la fragilità dell’essere umano per mantenere solo la fredda meccanica degli ingranaggi, la lamiera che riluce ai bagliori del sole, il motore che sputa fuori fumi nel bel mezzo del nulla. Perché Miséricorde, ritorno alla regia di un lungometraggio di finzione per il luganese Fulvio Bernasconi a nove anni di distanza dall’affascinante Fuori dalle corde (con il quale partecipò al Festival di Locarno, kermesse che vide Michele Venitucci trionfare come miglior attore ex-aequo con il Michel Piccoli di Sous les toits de Paris), accompagna i suoi protagonisti in un viaggio verso la dispersione totale, nel vuoto di una natura immota e priva di sentimenti, che grondano invece dalle memorie dei personaggi in scena. Tutti sono alle prese con un senso di colpa che attanaglia, tutti devono vedersela con peccati impossibili da emendare. Tutti, in un modo o nell’altro, sono assassini. Nessuno è davvero colpevole, o forse sì? Nel mettere in quadro la ricerca ossessiva di una persona che ha compiuto omissione di soccorso – il proprietario del camion che ha investito il giovane Mukki, nativo che se ne andava in giro con la sua bicicletta sul bordo della strada, circondato dai boschi – Bernasconi porta a galla un infinito numero di rimossi, cortocircuiti della memoria che cercano di rinsaldare menti disperse, perdute, affaticate da un’esistenza che è sempre durissima, mai agevole.

È così per Thomas, poliziotto in vacanza che si mette con ostinazione a indagare sul caso – nonostante la polizia locale non lo voglia in mezzo ai piedi – per cercare di scendere a patti con il fatto di aver ucciso il suo bambino di un anno, dall’altra parte dell’oceano; è così per John, zio di Mukki, dedito all’alcool e incapace di trovare un proprio posto nella società; è così per l’autista del camion, che è consapevole del crimine che ha compiuto ma non sa accettarlo. Poco per volta, mentre il dramma procede camuffato da road-movie dalle movenze western, ci si rende conto di come Bernasconi stia allargando la visuale, stratificando il discorso: non si tratta solo di un’elaborazione di crimini compiuti quasi sempre contro la propria volontà. Non si tratta solo di un’espiazione. Non si tratta neanche solo di misericordia, attributo forse divino (sempre che esista il divino) ma senza dubbio difficile da rintracciare tra gli uomini.
Miséricorde si svela ben presto come un viaggio nel cuore nero dell’umanità, dominata dal senso di colpa e incapace di trovare una connessione con il mondo che la circonda. Ma a ben vedere si tratta anche di un viaggio nel rimosso di una nazione, il Canada, dove si vivono tensioni sociali nei rapporti con la minoranza nativa, tensioni sempre nascoste sotto il tappeto ma pronte a esplodere. Mondi che tra di loro non si parlano, mondi che si odiano senza poterlo neanche esplicitare a parole, vittime di una democrazia che tutto annacqua, tutto ricompone, tutto rinsalda anche laddove sembra un’operazione ai limiti del possibile. Bernasconi, che gestisce la messa in scena con mano sicura, osservando i suoi protagonisti senza esprimere giudizi, e tentando di rendere evidenti le disparità, le differenze che agitano il corpo falsamente placido del Canada, dirige un film in continuo stato di ebollizione, che stratifica la propria angoscia attraverso la scelta di una location desolata, patria segreta di ogni anima solinga.

Ne viene fuori un dramma disilluso e crudele, dolorosissimo, nel quale la speranza è affidata a una consapevolezza sempre labile, sempre pronta a crollare. I camion bruciano, non c’è accettazione, e probabilmente non c’è neanche ricomposizione possibile. La polizia è un organismo incapace di controllare uno stato di crisi che è solo labilmente sociale, ma entra con prepontenza nel vissuto di ogni singolo individuo. Il corpo sull’asfalto di Mukki verrà ricomposto in attesa del funerale, ultimo rifugio per memorie ancestrali di riti e culture di una popolazione posta ai margini, inglobata senza chiedere il permesso. Thomas tornerà dall’altra parte dell’oceano, ma si troverà comunque sempre dietro un vetro. Gli uomini possono cercare di ritrovarsi in una comunità, ma resteranno eternamente soli, spaesati, costretti a sopportare il dolore della vita. Miséricorde è un’opera potente, conferma di un talento non comune, ma ancora quasi completamente sconosciuto in Italia – da citare anche il brillante Operazione Lombardia, mockumentary che come Miséricorde fu presentato alle giornate di Cinema Svizzero a Venezia. Sarebbe ora di provvedere.

Info
Il trailer di Miséricorde.
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