La vallée des loups

La vallée des loups

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Film di chiusura del Trento Film Festival 2017, La vallée des loups è uno stucchevole viaggio nella natura impervia alla ricerca dei lupi. La storia dell’ossessione di un uomo che li aspetta neanche fossero Godot. Immagini bellissime ed estetizzanti, con un pretesto didattico che alla fine si perde. Riuscendo comunque a comunicare un grande rispetto per la natura.

Balla senza lupi

Il racconto di una sfida personale, la storia di una scommessa folle tentata da un appassionato sognatore, un antieroe capace di rompere tutte le barriere per raggiungere il suo obiettivo: incontrare lupi selvatici nel loro ambiente naturale. Dopo tre anni di bivacco sul campo, riuscirà a osservare, approcciare e alla fine essere accettato dal branco. Contro ogni previsione, magnifici predatori offriranno alcuni momenti della loro privacy, ma fino a che punto ci si può spingere nel documentare la vita segreta dei lupi? [sinossi]

Il panorama attuale dei documentari scientifici didattici, televisivi o per l’homevideo, fornisce prodotti sempre più perfetti, e tecnicamente sorprendenti. Soggettive di uccelli in volo, immagini subacquee sensazionali, scene al ralenti, ecc. Questo può fornire tuttavia l’idea fuorviante di una fauna a portata di mano, che basti un trekking in Amazzonia per poter assistere a una sfilata di giaguari, caimani e anaconde da accarezzare. Mentre invece avvistare gli animali in natura richiede lunghi e sfiancanti appostamenti. Per questo tra i documentari una nuova tendenza sembra essere quella di personaggi alla Mr. Crocodile Dundee come Steve Irwin. Lo stesso tipo di ragionamento potrebbe aver guidato la genesi di La vallée des loups di Jean-Michel Bertrand, presentato al Trento Film Festival. Di didattico c’è ben poco, impariamo giusto qualcosa sui maschi alfa o sul marchiare il territorio, posto che non lo sapessimo già. Piuttosto il film è incentrato sui lunghi appostamenti di un uomo, nella sua spedizione naturalistica per avvistare i branchi di lupi.

Tutto è perfetto, meraviglioso, una fotografia naturalistica impeccabile che si snoda tra riprese con droni, contemplazioni di nuvole, colori autunnali variegati, soggettive dell’aquila. Siamo in una foresta tolkieniana, dice lo stesso protagonista, suggerendo una dimensione fantasy. Siamo in un’atmosfera alla Walt Disney, tra Bambie e Cip e Ciop, ma il lupo – se si degnasse di farsi vedere – non è cattivo e non mangerebbe neppure Cenerentola. Tutto è spinto all’estetismo più estremo, perfino gli escrementi e le carcasse semiputrefatte appaiono affascinanti. Ma questo dovrebbe finire per far ragionare sull’artificiosità del tutto. Se pensiamo solo a cosa comporta il profilmico di una simile operazione, dovremmo immaginare troupe numerose con tecnici e attrezzature. Lo stesso personaggio principale non sembra, nonostante alcune battute, compiere un’impresa così estenuante. Sempre con ogni comfort, compreso il portatile (che evidentemente ricarica con un pannello solare) a discapito dell’immagine spartana e della frittata di spugnole con cui si alimenta. Possiamo perciò solo supporre che La vallée des loups incolli più spedizioni dell’avventuroso protagonista. Una battuta sembra deporre in tal senso, quando l’uomo chiama qualcuno con lo smartphone (ma prende?) e avvisa di badare ai cavalli perché lui sembra essere vicino alla meta.

Il protagonista è perciò raccontato come una versione buffa di Grizzly Man, un personaggio impacciato e per questo simpatico, che impreca per i calzini fradici, o si emoziona di aver urinato proprio dove l’ha fatta anche il lupo per marcare il territorio. Jean-Michel Bertrand realizza anche gag come il campo/controcampo tra lui e la civetta che si ritrae. Ma anche in ciò è evidente il paradosso del film: vediamo tranquillamente civette, mufloni, cinghiali anche cuccioli. Come mai solo il lupo è così riservato? Perché è così difficile gridare “al lupo!”. In questo senso, nel fondare tutto il film su un’attesa che si protrae, il regista gioca la sua carta più interessante.
In un contesto, come si è detto, di immagini stucchevoli, quelle del lupo, per quasi tutto il film, sono “bruttissime”. Sono infatti quelle catturate dai dispositivi di ripresa automatici che piazza il protagonista. In bianco e nero, sgranate e con gli occhi luminosi come nelle fotografie che “vengono male”. Immagini più vere, spontanee, di realtà e non di messa in scena, scientifiche. La presenza/assenza del lupo è giocata su questo contrasto di definizioni fotografiche.
Con tutti i possibili difetti di questa operazione, va riconosciuto il genuino ed efficace rispetto per la natura che viene veicolato. Per un documentario blockbuster, distribuito dalla Pathè, è comunque importante. Non crepi il lupo!

Info
La scheda di La vallée des loups sul sito del Trento Film Festival.
  • La-vallée-des-loups-2016-Jean-Michel-Bertrand-1.jpg
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