Okja

Okja

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Presentato (avventatamente?) in concorso a Cannes 2017, Okja di Bong Joon-ho passerà alla storia come “il film di Netflix”, il primo dei due titoli che hanno scatenato una polemica tra piccolo e grande schermo, esercenti francesi e piattaforma yankee, selezionatori della Croisette e industria francese. Visto finalmente in una delle sue possibili collocazioni (la sala), Okja è una fanta-avventura family friendly che mescola azione, personaggi caricaturali, buoni sentimenti, genetica, organic food, no global e via discorrendo. Un Bong minore, godibile, che si adegua alle linee guida di Netflix.

Super-maiali per super-salami!

Per dieci anni Mija ha vissuto con Okja, una gigantesca scrofa geneticamente modificata, uno dei ventisei esemplari spediti in giro per il mondo dalla multinazionale Mirando. Mija e Okja sono cresciute insieme nel bel mezzo delle solitarie montagne della Corea del Sud, sono indivisibili. L’idillio viene bruscamente interrotto dalla multinazionale, proprietaria dell’animale, che porta Okja a New York per “studiarla in laboratorio” e usarla come veicolo promozionale di una nuova e rivoluzionaria linea di prodotti alimentari. Con coraggio e senza nessun piano, Mija si lancia in una vera e propria missione di salvataggio. Un’avventura ricca di ostacoli, imprevisti e bizzarri personaggi, come i componenti del combattivo Fronte Liberazione Animale… [sinossi]

Okja è un film in equilibrio precario. Presentato in anteprima mondiale a Cannes 2017, ma destinato a una distribuzione casalinga con Netflix; diretto da Bong Joon-ho, ma profondamente segnato dalle linee guida artistico-produttive del colosso statunitense; veicolo di temi attuali e piuttosto complessi, ma semplificato e addolcito da un target smaccatamente family friendly. Un po’ Miyazaki, un po’ Spielberg. Più action e commedia che dramma, ma con un pre-finale cupissimo, quasi spietato nell’indicarci colpe e colpevoli.

A rinfocolare un po’ la querelle Netflix/Cannes ci hanno pensato i proiezionisti dell’anteprima stampa al Grand Théâtre Lumière: dieci minuti di teste tagliate. Poi si ferma tutto, pausa, si riparte. Un’occasione troppo ghiotta per non fischiare due volte il logo nemico: bersagliato quello di Netflix, ovviamente inferiori le contestazioni sonore al festival. Si gioca in casa e il fattore campo conta parecchio.
Passati i fischi, quello che resta è il film, Okja, una produzione ambiziosa, dal respiro internazionale, ennesima testimonianza della convergenza commerciale, tecnica e artistica dell’industria cinematografica statunitense e di quella sudcoreana.
Okja è una gradevole metafora/avventura/favola ad altezza ragazzino, con tanto di genetica, multinazionali, associazioni animaliste. Con un super-maiale in computer grafica, coccoloso, totoroso, destinato al macello.

Bong tiene alto il ritmo, si perde un po’ quando c’è (necessariamente) da spiegare e confeziona un finale commovente, tragico, dai contorni mostruosi e apocalittici – si è costretti a soffermarsi sul parallelo con l’Olocausto, ma la realtà ci insegna che ogni dannato giorno è questo il destino degli animali da macello. Okja è family friendly, più nel bene che nel male, ma i cattivi caratterizzati in modo così caricaturale tarpano un po’ le ali a una buona pellicola che sarebbe stata benissimo in un’altra sezione, soprattutto il fuori concorso. La scelta di inserire Okja in concorso è infelice, non protegge un film destinato a un percorso ben diverso dalla autorialità festivaliera. Ma Cannes 70, un po’ zoppicante, aveva un disperato bisogno di nomi.

Le fondamenta di Okja si poggiano sulla qualità della computer grafica (la sequenza chiave è il contatto tra l’animale e l’isterico dottor Wilcox, un Jake Gyllenhaal insolito che probabilmente si è divertito parecchio), su un paio di spettacolari inseguimenti, sulla scelta di non coinvolgere il personaggio di Mija (Ahn Seo-Hyun) nel girotondo caricaturale, sui rimandi a Spielberg e a Miyazaki. È infatti la filologica citazione de Il mio vicino Totoro a cogliere e sottolineare la profondità del rapporto affettivo tra Mija e Okja.
Le citazioni e gli echi cinefilo/generazionali, da E.T. – L’extra-terrestre a La storia infinita, sembrano farina del sacco di Netflix, ma Okja, seppur in tono minore, continua un percorso iniziato con The Host e Snowpiercer: tra le pieghe di un cinema di genere altamente spettacolare, intriso di tecnologia ed effetti speciali, Bong sparge le spore di una visione politica condivisibile, persino rivoluzionaria. I tempi di Memories of Murder sono lontanissimi, ma forse è giusto così.

Info
La scheda di Okja sul sito del Festival di Cannes.
Il trailer originale di Okja.
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