I Saw It

I Saw It

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I Saw It del sudcoreano Jeong Hae-seong è un revenge movie che sprofonda negli abissi di abiezione di Seul, dove la violenza può esplodere in ogni momento, la polizia ha perso qualsiasi residuo di “utilità” e l’unico modo di sopravvivere è sopraffare il prossimo. Un noir tesissimo, diretto con mano nervosa e partecipe e interpretato (dallo stesso Jeong e da Kim Da-in) con notevole intensità. In concorso al Ca’ Foscari Short Film Festival.

Servire la vendetta

Per strada, un giovane s’imbatte in una bambina in lacrime e si ferma a soccorrerla. Giunge sul posto la madre della piccola e afferma d’aver visto il ragazzo molestare la figlia. Forzato a seguirle in una stazione di polizia, viene accusato dalla bimba stessa di averla toccata nelle parti intime e si trova costretto a pagare una penale alla madre per evitare di essere incriminato. Rilasciato nonostante le minacce rivolte alla coppia, umiliato dalla truffa subita, il giovane inizia a pedinarle e a meditare una ritorsione. Ma, nella vendetta, il tempismo è tutto. [sinossi]

I Saw It, uno dei ventinove film brevi inseriti nel concorso internazionale della settima edizione del Ca’ Foscari Short Film Festival, permette di allargare il discorso non solo alla qualità delle scuole di cinema mondiali (tutte, a giudicare dal lavoro di selezione svolto dalla kermesse lagunare, in grado di assicurare uno standard professionale decisamente elevato), ma anche all’esempio che le cinematografie nazionali danno ai futuri registi. Il giovane Jeong Hae-seong, che per I Saw It (Na neun bo akda è il titolo originale in coreano) svolge varie funzioni, tra cui quella di montatore e addirittura di attore protagonista, racchiude nei venti minuti nei quali si dipana la storia che ha anche provveduto a sceneggiare una sorta di piccolo bignami del cinema sudcoreano degli ultimi venti anni. Nella storia di un ragazzo che, dopo aver soccorso per strada una bimbetta piangente, si trova accusato dalla madre della piccola di averla molestata e scopre di essere stato raggirato di proposito dalla donna, solo per ricevere un indennizzo – l’unico modo, di fronte alla polizia locale, per evitare di portare il caso in tribunale –, non è difficile rintacciare barlumi di una parte consistente della settima arte a Seul.
La tematica che prende corpo davanti alla macchina da presa appare già sufficientemente eloquente: il desiderio di rivalsa su un sopruso subito, il senso di impotenza nel fronteggiare un’ingiustizia che serpeggia ovunque, sono tratti distintivi anche di alcuni tra i maggiori esponenti della produzione sudcoreana, da Park Chan-wook a Kim Ki-duk (solo per citare i due nomi più noti al pubblico occidentale).

Utilizzando una scabra ed essenziale macchina a mano, che segue in maniera frenetica i personaggi tenendosi sempre a una distanza di sicurezza, quasi volesse spiarli senza alcuna fiducia nei loro confronti, Jeong dimostra di avere comunque le idee chiare: I Saw It, fin dall’ansiogeno incipit nel quale il ragazzo trova la bambina e viene poi accusato dalla madre in mezzo alla strada, è una vera e propria discesa agli inferi, in cui l’umanità sguazza nel magma senza provare alcuna vergogna, e senza avere la minima intenzione di cercare vie alternative.
Tutti, in I Saw It, appaiono come personaggi sgradevoli, nei quali appare difficile riuscire a immedesimarsi: è così ovviamente per la madre della bimba, che sfrutta i malcapitati che si preoccupano del pianto della figlioletta per turlupinarli e utilizzare il denaro per comprare abiti (non si tratta dunque della necessità ultima di un proletario, ma dello sfizio di una borghese, dettaglio che acuisce il senso di disprezzo dello spettatore), e per i tutori dell’ordine, che ben poco fanno per appurare la “verità”, e si limitano a una funzione da intermediari economici, ma non è che il protagonista faccia un’impressione assai migliore. Il suo primo istinto, dopo essersi accertato della truffa ai suoi danni, è quello di seguire le due donne in attesa di potersi vendicare, magari colpendole con un masso raccolto per strada. Ma, come insegna la sinossi del cortometraggio, anche la vendetta prevede una sua tempistica, alla quale non si può sfuggire…

I Saw It è una deriva per le strade di una Seul livida, fredda – non solo per una questione climatica –, inospitale e asettica; una città e una nazione ricche, borghesi, ma che hanno perso qualsiasi retaggio di umanità, e dove l’unica legge che vige pare essere quella dell’homo homini lupus. Ognuno pronto a ghermire qualcun altro, a sua volta indifeso e aggressore, violento e magari incapace di gestire la propria rabbia, la propria (in)naturale frustrazione.
Jeong Hae-seong dirige con mano sicura questo breve thriller urbano, e allo stesso tempo si inserisce, prima ancora dell’esordio nel cinema professionale (per il quale sembra già pronto), nei canoni industriali della propria nazione, dimostrandosi per di più un interessante volto, esattamente come la sua partner in scena, Kim Da-in. Un piccolo gioiello.

Info
I Saw It sul sito del Ca’ Foscari Short Film Festival.

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