Una luna chiamata Europa
di Kornél Mundruczó
Girato come se fosse Il figlio di Saul innestato da Michael Bay, Una luna chiamata Europa (Jupiter’s Moon) di Kornél Mundruczó, nel voler raccontare la crisi del Vecchio Continente, colleziona una impressionante serie di schizofrenie. In concorso a Cannes 70.
Sto lievitando
Il giovane migrante Aryan viene ferito a colpi di pistola da un poliziotto mentre attraversa illegalmente la frontiera. Ma, invece di morire, scopre di poter volare. Trovatosi al cospetto di questo miracolo, il dottor Stern prima vuole sfruttare il ragazzo, poi lo protegge da chi lo vuole morto. [sinossi]
Di fronte al cinema dell’ungherese Kornél Mundruczó, già vincitore nel 2014 della sezione Un certain regard al Festival di Cannes con White God, viene da domandarsi se non ci si trovi effettivamente in un’epoca folle, senza più logica, dove il principio di non contraddizione di Aristotele è stato dimenticato.
Promosso nel concorso principale del festival qui alla Croisette, Mundruczó ha presentato il suo Una luna chiamata Europa (Jupiter’s Moon), schizofrenico miscuglio di generi e tematiche le più differenti, dal dramma sociale all’action para-hollywoodiano passando per il racconto paranormale.
Lo spunto del film appare già di per sé discretamente assurdo: un giovane migrante siriano viene ferito mortalmente a colpi di pistola e in maniera immotivata da un poliziotto. Ma il ragazzo, invece di morire, scopre di poter volare.
Se, a partire da qui, Una luna chiamata Europa fosse diventato un racconto fiabesco sul presente, in cui rileggere in modo spielberghianamente leggiadro (alla E.T.) il dramma della diversità, forse non ci sarebbe stato niente da obiettare, e anzi si sarebbe anche potuto apprezzare il tentativo di discostarsi dal classico e banale dramma a tesi sull’immigrazione.
Ma Mundruczó fa molto di più, fa tutto e niente, niente e tutto, come nel succitato superamento del principio di non contraddizione: gira il suo film con panoramiche strette a seguire i suoi personaggi, come se stesse girando Il figlio di Saul, e poi vi innesta un action pseudo-fracassone alla Michael Bay; occhieggia al noir francese tardo-melvilliano nei personaggi del medico e, soprattutto, del poliziotto anziano e disilluso, e poi improvvisamente propone soluzioni visive ed epifaniche che rimandano a un immaginario da cinecomic. Il giovane siriano è in fin dei conti come Spiderman: si accorge all’improvviso di avere dei super-poteri e non sa bene cosa farsene. Il problema è che non sa bene cosa farsene neanche il regista che, dopo aver ripetutamente suggerito – attraverso il personaggio del medico – simbologie cristologiche e aver alluso (e illuso) all’idea che il mondo possa essere popolato e salvato dagli angeli, non riesce – o forse non vuole – nemmeno a propinarci la morale finale, annacquandola con una serie di soluzioni/trovate contraddittorie.
Certo, le sequenze action in piano-sequenza, come ad esempio un inseguimento mostrato dalla soggettiva dell’inseguitore, sono belle ed efficaci. Ma a che pro? Quale sarebbe il loro senso, se non per l’appunto il gusto di voler stupire, di voler spettacolizzare ogni momento, come un altro sbalorditivo piano-sequenza, quello in cui il ragazzo scappa dalla polizia tra i boschi?
Vien da pensare che Una luna chiamata Europa, nel suo volersi proporre come discorso sul Vecchio Continente, ed è da qui che viene il titolo in quanto Europa è il nome che è stato dato a una delle lune di Giove, finisca per mostrare un qualcosa che va ben al di là delle intenzioni di Mundruczó. La crisi della civiltà europea è infatti sotto gli occhi di tutti, ma vedendo Una Luna chiamata Europa si ha l’impressione che, nel caso presente, la crisi che emerge sia anche e soprattutto quella dei modi che si scelgono per raccontarla. Se un’emergenza come quella dei migranti viene trattata in un modo così “evasivo”, così irrazionale, così confuso, non si può che arrivare a concludere che il cinema di finzione europeo non sappia raccontarla, non abbia le giuste misure per farlo e non sia in grado di farsi portatore di una ‘giusta distanza’ e del giusto rispetto verso il tema.
Info
La scheda di Una luna chiamata Europa sul sito di Cannes.
Il trailer di Una luna chiamata Europa.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Jupiter holdja
- Paese/Anno: Ungheria | 2017
- Regia: Kornél Mundruczó
- Sceneggiatura: Kata Wéber, Kornél Mundruczó
- Fotografia: Marcell Rév
- Montaggio: Dávid Jancsó
- Interpreti: Alexandra Horváth, András Bálint, Can Togay, Farid Larbi, György Cserhalmi, Judit Meszléry, Levente Törköly, Máté Mészáros, Mónika Balsai, Merab Ninidze, Péter Haumann, Sándor Terhes, Szabolcs Bede Fazekas, Tamás Szabó Kimmel, Veronika Nemes-Jeles, Zoltán Mucsi, Zsolt Végh, Zsombor Jéger
- Colonna sonora: Jed Kurzel
- Produzione: KNM, Match Factory Productions, Proton Cinema, Pyramide Films, ZDF/Arte
- Distribuzione: Movies Inspired
- Durata: 123'
- Data di uscita: 12/07/2018






Cannes 2017 – Minuto per minuto
Cannes 2017
Il figlio di Saul
White God – Sinfonia per Hagen