Intervista a Eric Tsang

Intervista a Eric Tsang

Eric Tsang, ospite d’onore del diciannovesimo Far East Film Festival di Udine, è stato premiato con Il Gelso d’oro alla Carriera. Mai premio fu più meritato per un attore, regista, produttore, sceneggiatore (perfino stuntman) che ha attraversato gli ultimi 40 anni di storia del cinema di Hong Kong con, a detta sua, più di 360 film all’attivo. Come interprete raramente in ruoli di primo piano (e in quelle occasioni con prove gigantesche come nel caso dell’ultimo Mad World di Wong Chun), ma lasciando quasi sempre il segno. Abbiamo avuto occasione di intervistarlo al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, epicentro del festival.

Prima di tutto volevo chiederti come hai iniziato a lavorare nell’industria cinematografica. So che tuo padre era un agente della Polizia di Hong Kong.

Eric Tsang: Sì, era un poliziotto. Ho iniziato con il cinema intorno al 1973 nel ruolo di stuntman. Ero specializzato nella danza del drago.

Avevi competenze di arti marziali?
Eric Tsang: No. All’epoca ero un calciatore professionista. Ero diventato amico di Sammo Hung e Lau Kar-leung (Liu Chia-liang, regista di capolavori come Dirty Ho, Eight-Diagram Pole Fighter e My Young Auntie, N.d.R.). Sono stati loro a introdurmi nell’ambiente del cinema e a insegnarmi quel poco che sapevo di arti marziali. Tra un campionato e l’altro avevo due mesi di riposo e non sapevo cosa fare. Una volta entrato in quel mondo non ne sono più uscito perché era troppo divertente.

Hai cominciato a diventare noto agli inizi degli anni Ottanta. Quale film ti ha praticamente lanciato nello stardom del cinema di Hong Kong?

Eric Tsang: Credo sia stato con Aces Go Places, il mio quarto film da regista. Anche se come attore ho cominciato ad essere famoso nel 1981 grazie a Chasing Girls di Karl Maka.

Parlavi di Aces Go Places, che fu un norme successo. Come mai non hai vestito più stabilmente i panni del regista?

Eric Tsang: Per fare il regista ti devi concentrare per quattro, cinque, sei mesi su un unico progetto, e all’epoca alla Cinema City, che ha prodotto la serie, c’erano già alcune persone preposte a questo compito, mentre a me interessava molto di più recitare o produrre. I panni dell’attore li trovo decisamente più comodi.

A proposito della Cinema City di Karl Maka e Dean Shek, quanto eri coinvolto nei loro progetti e nelle strategie produttive?

Eric Tsang: Sono rimasto con loro per soli quattro anni. I film erano frutto di un lavoro collettivo con tutti quanti i membri del team, compreso Tsui Hark.

A chi è venuta l’idea della serie Aces Go Places? Anche in quel caso è stato frutto di un lavoro collettivo?

Eric Tsang: È stato un caso fortuito. Stavamo pensando a un film per Karl Maka. Volevamo fare qualcosa di simile a Chasing Girls che era andato molto bene al box office, ma eravamo un po’ in una fase di stallo. Improvvisamente ci è capitato di vedere un film della serie James Bond e abbiamo pensato di adattare lo stile di Chasing Girls aggiungendo sparatorie e inseguimenti.

Nello stesso periodo hai partecipato a un’altra serie fortunata, quelle delle Lucky Stars

Eric Tsang: Esattamente, stavolta con la casa di produzione di Sammo Hung. Ero coinvolto sia come attore che come produttore.

Ricordo un film che riuniva i cast di entrambe le serie, Lucky Stars Go Places

Eric Tsang: (ride) Sì, sì. Sammo stava con la Golden Harvest, Karl Maka con la sua Cinema City. Decidemmo di unire le forze per coinvolgere tutti in un unico film. Io l’ho diretto e interpretato con Karl Maka, Sammo l’ha prodotto e faceva una piccola parte.

Ti consideri più un comico o un attore a tutto tondo?

Eric Tsang: Agli inizi mi consideravo soprattutto un attore brillante, un comico. Almeno fino a quando non mi è stata data la chance d’interpretare un ruolo drammatico in Final Victory di Patrick Tam accanto a Tsui Hark. Quel film è stata una svolta per me perché i registi hanno cominciato a prendermi più seriamente e a capire che potevo esplorare anche altri ruoli oltre alle solite commedie. È così che sono arrivati film come Alan and Eric: Between Hello and Goodbye e Comrades, entrambi di Peter Chan. Nel secondo per la prima volta interpreto il ruolo di un gangster…

…con il tatuaggio di Mickey Mouse sulla schiena…

Eric Tsang: Sì!!! (ride)

All’epoca avevi intrapreso un’altra avventura produttiva fondando proprio con Peter Chan la UFO. Alan and Eric era il vostro primo film, se non sbaglio…

Eric Tsang: No, nel 1991 non era stata ancora fondata la UFO. In realtà la nostra prima produzione fu Tom, Dick and Hairy con i due Tony Leung.

Avevi conosciuto Peter Chan sul set del film Armour of God, vero?

Eric Tsang: Sì, esattamente, in Jugoslavia. Io ero il regista di quel film con Jackie Chan. Peter era già stato assistente di Jackie e Sammo in Wheels on Meals.

Quanto di quel film è tuo? Jackie ebbe quel brutto incidente alla testa a inizio riprese…

Eric Tsang: Molto poco direi, circa un quinto del film. Dopo l’incidente tornammo a Hong Kong. Jackie restò a riposo per sei mesi dopo l’operazione alla testa e io non potevo permettermi di aspettarlo, avevo altri progetti. Così quando Jackie si riprese tornò sul set e continuò il film da solo. Oltre alla scena dell’incidente ho girato un paio d’inseguimenti con Blackie Ko…

Blackie Ko che poi ti ha diretto in Chez ‘n Ham e Curry and Pepper.

Eric Tsang: Esattamente.

Curry and Pepper è l’unico film che hai girato con Stephen Chow. Siete due comici molto noti, come mai non è capitata un’altra occasione?

Eric Tsang: Perché Chow ha realizzato la maggior parte dei suoi film con Charles Heung (fondatore della Win’s Entertainment e della China Star Entertainment Group, noto anche per le sue presunte frequentazioni con la Triade Cinese; negli anni Novanta a Stephen Chow venne negato il visto per il Canada proprio per aver lavorato con Heung, N.d.R.).

Puoi dirmi in cosa si differenzia l’industria cinematografica di Hong Kong degli anni Ottanta da quella odierna? Che cosa è cambiato in questi 30 anni?

Eric Tsang: Negli anni Ottanta avevamo molte realtà produttive. La Golden Harvest, la Cinema City, gli Shaw Brothers… C’erano tantissimi talenti in campo, attori, registi, sceneggiatori, e tra le varie case di produzione si era instaurata una sorta di competizione per fare una meglio dell’altra, ognuna con il proprio stile e la propria linea produttiva. Adesso invece abbiamo piccole produzioni indipendenti che si appoggiano a distributori con “la vista corta” che dopo un grande successo tendono a usare gli stessi attori. Questi divi, sempre gli stessi, usati film dopo film, chiedono salari sempre più alti e finiscono per prendere gran parte del budget destinati ai film. Negli anni Ottanta c’era una vera e propria industria e le compagnie erano più interessate alla ricerca di nuovi interpreti, nuovi registi, quindi i soldi finivano direttamente nelle produzioni e non nelle mani di pochi attori famosi come accade oggi. Negli ultimi dieci anni la maggior parte dei film sono interpretati dai soliti Louis Koo, Lau Ching-wan e così via. Nessun nuovo attore. Anche stilisticamente è tutto diverso. Gli anni Ottanta sono stati gli anni più felici di Hong Kong, con il boom economico e tutto il resto. I film riflettevano quell’atmosfera con il gran profilerare di commedie piene di ottimismo. Dagli anni Novanta in poi la situazione si è fatta più difficile e le pellicole sono diventate sempre più tetre e prive di speranza.

Vent’anni fa intervistai Peter Chan proprio qui a Udine, un anno dopo l’Handover. Mi era sembrato uno dei pochi che avesse capito quale fosse in termini ecomici la grande opportunità del mercato cinese.

Eric Tsang: Peter Chan è un uomo molto intelligente, ha capito fin dall’inizio che per sfondare nel mercato cinematografico della Cina doveva attrezzarsi assoldando sceneggiatori cinesi, crew cinesi ed esperti di marketing che provenissero dalla Cina. Una mossa molto azzeccata.

Quali sono invece i tuoi progetti futuri? Pensi anche tu d’indirizzarti verso il mercato cinese oppure di restare a Hong Kong tentando di mantenere vivo il cinema più prettamente locale?

Eric Tsang: Quando quasi tutti i registi sono andati in Cina più di una decina di anni fa, io invece sono tornato a Hong Kong per dare supporto a nuovi registi, come Pang Ho-cheung (con il quale nel 2003 ha girato Men Suddenly in Black e nel 2014 Aberdeen, N.d.R.), Derek Kwok (con cui ha realizzato The Pye-Dog nel 2007, N.d.R.) e Wong Ching-po (regista di Jiang Hu, interpretato e prodotto da Tsang, N.d.R.). E come lo stesso Wong Chun, che ho fatto esordire con il mio ultimo film Mad World, presentato qui a Udine.

Preferisci recitare in cantonese o in mandarino? Pensi che sia molto differente per un comico esprimersi con una lingua piuttosto che con l’altra?

Eric Tsang: In cantonese per me è molto più facile. Conosco i trucchi, i giochi di parole, del resto è la mia lingua madre. La commedia cantonese è decisamente diversa da quella cinese.

L’ultima domanda che vorrei farti riguarda un film che hai prodotto e che amo moltissimo, The Age of Miracles di Peter Chan, prodotto dalla UFO…

Eric Tsang: (Eric Tsang legge il titolo in cinese e fa una smorfia) ah, Ma ma fan fan

Sì, lo so che non è andato molto bene al box office. Credo sia stato non troppo ben compreso all’epoca e non so per quale ragione. Casualmente, mi è capitato di vederlo la stessa notte in cui è scomparsa mia nonna (il film racconta in forma di favola gli ultimi giorni di vita di una anziana donna e il suo tormentato rapporto con i figli, N.d.R.) e mi sono ritrovato subito molto vicino alla spirito del film, apprezzandolo enormemente…

Eric Tsang: (il volto di Eric si addolcisce, l’attore sorride) Oooh…capisco…

So che il film ha avuto lunga lavorazione…

Eric Tsang: Sì, per via del make up di Anita Yuen, che doveva invecchiarsi per il ruolo. Purtroppo è stato il film che ha portato la UFO alla bancarotta. Durante la realizzazione ci sono stati diversi problemi, abbiamo dovuto interrompere la lavorazione perché Anita era allergica al trucco che la trasformava in una donna anziana. Quindi nel frattempo con Peter Chan abbiamo iniziato a girare Comrades. Non sapevamo più cosa fare di The Age of Miracles: potevamo fermare del tutto la produzione risparmiando diversi milioni di dollari, ma questa scelta avrebbe danneggiato la reputazione della nostra casa di produzione. Così abbiamo deciso di terminare il film nonostante tutte le difficoltà. Quando è uscito purtroppo è stato un disastro al botteghino e la UFO ha perso un mucchio di soldi ed è stata costretta a dichiarare fallimento.

Ma perché secondo te il pubblico di Hong Kong non ha reagito bene al film?

Eric Tsang: Non so, non saprei dirlo, forse semplicemente al pubblico non è piaciuto. All’epoca stavamo realizzando tre film contemporaneamente, Whatever Will Be, Will Be, Heaven Can’t Wait e Dr. Mack, nessuno dei quali andò benissimo. Avevamo avuto sempre la regola di realizzare un film alla volta e la cosa ci era un po’ sfuggita di mano. Si cerca sempre di indovinare quello che può piacere al pubblico e di sorprenderlo con nuove proposte, però non sempre ci si azzecca e l’insuccesso è dietro l’angolo.

Pensi di continuare a produrre?

Eric Tsang: Sì. Soprattutto film di nuovi registi.

Piccoli film o anche con budget più consistenti?

Eric Tsang: Piccoli o grandi non fa differenza. L’importante è dare una mano ai nuovi cineasti che non hanno accesso ai finanziamenti o non riescono da soli a mettere in piedi un cast. Per esempio nel caso di Mad World di Wong Chun sono riuscito a coinvolgere Shawn Yue ed Elaine Jin che sono stati fondamentali per mettere in piedi il film (costato meno di 300.000 dollari, N.d.R.).

Dei film che hai girato qual è il tuo preferito?

Eric Tsang: È difficile dirlo, sono tanti, più di 300, girati in epoche diverse. Forse tra tutti Eat a Bowl of Tea di Wayne Wang perché anche grazie a quel film ho dimostrato che potevo fare qualcosa di diverso dalle solite commedie. Posso chiederti io invece qual è il tuo film di Hong Kong preferito?

Probabilmente The Lovers, di Tsui Hark.

Eric Tsang: Tsui Hark è bravissimo. Lo hai visto il suo ultimo film Journey to the West: The Demons Strike Back? Cosa ne pensi?

Sì l’ho visto, mi è piaciuto molto, sembra un po’ un ritorno ai vecchi tempi. Mi ha ricordato Zu: Warriors from the Magic Mountain.

Eric Tsang: È vero, con la gente che vola e tutto il resto.

Info
Il sito del Far East Film Festival di Udine.

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