Olivia

Olivia

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I Licaoni firmano un nuovo cortometraggio, diretto da Alessandro Izzo: Olivia è un’angosciante fiaba nera sci-fi, con protagonisti solo bambini in uno scenario desolato e post-apocalittico. Al Future Film Festival nel focus Apocalissi a basso costo.

Il villaggio dei bambini

Nel prossimo futuro, una catastrofe ambientale stermina la popolazione mondiale lasciando inspiegabilmente in vita solo i bambini. Alcuni si riorganizzano in piccoli gruppi, abitando vecchie strutture decrepite. Altri preferiscono rimanere in disparte. Come Olivia. Ma le cose cambieranno quando la bambina deciderà di andare a riprendersi qualcosa che le appartiene. [sinossi]

Olivia segna il ritorno dei Licaoni, collettivo cinematografico livornese già responsabile di alcune delle più libere incursioni nella Settima Arte che la produzione (ovviamente indipendente) italiana abbia avuto modo di mettere in mostra negli ultimi due decenni. Un ritorno in pista che appare una volta di più come una vera e propria dichiarazione di intenti. Si torna a gravitare attorno al genere, e si ripresenta l’occasione di muoversi nel campo mai troppo frequentato del post-apocalittico, che già aveva fatto capolino nel 2003 in occasione del corto Last Blood e successivamente in alcuni dei deliranti segmenti che compongono Kiss Me Lorena, forse il lavoro più celebre e celebrato dei Licaoni.
Stavolta però Alessandro Izzo, che dirige in solitaria affidandosi all’affascinante script di Francesca Detti, non vira verso timbriche orrorifiche, né si lascia sedurre dal demone della commedia – solitamente spesso all’erta nei lavori del collettivo. Fin dall’incipit appare evidente, a partire dalla fotografia lavorata da Marzio Mirabella, come il mood scelto per Olivia si stia dirigendo da tutt’altra parte.

Le atmosfere di Olivia sono algide, livide, immerse in un magma bluastro annichilente, che manda alla mente cinefila retaggi di goticismi anni Sessanta; la stessa bimba protagonista sembra una diafana presenza di quelle che infestavano magioni, castelli e interi villaggi, e che tanta parte hanno avuto nella codificazione dell’immaginario horror. Ma non è un fantasma, questa bambina. E ha un viaggio da intraprendere, per salvare forse la cosa che più la lega al mondo, l’affetto che più concretamente la certifica come bambina. E poco importa se per raggiungere l’obiettivo sarà costretta ad attraversare cimiteri di abnormi scheletri che rimandano tanto a Terrore nello spazio di Mario Bava quanto a Le montagne della follia di Lovecraft. C’è un’umanità ancora serpeggiante, in Olivia, nonostante siano rimasti vivi – o per lo meno presenti in scena – solo un gruppetto di bambini. O forse proprio per questo motivo si continua a respirare una vita, un dolore, un essere al mondo che per il resto, dalle location agli effetti visivi firmati dal fedele amico Federico Sfascia, che arriva prepotente e sale sequenza dopo sequenza.

Ancora una volta, come già in Last Blood, non c’è bisogno di far ricorso alla parola. Non solo perché basta l’immagine – e la raffinatezza delle scelte estetiche rintracciabile in Olivia meriterebbe da sola il plauso incondizionato della critica – ma perché non ha più senso parlare là dove manca tutto il resto. Olivia non ha nulla da dire in senso stretto agli altri bambini che abita al di là del cavo immerso nelle nubi. E loro non hanno niente da dire a lei. C’è un rapporto che ha perduto le basi della relazione. Si resta ancorati agli oggetti, ancora attaccati all’ultimo appiglio prima della caduta nel maelstrom, nel vuoto assoluto, nel vortice dove tutto il resto dell’umanità è stato risucchiato. Elegante detour che sfrutta i cliché del genere per ribaltarne la prospettiva e spostarla ad altezza bimbo, Olivia è l’ennesima conferma del talento e della versatilità dei Licaoni. A loro volta, come tutto il cinema indipendente italiano affascinato dal fantastico, immersi in una nube che non si vuole dissipare. Purtroppo.

Info
Il sito ufficiale dei Licaoni, creatori di Olivia.
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